Erba d’annata, di Aldo Pagano, Piemme editore 2023, pp. 304
Recensione di Claudio Cherin
Estrema periferia della zona industriale di Bari. Il sostituto procuratore Emma Bonsanti è stata chiamata per la morte di un giovane, Giorgio De Sanctis. Sembrerebbe un suicidio, ma qualcosa non quadra.
Il corpo viene ritrovato vicino ad un capannone, potrebbe essere caduto dal tetto. Si tratta di capire se volontariamente o no. Anche se tutti gli specialisti propendono per il suicidio, c’è qualcosa che alla Bonsanti non torna. C’è qualcosa, nella disposizione del corpo a terra, che non le fa pensare si tratti di un suicido. Questo la spinge a iniziare le indagini.
Anche se le parole di Ambra – la fidanzata -, di Sara Bellomo – amica di Giorgio e figlia di uno dei palazzinari della zona -, e alcuni suoi amici – Paolo Carella e Giovanni Zonno, i primi ad essere interrogati -, sottolineano che Giorgio era un ragazzo con alti e bassi, soggetto, secondo loro, a una depressione che lo avrebbe portato al suicidio.
L’idea che la Bonsanti si è fatta del ragazzo è diversa: Giorgio è un ragazzo brillante, di buona famiglia, all’ultimo anno di Giurisprudenza e che dovrebbe diventare notaio, ha una fidanzata e un gruppo di amici. Niente fa pensare che abbia voluto togliersi la vita.
L’impressione, che la Bonsanti si fa ben presto, è quella che si voglia coprire qualcosa.
Così procede, ancora più convinta, nelle sue indagini. Va dai genitori, che sembrano conoscere poco la vita del figlio. Entrambi hanno frequentato il liceo di Bari, che lei stessa da adolescente ha frequentato. Hanno saputo costruire la propria fortuna ideando, prima, e realizzando, poi, un ristorante molto di moda, dove i baresi più ricchi si ritrovano a passare le loro serate.
Entrata nella stanza di Giorgio, Emma Bonsanti vede che è piena di libri, e quando fruga tra le cose trova un quadernetto nero, con un numero di telefono. Nel quadernetto Giorgio ha scritto quelli che erano i suoi desideri, le sue passioni, le preoccupazioni di quel periodo. Senza un filtro, convinto che nessuno lo avrebbe letto. Dalle pagine del diario viene fuori che Giorgio si sentiva insoddisfatto: si era, infatti, reso conto che non voleva fare il notaio, ma che voleva andare a Torino e iscriversi alla facoltà di Psicologia, per conoscere meglio se stesso e capire certe dinamiche della mente e dei rapporti con gli altri.
Attraverso le indagini, coadiuvata dal sovrintendente capo della polizia Michele Lorusso, il sostituto procuratore Bonsanti capisce che il ragazzo è riuscito a costruirsi una «vita sottotraccia», una vita fatta di tanti luoghi e storie che conosce solo lui, a cui è difficile risalire. Scopre anche una passione del ragazzo: coltivare una qualità di marijuana molto particolare, che tutti nella zona, tra i suoi amici e conoscenti, ritengono un must. Ma le passioni di Giorgio non sono solo queste: frequenta i rave, il centro sociale Kaos, frequenta Losacco, uno ragazzo che vive una vita fuori dall’ordinario e parla del mondo come un’eterna lotta tra ‘Illuminati’ e ‘Incappucciati’, fuma marijuana e quant’altro nell’attesa di una mistica rivelazione.
Per il suo micro spaccio Giorgio ha avuto anche uno scontro con gli scagnozzi della famiglia che gestisce il traffico di stupefacenti, poco tempo prima che venisse ucciso.
Bonsanti si immerge nell’indagine, focalizzando l’attenzione sulle incongruenze che emergono: manca l’iPad del ragazzo e, interrogato lo psicanalista, che difende il rapporto analista–paziente, si viene a sapere che Giorgio non era il tipo da commettere un suicidio. Le ore di analisi e i test di Rorschach, al quale lo aveva sottoposto, non avevano mostrato alcun interesse del ragazzo per l’autodistruzione.
Mentre seguiamo il sostituto procuratore alle prese con il caso, riusciamo anche ad approfondire i suoi stati d’animo e malesseri esistenziali. Emma Bonsanti è un’ex ragazza, come si definisce, divenuta una donna di mezz’età complessa. Aveva lasciato Bari sia per trovare la propria strada, sia perché voleva allontanarsi dai luoghi dove ha vissuto forse l’unica vera storia d’amore, quella con Roberto, un giornalista che aveva il compito di costruire ‘macchine di fango’ false nei confronti di politici, imprenditori, magistrati, insomma tutti coloro che potevano cambiare le sorti della Puglia. E ridare vita alla regione da un punto di vista economico e politico.
Bonsanti decide di riprende i contatti con la sua città, Bari, e cerca di mettere in ordine la sua vita: questo significa cercare informazioni su Roberto, ma anche capire una volta per tutte se la relazione con Edoardo (che, ad un certo punto, la raggiunge a Bari per una partita della sua squadra del cuore) sia veramente la storia d’amore che vuole. Una vita complicata, quindi, avvolge Emma: perché Edoardo, uno sceneggiatore televisivo di serie, sentimentalmente è legato a due donne. Lei e un’altra che vive a Milano.
Emma si ritrova, così, a pensare alla propria giovinezza, vissuta negli anni Ottanta, e a un amore, quello di Roberto, che forse ha troppo idealizzato. Ma soprattutto si confronta con un mondo, quello dei ventenni con cui parla per l’indagine, che non può altro che considerare come ‘diversi’, diversi rispetto a lei, nel modo di gestire e pensare le relazioni umane. «Cazzo ‘sti ragazzi non hanno memoria. Bruciano fatti e emozioni all’istante, per loro il passato è solo una massa caotica», constata con amarezza.
La soluzione del caso avviene nelle ultime pagine. E dimostra come gli esseri umani, anche quando si amano, dimostrano il peggio.
Il libro di Aldo Pagano è molto ben scritto, con uno stile accattivante. A lui il merito di aver inventato un personaggio complesso e mai banale, e un mondo (dove si svolge l’omicidio) che prendono il lettore. E lo tengono incollato alle pagine fino alla fine. Senza smettere di pensare a Emma Bonsanti, l’ex ragazza, che ha una vita (e un modo di viverla) umana, troppo umana. E fuori dai canoni dell’investigatore moralmente inattaccabile. Questo perché ha dubbi, fuma in continuazione, commette sbagli e ritorna sui suoi passi. Rendendola, così, empatica al lettore.
Nato a Palermo nel 1966, Aldo Pagano ha vissuto a lungo a Roma, Bari, Milano, Como. Ex giornalista ed ex sommelier, fra le tante altre cose che ha fatto gli piace ricordare gli anni nelle pubbliche relazioni e il lancio di un fichissimo chiosco da spiaggia. La protagonista di Motivi di famiglia, il pubblico ministero Emma Bonsanti, è apparsa anche nel suo primo romanzo, La trappola dei ricordi, pubblicato nel 2015 da Todaro e in corso di ripubblicazione per Piemme.




