Le storie ambientate nel futuro narrano le paure del presente, non riguardano il domani, ma l’oggi. Il futuro è solo il peggior mostro nell’armadio, il grande punto interrogativo.
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I Mandible. Una famiglia, 2029-2047, di Lionel Shriver, 66thnad2nd 2018, traduzione di Emilia Benghi, pp. 496
Lionel Shriver compone una inquietante profezia che, rievocando le crisi economiche del passato, purtroppo, sembra molto più plausibile di quanto vorremmo.
Il parallelismo con il 1929 è intenzionale, ovviamente. L’esodo che i Mandible a un certo punto saranno costretti ad affrontare è poi lo stesso di Furore di Steinbeck; la città è ormai molto pericolosa, non ci sono risorse, la civiltà è al collasso. Non ho provato però a ricreare gli anni Trenta, su cui non mi sono documentata più di tanto, ma ho seguito gli stessi effetti della crisi, la stessa scala: la delusione, l’essere senza casa e senza cibo, totalmente dipendenti dalla beneficienza o da altre persone. Tutto ciò non è solo proprio degli anni Trenta, ma di ogni grave crisi economica.
Lionel Sgriver, intervista a L’indice dei libri
Attraverso le sorti di quattro generazioni di una famiglia agiata, i Mandible, questo visionario romanzo ci proietta in una allarmante distopia, quella che negli Stati Uniti è stata battezzata “dystopian finance fiction”. E come ogni romanzo distopico, è un’opera politica, sorretta da una lucida e particolareggiata analisi socio-economica che viene integrata nel racconto per bocca dei vari personaggi (Willing, Lowell, Douglas, su tutti). Un racconto che prende avvio in un futuro prossimo, appena una manciata di anni, quando i cambiamenti climatici che hanno reso l’acqua un bene raro e costosissimo sono già realtà.
Gli Stati Uniti non sono più la guida dell’Occidente. L’indebitamento e l’inflazione fanno galoppare i prezzi e contrarre i consumi; i salari impoveriti, e la disoccupazione stanno modificando il tessuto sociale, innalzando il numero di persone impoverite, soprattutto nella classe media. Il governo degli Stati Uniti, per la prima volta retto da un presidente latino-americano, è costretto a dichiarare il default.
A dispetto delle rassicurazioni, arriva il giorno più nero, quello in cui gli Stati Uniti implodono: il dollaro crolla, il governo sequestra oro e gioielli a suon di perquisizioni violente nelle abitazioni, è azzerato il valore dei titoli del Tesoro, il mercato finanziario si riduce ad un enorme bidone tritacartastraccia.
Nelle transazioni internazionali, il dollaro è stato soppiantato dal bancor, una nuova moneta creata appositamente da un pool di stati guidati da Russia e Cina per affondare la ex superpotenza. Non che l’Europa navighi in acque migliori; “ridotta a una succursale del Medioriente“, ha da tempo rinunciato a governare i suoi cittadini pensando solo a chiudersi in protezioni con una data di scadenza molto a breve. Come si è arrivati a questo? Un passo per volta, come è normale, e soprattutto con il paraocchi, o con quella spavalderia immotivata che porta a sottovalutare, a credersi invincibili, a sconfessare gli uccelli del malaugurio, falsi profeti di calamità (o semplici analisti attaccati alla realtà).
La crisi si era fatta strada attraverso la rottura del patto sociale che teneva insieme gli USA; ora che la società è in larga parte formata da vecchi ultrasettantenni e il mercato del lavoro è minacciato dall’automazione, chi garantisce il gettito fiscale sufficiente a garantire i servizi sociali? E il collasso dei mezzi di informazione contribuisce a creare una situazione liquida, nebulosa, e facilmente manipolabile.
I Mandible, sono particolarmente colpiti dalla svalutazione della moneta americana, poiché tutti aspettavano di ereditare un’enorme fortuna dal patriarca della famiglia, Douglas. Fortuna che si è polverizzata, come tutti gli investimenti. Ora non sono in grado di continuare a vivere con lo stile di vita precedente: hanno perso tutto, hanno forse riconquistato una flebile coesione familiare, e sono disposti a fare qualsiasi cosa pur di garantire la sopravvivenza del clan.
Dopo un susseguirsi di scossoni, la maggior parte del clan Mandible cerca rifugio presso Florence a East Flatbush, avendo lei una piccola casa di proprietà, inclusa sua sorella, Avery, e il cognato, Lowell, un ex professore di economia alla Georgetown che non è riuscito a prevedere la situazione attuale e ancora non comprende che non si tornerà indietro. Sulla soglia di casa approda anche il nonno di Florence, Douglas Mandible, che ora ha 97 anni e una moglie affetta da demenza che ha dato fuoco alla casa, nonché gli stessi genitori di Flo.
Il romanzo è diviso in due parti. La prima, ambientata tra il 2029 e il 2032, presenta la famiglia Mandible: il ricco patriarca, i suoi figli, ora sulla sessantina, i suoi nipoti giovani e di mezza età, e i loro partner; e i suoi pronipoti adolescenti. La storia inizia con eventi poco prima del Grande Ripudio e termina tre anni dopo con la famiglia che fugge dal caos e dal collasso sociale intorno alla loro casa a Brooklyn per vivere nello stato di New York. La seconda parte è ambientata nel 2047 e segue i pronipoti, ormai di mezza età (e la figlia del patriarca, ormai novantenne) mentre cercano, ancora una volta, rifugio da un governo sempre più autoritario degli Stati Uniti nell’enclave separatista del Nevada. Questa parte prende la forma di una distopia più radicalizzata.
Parlando del libro, Lionel Shriver ha detto: “Volevo scrivere un romanzo distopico ambientato in un futuro molto prossimo. Ma è una forma consolidata e avevo bisogno di rendere il mio progetto distintivo sul futuro economico distopico. Avendo attraversato, come tutti noi, tutta la debacle finanziaria del 2008, pensavo di avere materiale in abbondanza. La mia lettura di quello che è successo nel 2008 è che abbiamo schivato un proiettile. Sento che quel proiettile è continua a sfrecciare per il pianeta.
Lionel Shriver, intervista a L’indice dei libri
I Mandible descrive un mondo che è allo stesso tempo familiare e orribilmente alterato. Ciò che è più inquietante non è lo sconvolgimento della vita quotidiana (anche se è devastante), ma la facilità con cui le persone si adattano alle nuove circostanze, pronti a qualsiasi atto, anche violento, pur di garantirsi la sopravvivenza. Esemplare l’episodio in cui una famigliola normale – padre, madre e due bambini piccoli – entrano nell’abitazione dei Mandible e, arma in pugno, li obbligano ad abbandonarla a loro. Quando Florence chiede perché hanno scelto proprio loro, la risposta è, nella sua logica, agghiacciante: “Perché siete gli unici che ci hanno aperto” quando chiedevano aiuto. La devoluzione della società civile avviene dapprima lentamente, poi, al precipitare della situazione, erompe con forza e violenza.
Leggere è un atto di appropriazione. Quello che leggi è tuo.
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Shriver anche in questo romanzo di dimostra una acuta osservatrice del tessuto sociale, esprimendosi con una fine ironia. Una meravigliosa sotto-trama ruota attorno alla zia Nollie di Florence, una volta scrittrice di best-seller, che torna dall’esilio volontario in Francia portandosi appresso pile di carta, i suoi libri e manoscritti, che insiste a conservare per ragioni che nessuno capisce ma che diverranno chiare nel finale.
I dialoghi serrati e molto dettagliati relativi agli aspetti economici della crisi hanno il tono della narrativa speculativa: ogni dettaglio serve a conferire spessore alle teorie di ciascun personaggio, dando così alla narrazione un tono didascalico, che a volte impegna il lettore in un faticoso sforzo di attenzione. I personaggi a volte sembrano meno esseri umani e più figure di una moderna commedia morale. Ma quando il ritmo rallenta e viene loro concesso di agire e di esprimere sentimenti, si ritorna ad una narrativa vibrante e coinvolgente.

Lionel Shriver è nata a Gastonia, in North Carolina, con il nome di Margaret Ann Shriver, cambiato a quindici anni per tenersi alla larga dallo stereotipo della «ragazza con il nastro rosa tra i capelli che sposa il fidanzatino di scuola e diventa una casalinga con le guance rosse come due mele». Dopo gli studi alla Columbia University, ha vissuto a Nairobi, Bangkok, Belfast e Londra, dove trascorre tutt’ora una buona parte dell’anno insieme al marito batterista. I suoi romanzi sono stati tradotti in più di trenta lingue. Tra quelli pubblicati in Italia, Dobbiamo parlare di Kevin (2006) – che ha vinto l’Orange Prize for Fiction ed è diventato un film di successo con Tilda Swinton –, Tutta un’altra vita (2011), finalista al National Book Award nel 2010, e I Mandible. Una famiglia, 2029-2047 (66thand2nd, 2018).
Il romanzo è inserito nella Box 14 – Questioni di famiglia, dedicata all’editore 66thand2nd – di Romanzi.it, che potete acquistare a questo link (mio codice affiliato), con un codice sconto.
Vi suggerisco di leggere l’interessante intervista uscita su L’indice dei libri.
Qui potete leggere l’incipit del romanzo.



Perdonami, ma a me questo tipo di libri mi mettono una paura del diavolo… non ci riesco proprio a leggerli
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In effetti…. hai ragione da vendere, fanno paura, anche più di certi thriller. Ma spingono anche a riconsiderare aspetti come il nostro stile di vita, le nostre priorità… e forse ci spingono a essere persone migliori… chissà…
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le tue analisi sono sempre così calzanti e lucide, davvero complimenti.
Ho finito il romanzo ieri, non sono sicura di aver capito le parti più tecniche e tutte le spiegazioni sui risvolti economici, ma l’ho trovata una grande lettura: profetica, profonda e ironica, che è riuscita a toccare moltissimi temi. Ottime le scelte lessicali e bello il finale che mostra anche i lati negativi dell’utopia del Nevada. Come spesso capita con le box di Romanzi.it il romanzo che inizialmente mi ispira meno è poi quello che alla fine mi piace di più 😅
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Non vorrei scomodare paroloni, ma questo romanzo mi sembra davvero emblematico, un testo complesso e semplice insieme, costruito in modo sapiente, con profonde radici nell’attualità e con una visione prospettica attendibile.
Anch’io ho un poco faticato a comprendere i risvolti economici che però ho apprezzato perché conferiscono al romanzo la lucidità e l’aderenza al reale che necessita.
E poi brava a costruire un lessico, a pensare a strumenti e oggetti… insomma, una grande cura dei dettagli.
La seconda parte, poi, è davvero geniale.
Mi spiace che sia passato un po’ inosservato o bollato come una delle “solite” boutade all’americana… Secondo me, invece, si discosta molto dai banali simili tentativi che circolano.
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Acc! Mi rendo conto he si tratta di un libro che dovrei – dovrò – leggere ma, confesso, mi intimorisce quel tanto di troppo. Al momento.
Lo leggerò.
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Non te ne pentirai, vedrai
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Ne sono certa.
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Trovo significativo che per noi occidentali una distopia comprenda un presidente degli Stati Uniti latino-americano ed un’Europa “asservita al Medio Oriente”: il bengodi, per noi, è la situazione contraria, con gli USA che impongono la loro politica al “giardino di casa” e il Medio Oriente spremuto dai bianchi del Vecchio Continente. Non si esce vivi dal colonialismo.
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Hai ben colto nel segno…
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