Come ogni anno, è appena iniziata una nuova edizione del Festival della Canzone, il Festival di Sanremo, la manifestazione nazional-popolare più amata e criticata di sempre. Presentatori, ospiti, cantanti, vallette (ops, non si dice più..), abiti, outfit strabilianti, tripudi di fiori… file di fan, giornalisti e tv del globo intero, insomma tutto un rutilante circo chiamato Festival.
Che siate fan o detrattori, che aspettiate questo momento con trepidazione o che non ve ne importi nulla, il Festival entrerà comunque nelle vostre vite, poiché non c’è canale televisivo, radiofonico, web, carta stampata, e, perdonate, nemmeno questo blog che non se ne è mai occupato, che non ne parli.

Naturalmente lo farò a modo mio, suggerendovi dei libri che raccontano la storia di questa manifestazione canora perché essa va di pari passo con la storia del costume, e ovviamente musicale, del nostro Paese.

E allora ecco una lista di letture!

Walter Vacchino, che aveva sei anni quando suo padre ha posato il primo mattone dell’Ariston, oggi lo gestisce insieme alla sorella Carla, e ci racconta tutte le tappe di un’epopea familiare divenuta mito nazionale. Una storia vissuta dietro le quinte, a contatto con la parte più vera dello spettacolo e degli artisti.

Un volume davvero imperdibile!

Va di pari passo la nuova edizione (dal 1951 al 2013) dell’enciclopedia completa, anche nei dettagli, sul Festival di Sanremo, redatta dal giornalista, manager e produttore televisivo Adriano Aragozzini.

Sanremo è un vero e proprio fenomeno di costume, la favola musicale più bella di sempre, lo specchio canterino del nostro Paese, uno psicodramma tragicomico collettivo. L’obiettivo di questo volume è quello di cercare di raccontare questi anni di storia italiana, perché il Festival non è soltanto Domenico Modugno che allarga le braccia, il finto pancione di Loredana Bertè o Bugo che lascia Morgan da solo sul palco, ma tanto altro ancora da scoprire, custodire e tramandare.

Questo libro si concentra sul ruolo del festival nel promuovere l’innovazione e nel rompere le norme musicali. Il libro evidenzia come il festival sia stato una piattaforma per artisti alternativi e rock, influenzando l’evoluzione della musica italiana.
Attraverso la storia di Sanremo la canzone italiana ha fatto passi coraggiosi scandendo i momenti chiave dell’evoluzione della nostra musica leggera. Da Domenico Modugno agli Afterhours, da Adriano Celentano ai Perturbazione, da Eugenio Finardi ai Subsonica, quello tra Sanremo e l’innovazione è da sempre un connubio controverso ma efficacissimo. Introdotte quasi sempre come elementi di rottura, le vedette o le canzoni “alternative” arrivate in gara a Sanremo hanno dimostrato che tra due mondi così alieni c’è molto più rispetto e stima di quanto si possa immaginare. Dagli anni ’50 fino ai giorni nostri gli intrusi della musica pop italiana hanno scelto il Festival per concedersi una chance, per allargare il pubblico o, più semplicemente, per fare promozione in grande stile, ottenendo in cambio esattamente quanto previsto. Gli Intrusi a Sanremo hanno spesso cambiato le regole, lasciando un segno indelebile tanto sulle tavole dell’Ariston quanto nell’intero panorama della nostra Canzone.

Un viaggio nel tempo, nella musica, nella storia, nei ricordi e nelle emozioni di tutti noi: 70 anni di storie, canzoni, cantanti e serate. Dall’esordio nel 1951 all’edizione 2019. Tutto quello che c’è da sapere sul festival più amato dagli italiani: le serate, le canzoni, gli autori, gli interpreti, le classifiche, le curiosità, i vincitori e i vinti, la televisione, i presentatori e i dietro le quinte. E quel “Sanremo d’Europa” che è l’Eurovision Song Contest.
Un volume di 700 pagine che arriva fino al 2019 ma con tante informazioni. Per veri amanti del Festival!

Il 30 gennaio 1964 Gigliola Cinquetti, accollata in un abitino acqua e sapone e lanciando occhiate maliziosamente candide, debuttò a Sanremo: Non ho l’età, ideata da professionisti di lungo corso come Nisa, Panzeri e Colonnello, non era solo l’efficace confezione melodica di un testo esile con un buon attacco. Era il frammento di un più complessivo discorso sulla nazione e in questo caso una delle risposte alla sfida dell’autodeterminazione femminile e della libertà sessuale. Quella serata non è che un tassello di una foto di famiglia lunga 60 anni nella quale riconosciamo volti e voci diventati monumenti nazionali incontestati (da Nilla Pizzi a Domenico Modugno, da Mina a Vasco Rossi) discussi (da Claudio Villa a Orietta Berti fino a Toto Cutugno), alcuni dimenticati, altri ancora freschissimi. La tradizione era iniziata nel 1951: l’Italia non riusciva a rielaborare le ferite del recente passato e preferiva alludere a sé stessa ricomponendo come poteva, con leggerezza quasi frivola, reminiscenze da melodramma o realismo da chansonnier, pezzi di una nazione che aspirava alla democrazia e alla modernità. Il Festival è arrivato indenne, sorvolando mille traversie, fino a questi giorni: non è solo audience, kermesse, dietrologie e pettegolezzi, noia o passione; è anche uno dei momenti in cui una fibrillante democrazia occidentale si racconta e si interroga.
Un libro che indaga e incrocia l’aspetto musicale, con quello sociale, culturale, di costume.

1995. Pippo Baudo salva un uomo a cavalcioni sulla balconata. 2010. L’orchestra insorge contro il brano di Pupo ed Emanuele Filiberto. 2020. Le brutte intenzioni, la maleducazione. Questi e altri mille sono i motivi per cui “Sanremo è Sanremo”, e il libro che avete tra le mani li prende tutti sul serio. Un Festival che ha toccato vette altissime ed è crollato sotto i colpi dei reality, per poi rialzarsi più forte che mai grazie ai millennials. Polieri e Pugno raccontano Sanremo non solo come fenomeno musicale e di costume, ma anche come rifugio di una generazione: sono i trentenni ad aver salvato il Festival o è il Festival ad aver salvato loro?

Una storia orale del Festival di Sanremo attraverso i racconti dei suoi protagonisti: autori e cantanti appartenenti a generazioni e scuole diverse, eppure accomunati dall’aver preso parte a quel formidabile rito collettivo: Ricchi e Poveri, Mogol, Enrico Ruggeri, Ron, Simone Cristicchi, Bobby Solo, Nicola Di Bari, Povia, Aleandro Baldi, Eugenio Finardi, Francesco Tricarico, Marlene Kuntz, Matia Bazar, e tanti altri. Le testimonianze degli artisti svelano inediti retroscena, gustosi dietro le quinte, misteri mai svelati in precedenza. Episodi memorabili vengono rievocati da chi li ha vissuti in prima persona, tra classifiche contestate e (presunte) pastette discografiche. Un saggio critico, infine, ripercorre le singole edizioni del Festival inquadrandole nel contesto storico e sociologico, mentre gli apparati conclusivi rendono conto di tutti i partecipanti alla kermesse canora edizione dopo edizione.

Infine, vi segnalo la mostra fotografica Non ha l’età. Il Festival di Sanremo in bianco e nero 1951-1976, dal 1° febbraio al 12 maggio 2024. La mostra, a cura di Aldo Grasso, riunisce 85 fotografie provenienti dall’Archivio Publifoto, è alle Gallerie d’Italia a Torino.
Una raccolta di scatti di proprietà di Publifoto che testimonia un momento importante della storia italiana: dagli anni del boom economico fino alle contestazioni degli anni Settanta, tutto passa attraverso il festival della canzone. Le immagini in mostra si concentrano tanto sulla gara canora quanto sui retroscena, su ciò che accadeva dentro e intorno al festival. Sono molte, infatti, le immagini scattate nei camerini, al trucco, durante le prove, nelle passerelle, oppure dei divi in giro per la città, assediati dai paparazzi.
Il periodo che va dal 1951 al 1976 è anche quello in cui il Festival si svolge al Casinò di Sanremo. Successivamente, come è noto, il Festival emigrerà al teatro Ariston e anche questo per la storia del nostro Paese non è un dettaglio. Con l’approdo all’Ariston arriva infatti la televisione: Sanremo diventa soprattutto un evento televisivo. 

Posto che la cultura pop esiste, per chi ama l’arte e in particolar modo la fotografia, il punto non è tanto se Sanremo sia da considerarsi una manifestazione più o meno culturale o che culturalmente abbia qualcosa da dire. Il punto è che, una volta sdoganata la cultura popnella sua specifica funzione sociale, storica e di costume, osservare gli archivi delle fotografie che documentano la storia del celebre Festival può rivelarsi un’esperienza accattivante e densa di stimoli.

Maria Cristina Strati su Exibart
Foto di gruppo sulla scalinata del Casinò nei giorni dell’XI Festival di Sanremo: da sinistra Rocco Granata, Jolanda Rossin, Pino Donaggio, Silvia Guidi, Little Tony, Nadia Liani, Tony Renis e Betty Curtis, 1961. Fotografia di Franco Gremignani © Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo