Azzorre, di Cecilia M. Giampaoli, Neo Edizioni 2020, pp. 160

Quando ero piccola ho pensato molte volte che potesse tornare. Lo immaginavo arrivare sotto casa e suonare il campanello: «Ehi, aprite, sono io! Era solo uno scherzo!» In fondo, io al funerale non c’ero e anche se ci fossi stata, se avessi visto la bara, non avrei mica potuto alzarmi davanti a Don Franco e chiedergli di guardarci dentro.

Pag. 85

Azzorre di Cecilia Giampaoli è un’opera che trascende la semplice narrazione di un viaggio, trasformandosi in un’intensa esplorazione del dolore, della memoria e della ricerca di verità. Il libro si configura come un percorso sia fisico che interiore, dove l’autrice ripercorre le tappe di una tragedia che ha segnato la sua vita: l’incidente aereo del 1989 in cui perse suo padre.

Il viaggio di Cecilia alle Azzorre è una vera e propria missione. Con uno zaino in spalla e un diario tra le mani, l’autrice si immerge nei luoghi che hanno visto l’ultimo volo di suo padre, cercando di ricostruire i frammenti di un passato doloroso. La sua ricerca non si limita ai luoghi, ma si estende alle persone: Cecilia incontra testimoni, raccoglie ricordi, ascolta storie, cercando di dare un senso a ciò che è accaduto. Il suo è un tentativo di colmare il vuoto lasciato dalla perdita, di trovare risposte che possano lenire il dolore.

Ogni persona che incontra, sia essa un testimone diretto dell’incidente, un abitante del luogo o un altro viaggiatore, porta con sé una storia, un ricordo, una prospettiva diversa. Questi incontri sono fondamentali per la ricerca di Cecilia, poiché le permettono di avvicinarsi alla verità, non solo sui fatti accaduti, ma anche sulle emozioni e le esperienze di chi ha vissuto quella tragedia.

Le persone che Cecilia incontra diventano quindi dei veri e propri custodi della memoria, e attraverso le loro testimonianze, l’autrice riesce a ricostruire un quadro più completo dell’incidente e delle sue conseguenze. Gli incontri sono anche un modo per Cecilia di confrontarsi con il dolore altrui, di condividere la sua esperienza e di trovare conforto nella comunione delle sofferenze. In questo modo, il viaggio alle Azzorre si trasforma in un percorso di condivisione e di solidarietà, in cui Cecilia scopre che il suo dolore non è isolato, ma è parte di una storia collettiva.

L’esistenza è una cosa complicata. Fatti apparentemente scollegati sono, invece, determinanti uno per l’altro. (..) O forse ogni cosa è così vincolata alle altre da rendere possibile un solo svolgimento dei fatti; un’infinita catena causale che lega tutto da sempre.

Pag. 126

La scrittura di Cecilia Giampaoli si distingue per la sua precisione e la sua capacità di affrontare temi delicati con una lucidità disarmante. L’autrice evita il sentimentalismo facile, preferendo uno stile asciutto e diretto, quasi giornalistico. Questa scelta stilistica, lungi dal raffreddare la narrazione, la rende ancora più potente, permettendo al lettore di percepire l’intensità delle emozioni senza filtri. L’alternanza tra descrizioni dettagliate e riflessioni intime crea un ritmo coinvolgente, che tiene il lettore incollato alle pagine.

Quelli che emergono nel corso della narrazione sono temi profondi e universali.
L’elaborazione del lutto: tutto il romanzo è un’esplorazione profonda del processo di elaborazione del lutto, un percorso complesso e doloroso che richiede tempo e coraggio. Cecilia ci mostra come il dolore possa trasformarsi, ma non svanire mai del tutto.
La ricerca della verità: la verità per Cecilia è più di una semplice ricostruzione dei fatti; è una necessità interiore, un modo per dare un senso alla perdita e per trovare la pace. La sua ricerca è un simbolo della sete di conoscenza che accomuna tutti gli esseri umani.
Memoria e identità: il viaggio alle Azzorre diventa un modo per Cecilia di riconnettersi con la propria storia e di ricostruire la propria identità. La memoria, sia personale che collettiva, gioca un ruolo fondamentale in questo processo.
La vita dopo la tragedia: Azzorre è anche una testimonianza di resilienza, di come la vita possa continuare nonostante le tragedie. Cecilia ci mostra come sia possibile trovare la forza di andare avanti, di ricostruire la propria vita, di trovare la speranza anche nel dolore.

Azzorre è un romanzo che colpisce per la sua autenticità e la sua capacità di emozionare. Cecilia Giampaoli ci regala una storia intensa e commovente, un viaggio che lascia un segno indelebile nel cuore del lettore. È un libro che consiglio a chiunque voglia riflettere sul significato della vita, della morte, della memoria e della speranza.

Qui potete leggere l’incipit.

Box 20

Il romanzo è inserito nella Box 20 di Romanzi.it dedicata a Neo Edizioni. In questo post trovate tutte le informazioni relative alla Box 20, i link per l’acquisto e un codice sconto.

Cecilia Maria Giampaoli, Urbino 1982. Vive e lavora a Pesaro. Si occupa di arti visive e usa la scrittura come un mezzo di ripresa – interessata al potenziale figurativo delle parole. Dal 2011 insegna all’ISIA di Urbino.
Nel 2015 un suo racconto, Pelle di Merluzzo, riceve il Premio Eccellenza Treccani Web.