Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Il filo dell’orizzonte

INCIPIT

Per aprire i cassetti bisogna girare la maniglia a leva, premendo. Allora la molla si sgancia, il meccanismo scatta con un lieve clic metallico, si mettono automaticamente in movimento i cuscinetti a sfera, i cassetti sono leggermente inclinati e scorrono da soli su piccole rotaie. Prima appaiono i piedi, poi il ventre, poi il tronco, poi la testa del cadavere. A volte, per i cadaveri non autopsiati, bisogna aiutare il meccanismo tirando con le mani, perché alcuni hanno il ventre gonfio che preme contro il cassetto superiore e ostacola il meccanismo. Gli autopsiati invece sono asciutti, come prosciugati, con quella specie di cerniera-lampo lungo il ventre e l’interno riempito di segatura. Fanno pensare a bamboloni, a grandi fantocci di una rappresentazione finita buttati in un deposito di robe vecchie. A suo modo questo è un magazzino della vita. I detriti della scena, prima della definitiva scomparsa, fanno qui un’ultima sosta in attesa di una classificazione opportuna, perché non si possono ignorare le cause del loro decesso. Per questo sostano qui, e lui li assiste e li sorveglia. Amministra l’anticamera della definitiva scomparsa della loro immagine visibile, registra la loro entrata e la loro uscita, li classifica, li numera, a volte li fotografa, riempie la scheda che permette loro di sparire dal mondo del sensibile, elargisce loro l’ultimo biglietto. Lui è il loro estremo compagno, e qualcosa di più, come tutore a posteriori, impassibile e obiettivo.

Antonio Tabucchi

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