Imperfetta, sgrammaticata e sporca come quelle parole, guardate a fondo, mi avrebbero mostrata ai suoi occhi azzurri. Vera. Viva.
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Il bacio, di Simonetta Caminiti, Le trame di Circe 2023, pp. 182
Il romanzo di Simonetta Caminiti si inscrive nella migliore tradizione del romanzo di formazione della nostra cultura letteraria, di cui propone il canone: la lingua scorrevole e “adolescenziale” – il romanzo è il racconto in prima persona della protagonista teenager – la cornice sociale – la famiglia e le amicizie – nonché il preciso collocamento spazio-temporale – la Roma del fine millennio.
Come ogni romanzo di formazione, è anche un romanzo generazionale che, partendo dalle vicende esistenziali di una protagonista, allarga il punto di vista alla sua generazione, in questo contesto la generazione che saluta il Novecento per affacciarsi agli anni Duemila, con tutti i dubbi e le domande che simbolicamente si riassumono nel Millenium bug, nella Roma borghese.
Nella colonna sonora si sentono gli echi di Millenium di Robbie Williams, ma la protagonista ha invece in testa i Beatles e quella Eleanor Rigby – “Look at all the lonely people” come recita il primo verso del brano – con cui sente di avere qualcosa in comune. Come Eleanor è intenta a “raccogliere il riso in una chiesa dove c’è stato un matrimonio“, a vivere un sogno, truccandosi e aspettando alla finestra senza che nessuno arrivi a strapparla dal suo stato; così Diana sta metaforicamente alla finestra, in una lunga attesa che “quello giusto” la convinca a lasciarsi andare all’amore, nell’attesa di scavalcare l’incerta linea che separa l’adolescenza dall’età adulta.
Diana vive a Roma, figlia di una famiglia in cui i conflitti genitoriali appaiono irrisolti; il rapporto tra i genitori risulta freddo e distaccato, se non distratto, salvo, nello svolgimento del romanzo, lasciare emergere segreti del passato che alludono a storie di abuso. Il tutto accennato, velato, nascosto ma disturbante; specialmente agli occhi di una adolescente che sta costruendo la sua identità e che nella famiglia ancora non ha trovato un posto suo, un ruolo se non nel confronto, continuo e snervante con la sorella. Una sorella amata e invidiata, nel classico rapporto di sorellanza dove magari si litiga, ci si scontra, ma si sa, in qualsiasi momento, di avere un porto sicuro a cui fare ritorno quando infuria la tempesta.
Diana è una ragazzina chiusa nei suoi dubbi e nelle incertezze dell’età: poco appariscente, spaventata dalla sessualità, si sente sempre all’ombra della sorella Khady, una bellissima fanciulla di madre senegalese e padre francese che i suoi genitori hanno adottato all’età di cinque anni, quando Diana ne aveva tre. Khady è una bellezza esotica agli occhi dei suoi coetanei che la desiderano e corteggiano, mentre Diana sembra passare inosservata, se non quando viene ritenuta utile per arrivare alla sorella. E così come Diana è timida, Khady è esuberante, sempre al centro dell’attenzione e padrona di sé.
Anche all’interno delle dinamiche familiari Diana si sente sempre in secondo piano: la madre per carattere e temperamento, si riconosce di più in Khady e questo scollamento aumenta il senso di distacco tra Diana e sua madre. A maggior ragione quando ci sono segreti da proteggere, verità da tenere nascoste.
L’intreccio narrativo copre un periodo breve, a cavallo del millennio e tra i sedici e diciassette anni di Diana. L’età in cui si cercano modelli in cui identificarsi, in cui si inizia ad esplorare la propria sessualità, vagheggiata e desiderata ma anche respinta, avvolta da dubbi e timori ma anche dalla consapevolezza di volerla vivere da protagonista, senza gettare al vento un momento così delicato e formante come la perdita della verginità. Se da un lato Diana legge Il delta di Venere di Anaïs Nin e si cimenta nella scrittura di racconti erotici, dall’altro evita di vivere appieno gli approcci dei ragazzi con cui esce. Complice l’educazione ricevuta, il suo vivere in modo letterario la sessualità è una specie di difesa, o forse un punto di osservazione, quasi sperimentale, laddove le esperienze si materializzano sulla carta, fatte di parole, anziché nella realtà, fatta di atti concreti.
Il mio segreto era che mi sarei tenuta stretta l’imene fino a che non fosse arrivato un ciclone a portarselo via come un batterio. Una cosa che neppure io capivo troppo a fondo e che forse non m’interessava indagare più di così. Ma soprattutto, avevo capito che l’eros per me era un panorama da ghiacciare dolcemente nella scrittura.
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Diana non ha amiche se non sua sorella e una suora laica che, nonostante il suo attuale stile di vita, la esorta a vivere appieno la gioventù e i rapporti con gli altri, anche la sessualità, passaggio fondamentale per la crescita personale.
Dunque, una storia di crescita e maturazione, di sentimenti come la sorellanza e l’amicizia, di esplorazione di sé e dell’altro, una ricerca del proprio posto nel mondo esterno e interno alla famiglia. Si prova molta tenerezza nei confronti delle due sorelle protagoniste, ciascuna impegnata a trovare la propria strada, nelle quali è facile identificarsi e trovare qualcosa di noi stesse, ex ragazze, che da quelle forche caudine siamo passate per sbocciare alla vita.
Qui potete leggere l’incipit del romanzo.

Laureata in Lingue, letterature straniere e traduzione, Simonetta Caminiti è giornalista (ha collaborato per 12 anni per Il Giornale, e inoltre, come giornalista freelance, per periodici di Cairo Editore e Mondadori, tra gli altri), scrittrice, traduttrice, e fondatore del marchio Le Trame di Circe. Dal romanzo Il bacio è tratto il graphic novel Sweet Eleanor, 1999, coi disegni di Letizia Cadonici, i colori di Valeria Panzironi e il corrispettivo microfilm animato con le voci di Barbara e Federica De Bortoli.

