Blizzard, di Marie Vingtras, Edizioni Clichy 2023, traduzione di Fabrizio Di Majo, pp. 183

Qualche volta il peso dei segreti è così grande che non si sa neppure più come liberarsene, salvo sparire con loro.

Pag 177

Blizzard è un thriller mozzafiato che ci trasporta tra le nevi dell’Alaska e si dipana con una trama avvincente che cattura fin dalle prime pagine e costringe a rimanere attaccati al libro finché non si arriva all’ultima riga. Il romanzo di Marie Vingtras si apre con un’atmosfera densa di suspense: una tempesta di neve imperversa sull’Alaska, costringendo gli abitanti a rifugiarsi nelle proprie case. In questo scenario desolato e pericoloso, una giovane donna californiana di nome Bess si avventura all’esterno con un bambino, precipitando in una tragedia che sconvolgerà la piccola comunità.

Mentre Bess e il bambino scompaiono tra le nevi, la storia si concentra sui tre uomini che si mettono alla loro ricerca: Benedict, un uomo segnato dalla perdita del fratello, Cole, un ubriacone violento, e Freeman, un reduce del Vietnam con molti segreti. Vingtras delinea con maestria le loro personalità complesse e tormentate, intrecciando le loro vicende con il mistero della scomparsa del bambino.

L’opera si configura come un romanzo corale in cui le voci interiori dei personaggi si alternano, offrendo al lettore una molteplicità di punti di vista. Questa scelta narrativa permette di esplorare la psiche di ogni individuo in maniera profonda, rivelando i loro pensieri, emozioni e segreti più reconditi. Il silenzio che avvolge le esistenze dei personaggi amplifica il loro senso di solitudine e di isolamento, sottolineando la distanza che li separa sia l’uno dall’altro che dal mondo esterno.

La natura selvaggia dell’Alaska assume un ruolo centrale nel romanzo, diventando una forza implacabile e pericolosa contro cui i protagonisti combattono per la sopravvivenza. La neve, in particolare, rappresenta un elemento ostile e imprevedibile che isola e intrappola i personaggi, accentuando il loro senso di impotenza e vulnerabilità. La bufera di neve diventa un personaggio a sé stante, amplificando il senso di isolamento e di pericolo vissuto dai protagonisti. La natura selvaggia dell’Alaska si contrappone alla claustrofobia degli spazi chiusi in cui i personaggi si ritrovano, creando un’atmosfera di tensione palpabile.

I personaggi che popolano la piccola comunità dell’Alaska sono tutti accomunati da un passato difficile e da traumi irrisolti. La scomparsa del bambino funge da catalizzatore, facendo emergere le loro fragilità e spingendoli a confrontarsi con i propri demoni interiori. Sono individui borderline, si trovano a disagio con le regole della società civile e preferiscono l’esistenza selvaggia e spartana che conducono; sanno cacciare, difendersi dagli animali predatori, sanno costruire rifugi e protezioni; quello che non sanno è come integrarsi in una vera comunità. La loro marginalità viene sottolineata anche dai loro ricordi del passato, che li riportano ad eventi traumatici come la guerra del Vietnam, la lotta per i diritti civili, la droga.

Il personaggio più misterioso è il bambino; la sua assenza fisica e la sua storia che solo verso la fine si viene a scoprire, creano un’atmosfera di mistero e suspense, amplificando l’impatto emotivo della vicenda. Il bambino è conosciuto solo attraverso le percezioni e i pensieri degli altri personaggi, dunque si riesce a ricostruire la sua figura in modo frammentario e soggettivo, creando un ritratto sfumato e ricco di sfaccettature. In un certo senso, il bambino diventa una sorta di metafora, un’immagine su cui ognuno proietta i propri desideri e le proprie paure.

L’assenza di un narratore onnisciente esterno contribuisce a rendere la storia più realistica e coinvolgente. Ci troviamo immersi nella tempesta di neve insieme ai personaggi, costretti a fare i conti con la loro incertezza e la loro frammentaria conoscenza degli eventi. In questa situazione di precarietà, siamo portati a seguire con fiducia le orme lasciate nella neve, come se fossero l’unica traccia di verità in un mondo caotico e confuso. La neve, con la sua silenziosa eloquenza, diventa così un elemento fondamentale per la ricostruzione degli eventi e per la comprensione dei personaggi.

La scelta di Vingtras di non dare voce al bambino può essere interpretata in modi diversi. Da un lato, può essere vista come un modo per sottolineare la sua vulnerabilità e la sua dipendenza dagli adulti. Dall’altro, può essere vista come un tentativo di dare spazio alle voci interiori degli altri personaggi, permettendo loro di esprimere i propri sentimenti e le proprie paure.

Blizzard non è solo un thriller avvincente, ma anche un profondo viaggio introspettivo nella psiche dei suoi personaggi. Attraverso le loro voci interiori, Vingtras esplora temi universali come la colpa, la perdita, la redenzione e la ricerca di un senso nella vita. La scrittura di Vingtras è lineare e scorrevole, adattandosi perfettamente alle diverse voci narranti e ai loro differenti registri linguistici. La sua capacità di delineare personaggi complessi e realistici è uno dei punti di forza del romanzo.

Blizzard ha ottenuto un grande successo di critica e pubblico, affermandosi come uno dei romanzi francesi più apprezzati del 2022. Ha vinto il “Prix des Libraires” ed è stato finalista al “Premier Roman” di Chambéry.

Qui potete leggere l’incipit.

Marie Vingtras è nata a Rennes nel 1972. Deve il suo pseudonimo ad Arthur Vingtras, a sua volta pseudonimo di Caroline Rémy, la prima donna a dirigere un quotidiano in Francia, alla fine dell’Ottocento. Marie è molto attiva nell’arcipelago femminista francese. Blizzard è il suo primo romanzo.

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