I verbi bubbolare e mugghiare, pur descrivendo entrambi suoni continui, si collocano agli estremi di uno spettro sonoro e di intensità. Bubbolare evoca un suono sordo, continuo e di bassa intensità. Non irrompe, ma persiste, creando un sottofondo sonoro che può essere rassicurante, come il borbottio di una pentola sul fuoco, o appena percettibile, come un vago malcontento serpeggiante.
Mugghiare si manifesta come un suono potente, cupo, prolungato e intenso; riempie lo spazio, vibra nell’aria e spesso incute un senso di rispetto, timore o meraviglia. È una voce primordiale, che parla di forze naturali inarrestabili o della maestosità del regno animale.

Bubbolare, /bub·bo·là·re/: v. intr. [voce onomatopeica], Rumoreggiare (del tuono, del mare); brontolare, borbottare; tremare dal freddo. Il verbo indica anche un lamentarsi con voce penosa.
Il verbo bubbolare è un termine italiano piuttosto espressivo che descrive un suono sordo e continuo, simile a quello prodotto da un liquido che bolle lentamente o da un brontolio sommesso; può essere usato per indicare un mormorio indistinto di voci, spesso di disapprovazione, malcontento o agitazione. Non si tratta di un grido o di parole chiare, ma di un sottofondo di suoni che esprimono un certo stato d’animo collettivo.

Mugghiare, /mug·ghià·re/: v. intr. [lat. mūgĭlare*mūgŭlare, affini a mugire «muggire»]; emettere muggiti; in senso fig., produrre rumori cupi e prolungati, detto del mare, del vento, del tuono.
Nel suo significato primario e più evocativo, il verbo mugghiare descrive un suono profondo, cupo, continuo e potente, spesso associato al verso di grandi animali, in particolare i bovini (come tori e mucche) ma anche, per estensione, di altri grandi mammiferi. Immaginiamo facilmente la possente vibrazione che emana dalla gola di un toro, un suono che sembra scuotere la terra stessa.

Ma mugghiare non si limita al regno animale. La sua forza espressiva lo ha portato a descrivere, in senso figurato, suoni intensi e prolungati prodotti da fenomeni naturali o da oggetti di grandi dimensioni. È un verbo che porta con sé un senso di grandezza, potenza e a volte anche di minaccia o tristezza.

Mugghiare è un verbo ricco di sfumature e di suggestioni. La sua sonorità stessa sembra imitare il suono che descrive, rendendolo particolarmente efficace nel creare immagini vivide nella mente di chi ascolta o legge. Che sia il verso di una creatura maestosa, la voce impetuosa della natura o il rombo di una macchina potente, mugghiare ci connette a qualcosa di grande, di profondo e di indimenticabile. È un suono che non si dimentica facilmente, un’eco che risuona nel paesaggio e nell’anima.

La relazione tra bubbolare e mugghiare si basa principalmente sul contrasto. Mentre il primo è un suono di quiete o di agitazione contenuta, il secondo è un’esplosione sonora, un’affermazione di forza. Sebbene distinti, in alcune situazioni i due verbi possono suggerire una transizione o una relazione di causa-effetto. Ad esempio:

  • Un vulcano potrebbe inizialmente bubbolare con un’attività interna sommessa prima di mugghiare con la forza di un’eruzione.
  • Un mare calmo potrebbe iniziare a bubbolare leggermente con le prime onde agitate, per poi mugghiare furiosamente durante una tempesta.
  • Una folla inizialmente potrebbe bubbolare di insoddisfazione, con un mormorio crescente, fino a mugghiare di rabbia o di protesta.

In questi casi, bubbolare può rappresentare una fase iniziale, un presagio di qualcosa di più intenso che sta per manifestarsi con il mugghiare.

Cosa mi dite di questi due magnifici verbi? Li usate? Li incontrate nelle vostre letture e conversazioni?