Benedetta Tobagi con La Resistenza delle donne (Einaudi) ha vinto la 61esima edizione del Premio Campiello.

Il suo libro dà voce e volto a una “metà della Storia partigiana” a lungo silenziata, a partire dalle fotografie raccolte in decine di archivi.

“Ho voluto scrivere un inedito album di famiglia della Repubblica, in cui sono rimesse al loro posto le pagine strappate, o sminuite: le pagine che vedono protagoniste le donne”, ha commentato Tobagi, ridendo e piangendo insieme per la commozione. “Sono stata travolta da queste donne. Dedico questo premio a tutti coloro che non si girano dall’altre parte e a tutte le donne che resistono e fanno sentire la propria voce”.

Altre due scrittrici guadagnano infatti anche il secondo e il terzo posto. Ecco, infatti, Silvia Ballestra (80 voti) con La Sibilla. Vita di Joyce Lussu (Laterza) e Marta Cai (57 suffragi) con Centomilioni (Einaudi). A seguire: Tommaso Pincio (46 voti) con Diario di un’estate marziana (Giulio Perrone Editore) e Filippo Tuena (13 voti) con In cerca di Pan (Nottetempo). Hanno votato 288 giurati popolari su 300. Soltanto due le schede bianche.

Per il terzo anno consecutivo, il presidente della Giuria dei Letterati è stato Walter Veltroni. Il Campiello, fondato nel lontano 1962 dagli industriali veneti, ora rappresentati da Enrico Carraro che presiede anche la Fondazione, nel tempo si è ampliato diventando una sorta di rete culturale. Essa comprende, oltre al Premio di narrativa per scrittori big e al Campiello Opera Prima (vincitore di questa edizione Emiliano Morreale con L’ultima innocenza, Sellerio), il Campiello Giovani (vincitrice 2023 Elisabetta Fontana con il racconto Sotto la pelle), il Campiello Junior, il Campiello Natura Venice Garden Foundation. E dal 2010 il Premio Fondazione Campiello alla Carriera. Che, quest’anno, è andato a Edith Bruck, 92 anni, scrittrice, poetessa, regista ungherese, naturalizzata italiana, ebrea deportata e sopravvissuta alla Shoah. Accolta con un lungo applauso.

La Menzione speciale del Premio Campiello 2023 è andato al libro “Come d’aria” (Elliot) di Ada d’Adamo, morta all’età di 55 anni il 1 aprile scorso, due giorni dopo essere entrata nella dozzina dello Strega, che poi ha vinto nello scorso luglio. La targa è stata ritirata dall’editrice Loretta Santini a nome della famiglia della scrittrice scomparsa. Durante la cerimonia è stata ricordata Michela Murgia, recentemente scomparsa, che con il romanzo “Accabadora” (Einaudi) aveva vinto nel 2010 il Premio Campiello.

La cerimonia di premiazione si è tenuta al Gran Teatro La Fenice di Venezia ed è stata trasmessa in diretta televisiva su Rai 5 e in streaming dalla piattaforma di Rai Play, con la conduzione di Francesca Fialdini coadiuvata da Lodo Guenzi, leader del gruppo “Lo Stato sociale”.

Veniamo al libro.

Le donne furono protagoniste della Resistenza: prestando assistenza, combattendo in prima persona, rischiando la vita. Una «metà della Storia» a lungo silenziata a cui Benedetta Tobagi ridà voce e volto, a partire dalle fotografie raccolte in decine di archivi. La Resistenza delle donne è dedicato «A tutte le antenate»: se fosse una mappa, alla fine ci sarebbe un grosso «Voi siete qui». Insieme alle domande: E tu, ora, cosa farai? Come raccoglierai questa eredità?

La storia delle donne italiane ha nella Resistenza e nell’esperienza della guerra partigiana uno dei suoi punti nodali, forse il piú importante. Benedetta Tobagi la ricostruisce facendo ricorso a tutti i suoi talenti: quello di storica, di intellettuale civile, di scrittrice. La Resistenza delle donne è prima di tutto un libro di storie, di traiettorie esistenziali, di tragedie, di speranze e rinascite, di vite. Da quella della «brava moglie» che decide di imbracciare le armi per affermare un’identità che vada oltre le etichette, alla ragazza che cerca (e trova) il riscatto da un’esistenza di miseria e violenza, da chi nell’aiuto ai combattenti vive una sorta di inedita maternità, a chi nella guerra cerca vendetta e chi invece si sente impegnata in una «guerra alla guerra», dalle studentesse che si imbarcano in una grande avventura (inclusa un’inedita libertà nel vivere il proprio corpo e a volte persino il sesso), alle lavoratrici per cui la lotta al fascismo è la naturale prosecuzione della lotta di classe.

Tobagi racconta queste storie facendo parlare le fotografie che ha incontrato in decine di archivi storici. Ne viene fuori quasi un album di famiglia della Repubblica, ma in cui sono rimesse al loro posto le pagine strappate, o sminuite: le pagine che vedono protagoniste le donne. Un libro che possiede il rigore della ricostruzione storica, ma anche una straordinaria passione civile che fa muovere le vicende raccontate sullo sfondo dei problemi di oggi: qual è il ruolo delle donne, come affermare la propria identità in una società patriarcale, qual è l’intersezione tra libertà politiche, di classe e di genere, qual è il rapporto tra resistenza civile e armata, tra la scelta, o la necessità, di combattere e il desiderio di pace?