Un romanzo d’esordio che unisce preistoria e viaggi interstellari, distopia e visionarietà. Una storia capace di trovare la bellezza nell’orrore, l’umanità nel bel mezzo del disastro.

In alto nel buio, di Sequoia Nagamatsu, Neri Pozza 2023, traduzione di Giovanni Zucca, pp. 336

Sinossi:
Anno 2030. Il suolo della Siberia, in fase di disgelo, è un soffitto sul punto di crollare. La grande ferita del cratere di Batagaika si è allargata come se un dio avesse aperto uno squarcio nella crosta ghiacciata, e sta rilasciando miasmi intrappolati dall’alba del tempo. Dal permafrost emergono anche i resti mummificati di «Annie», una bambina di trentamila anni, forse uccisa da un virus che ora, sciaguratamente, si è liberato del suo sarcofago di ghiaccio.
Qui, alla fine del mondo, giunge l’eminente scienziato Cliff Miyashiro, per terminare il lavoro della figlia Clara, morta in un incidente poco prima della sensazionale scoperta della bambina paleolitica. Il dottor Miyashiro si trova cosí, insieme all’umanità intera, di fronte a una minaccia antica e nuovissima, risalita dal sottosuolo come dall’inferno: la peste artica, morbo che riscriverà i destini di molti.
Un comico fallito viene assunto in un sinistro parco a tema per accompagnare i piccoli ospiti in un ultimo viaggio. Uno scienziato vive una seconda possibilità di essere padre dopo che il suo animale cavia sviluppa la capacità di parlare. Un factotum di uno dei nuovi hotel del commiato, indurito dall’esistenza, si innamora inaspettatamente. Un’antropologa forense decide di accettare un paziente vivo che dona il proprio corpo alla scienza. Una pittrice affresca la navicella spaziale su cui viaggia in cerca di un pianeta da chiamare casa.
Un passato ancestrale raggiunge un probabile futuro in queste storie struggenti che parlano di noi, creature effimere, delle nostre paure eterne, del comune sentire che è forse l’unica via di salvezza in un avvenire denso di interrogativi che viene da lontano, e non solo nel tempo. Ma da qualche parte lassú, in alto nel buio, una luce brilla ancora.
In questo esordio pieno di grazia e di potenza, Sequoia Nagamatsu trascende ogni genere letterario tessendo solide trame che, nell’indagare i corpi e le loro fragilità, celebrano le infinite e meravigliose possibilità della vita.

Scritto negli anni immediatamente precedenti al Covid-19, il romanzo di Nagamatsu appare preveggente in modo inquietante. Descrive i servizi sanitari tesi oltre il punto di rottura, gli stadi usati come obitori, le carenze e i coprifuoco, la prima e la seconda ondata e le varianti che destano preoccupazione. Nagamatsu presta particolare attenzione ai modi sproporzionati in cui la classe sociale e la povertà materiale diventano fattori determinanti nel modo in cui le comunità sperimentano l’impatto della pandemia. Tutto visto nella realtà, quando la pandemia ha mandato in tilt il mondo intero.

L’abilità di Nagamatsu non risiede solo nella sua immaginazione evocativa di realtà alternative, ma anche nel modo in cui costruisce ponti tra di esse. Ciò che inizia come una serie di istantanee viene assemblato in un luccicante montaggio di interconnessione: i personaggi ricorrono, le relazioni si sviluppano, ciò che inizialmente intravediamo a distanza assume un focus estremamente nitido. Come una fotografia Polaroid, How High We Go in the Dark richiede tempo per mostrare i suoi veri colori. Quando finalmente compaiono, l’effetto è ancora più abbagliante.

Nina Allan, The Guardian, 2022

In alto nel buio è composto da una molteplicità di storie che attraversano le fasi del virus, dalla sua scoperta alle conseguenze. Saltando tra vicende, linee temporali, modalità narrative e persino universi, ogni segmento è raccontato dal punto di vista di un personaggio diverso e mette in luce un aspetto significativo della realtà in evoluzione. Nagamatsu disegna realtà suggestive e costruisce ponti tra di esse, dando vita a un collage di istantanee che si rivela via via ricco di interconnessioni. Trascendendo ogni genere, l’autore dà così vita a un romanzo letterario e, insieme, fantascientifico, che offre sia approfondimenti psicologici che suggestioni ultraterrene.

Sequoia Nagamatsu è uno scrittore americano, già autore della raccolta Where We Go When All We Were is Gone. I suoi racconti sono apparsi su riviste come Conjunctions, The Southern Review, ZYZZYVA, Tin House, Iowa Review, Lightspeed Magazine. Insegna al Saint Olaf College e vive a Minneapolis con la moglie, la scrittrice Cole Nagamatsu. In alto nel buio è stato selezionato come New York Times Editors’ Choice, per lo Ursula K. Le Guin Prize, l’Andrew Carnegie Medal for Excellence in Fiction e il PEN/Hemingway Award.