Il viaggio della vita è fatto di lunghi tratti noiosi, un passo dopo l’altro, giorno dopo giorno, senza che succeda niente di sconvolgente, ma la memoria si forma con gli eventi imprevisti che segnano il percorso. Sono questi che vale la pena narrare. Una vita lunga come la mia annovera persone e molti eventi indimenticabili, e io ho la fortuna di avere buona memoria.
Un bel memoir che ha la forma di un grande baule pieno di ricordi: oggetti della memoria, tessere di un grande mosaico pieno di colori, di odori, di volti, di gioie e di dolori. Un grande album di foto color seppia all’inizio, in bianco e nero e infine a colori; un diario a posteriori dove i destini particolari assurgono a ritratto di una società. Questi sono, per sommi capi, gli ingredienti del romanzo di Isabel Allende, scritto nel suo consueto stile epico sudamericano, che trasporta i lettori attraverso un secolo di storia sudamericana, attraverso il collasso economico, la dittatura e i disastri naturali come un terremoto e un uragano, e due pandemie. Infatti il racconto prende l’avvio durante la pandemia di spagnola e arriva fino ai giorni nostri con la pandemia che tutti ben conosciamo.
Sono nata nel 1920, durante la pandemia della spagnola, e morirò nel 2020, durante la pandemia del coronavirus. È una strana simmetria nascere durante una pandemia e morire nel corso di un’altra
Violeta ricorda molto il romanzo più noto e venduto di Isabel Allende, La casa degli spiriti – capolavoro del realismo magico apparso quarant’anni fa -, che intreccia il personale e il politico in una saga che abbraccia decenni.
Sono stata testimone di molti eventi e ho accumulato esperienza, ma poiché ero distratta o forse troppo occupata non ho raggiunto la saggezza. Se davvero ci reincarnassimo, dovrei tornare al mondo a completare ciò che ho lasciato indietro: un’ipotesi terrificante.

