Ci sono dei giorni in cui il mio umore è in bilico tra una infinita serie di pensieri negativi, che se dovessi dar retta, manderei strali per ogni dove, e una striminzita linea di pensieri positivi. Oggi per non perdermi nei labirinti dell’umore nero, e tentare di seguire quella debole linea, ho deciso di concedermi due ore di ossigeno, centoventi minuti di pura bellezza che mi aiutasse a ricacciare indietro la nausea delle innumerevoli delusioni.
Ho passeggiato per due ore dentro al Museo del 900, in piazza del Duomo a Milano. Il Museo, che contiene una Collezione stupenda di capolavori dell’arte del XX secolo, si trova nel Palazzo dell’Arengario, attaccato a Palazzo Reale, uno dei principali siti di mostre ed esposizioni della nostra città. Ci vado spesso e confesso il perché. Vi è esposto uno dei dipinti che più amo: il Quarto Stato, di Giuseppe Pellizza da Volpedo, che si trova appena prima dell’ingresso del museo, quando si sale dalla scala elicoidale, e si può vedere anche senza pagare il biglietto.
Il percorso espositivo raccoglie circa 400 opere, allestite secondo un criterio cronologico. Data di partenza: 1902, l’anno di esposizione de “Il Quarto Stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo.
Giuseppe Pellizza dipinse questo capolavoro assoluto tra il 1898 e il 1901 e lo espose per la prima volta nel 1902 alla Quadriennale di Torino. L’opera è eseguita a tecnica divisionistica, corrente artistica a cui Pellizza aderì. Ci vollero tre anni per portare a compimento l’opera ma in realtà la sua gestazione fu molto più lunga. L’artista eseguì molti schizzi e bozzetti preparatori; dette vita ad una serie di studi e tele che sembravano definitive ma che invece poi venivano superate da altri ripensamenti e tentativi, quasi un anelito spasmodico alla perfezione, la ricerca di ciò che desse vero completamento figurativo e interpretativo. Anche la titolazione dell’opera fu un processo lungo e fatto di cambiamenti: partì da “Ambasciatori della fame” (appellativo realistico e descrittivo), poi passò a “Fiumana” (più letterario e simbolista), per giungere alla sintesi mediatrice di “Il cammino dei lavoratori“, mutato all’ultimo momento in “Il Quarto Stato“. Ecco il punto di vista di Pellizza:
«Ogni età ha un’arte speciale. L’artista deve studiare la società in cui vive e capire l’arte che gli è data»
“Si tratta di un quadro epocale perché, per la prima volta nella storia dell’arte italiana, un pittore sceglie di rappresentare l’ascesa del movimento operaio nella vita nazionale del Paese. Per Pellizza la questione sociale è un tema imprescindibile dall’arte e, con la sua pittura, afferma il principio di emancipazione del popolo.” Francesca Gentili

La visita al Museo parte da questo dipinto e regala molte altre emozioni a chi decide di percorrerla. Io la consiglio vivamente: per la ricchezza delle opere esposte, per la collocazione e l’allestimento all’interno di questo storico edificio.
“La Collezione prende avvio con un omaggio alle Avanguardie Internazionali, con dipinti d’inizio secolo di Pablo Picasso, Georges Braque, Paul Klee, Vasilij Kandinskij e Amedeo Modigliani. L’allestimento prosegue con il Futurismo, rappresentato da un nucleo di opere unico al mondo, con Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Fortunato Depero, Gino Severini, Carlo Carrà, Ardengo Soffici. Gli anni Venti e Trenta, tra Novecento e Astrattismo, si sviluppano e completano attraverso una sequenza di “isole” monografiche dedicate a Giorgio de Chirico, Giorgio Morandi, Arturo Martini e Fausto Melotti.
Al terzo piano si trova una sala dedicata alle opere informali dei maggiori maestri italiani: Alberto Burri, Emilio Vedova, Giuseppe Capogrossi, Gastone Novelli, Tancredi, Carla Accardi, Osvaldo Licini. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono protagonisti di una sala allestita con opere di Piero Manzoni e degli artisti di Azimuth, da Enrico Castellani ad Agostino Bonalumi. A Lucio Fontana è dedicato l’intero ultimo piano dell’Arengario. Sala Fontana è stata progettata come un’opera ambientale immersiva per accogliere il grande soffitto del 1956, proveniente dall’Hotel del Golfo dell’Isola d’Elba e concesso in deposito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Neon di proprietà della Fondazione Fontana e i Concetti spaziali degli anni Cinquanta.
Attraverso la passerella sospesa, che collega il museo a Palazzo Reale, si accede alla sezione conclusiva, che affronta gli anni Sessanta e le esperienze dell’Arte Cinetica e Programmata, introdotte dalla scultura Acona Bicombì di Bruno Munari . Seguono una serie di ambienti del Gruppo T e i dipinti di grande formato di Pop Art italiana e Pittura Analitica.
Il percorso termina con una sala dedicata ad alcuni tra i maggiori esponenti dell’Arte Povera, da Luciano Fabro a Mario Merz, da Gilberto Zorio a Giuseppe Penone. Nella stessa ala, in tre sale dedicate, è allestito un “museo nel museo”: un nucleo di opere scultoree del maestro Marino Marini. (informazioni dal sito del Museo)”


Un post che invita ad andarci.
Il quarto stato è talmente significativo.
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Sì, vedere dal vivo la grande tela vale la visita. Dal vivo è impressionante, a me regala forti emozioni. Grazie, ciao
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un post davvero interessante…fossi più vicino a milano…ciao e buona giornata
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Un quadro bellissimo, hai ragione. E anche la collocazione scelta è ottima. Te lo trovi davanti e ti fermeresti lì ad ammirarlo. Sorprendente come al suo tempo sia stato misconosciuto. E la triste storia del suo autore colpisce profondamente, al pari dell’opera.
Sono d’accordo con te: non c’è niente di meglio che la bellezza dell’arte per far fronte ai pensieri neri. Anch’io ho bisogno, ogni tanto, di dedicarmi a queste visite. E abbiamo meravigliosi luoghi in Italia. Il museo del 900 è uno di questi, l’ho visitato qualche anno fa, poco dopo la sua apertura. Il tuo articolo è un’ottima invito per tornarci.
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L’unica classe sociale che ha saputo cambiare il Mondo in meglio, lasciandoci un bellissimo retaggio anche se oggi tanti non conoscono o non vogliono conoscere.
Guardo quel quadro e vedo i miei nonni o altri, assieme ai gloriosi tempi delle Rivoluzioni.
W il Proletariato 🙂
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Quando gli ideali sono forti e le condizioni svantaggiate, nascono i grandi cambiamenti. Ciao!
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Vero… ciao 😉
Da qua che si vedono ideali giusti (votati al progresso) e non giusti (come quelli votati alla demagogia e al potere).
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E’ decisamente una bellezza seguirti!
Il tuo post, anche questa volta, è molto interessante!
Adriana
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Ti ringrazio, sei sempre molto gentile, a presto
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Ho visitato il Museo del Novecento una o due volte – cosa non difficile vivendo io a Milano – e mi è piaciuto per la varietà delle opere esposte. Personalmente apprezzo di più un’arte come quella di Pellizza Da Volpedo, che è ancora, in qualche modo, classica; ma ci sono opere più recenti che hanno comunque una loro particolare bellezza, anche quando non è subito evidente o decifrabile il soggetto rappresentato. Poi, naturalmente, sono gusti; tra l’altro, si possono meglio apprezzare certe trovate conoscendo l’artista e le sue ragioni, mentre spesso il pubblico si trova di sopra a una cosa che non capisce, che magari appare pure facilmente riproducibile, e rischia di sentirsi tutt’al più preso in giro. Dovette essere la sensazione dei primi spettatori di quest’arte nuova.
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Hai ragione, esattamente come le prime reazioni ai “tagli” di Fontana. Molti non capirono che Fontana (che aderiva alla corrente spazialista) voleva trovare un’altra dimensione e la cercò dietro la tela, e quindi il taglio era un passaggio. Tutti si affrettarono a dire che chiunque poteva farlo ma il vero gesto artistico è di chi lo pensa, di chi ha l’idea, e lo fa per primo. dopo sono solo copie. Fontana era solito scrivere dietro le tele parole a caso, che potevano aiutare ad autenticare la tela.
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“Se qualcuno dice: quello lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare, altrimenti lo avrebbe già fatto” – B. Munari.
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Se l’Arte non salverà il mondo, quantomeno salverà il concetto di bellezza che ognuno di noi ha, e allora mostre come questa acquistano un particolare significato.
Bel post, complimenti. Buona giornata.
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L’arte è la capacità espressiva dell’uomo e come tale può portarlo alla salvezza come alla perdizione. Grazie della visita! Buona giornata anche a te
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Se l’Arte non salverà il mondo, quantomeno salverà il concetto di bellezza che ognuno di noi ha, e allora mostre come questa acquistano particolare significato.
Bel post, complimenti. Buona giornata.
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Wow…questo è per te! https://unisciipuntini.me/2017/03/26/il-liebster-award/
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Accidenti, è molto impegnativa! Ti ringrazio tantissimo per avere pensato a me, è davvero carino da parte tua! uhm…. ci devo pensare perché per fare le cose, bisogna farle bene, e per fare questo ci vuole tempo, una risorsa di cui al momento sono molto carente….
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Complimenti per ciò che scrivi. Ti ho nominato per il Liebster Award
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Accipicchia! Sono davvero lusingata! Ho ricevuto diverse nomine dai bloggers amici e questo non può che riempirmi di gioia. Ringrazio te e gli altri per l’attenzione che mi dedicate. Come ho detto, non riesco a prendere in mano la cosa adesso, anche perché se lo faccio, voglio farlo bene e in questo periodo sono tirata coi tempi. Comunque, davvero grazie, per avere pensato a me e per venire a leggermi. Ciao!
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