Il sogno del pescatore, di Hemley Boum, E/O edizioni 2025, traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca, pp. 304
Hemley Boum, acclamata scrittrice camerunense ora residente in Francia, ci regala con Il sogno del pescatore un romanzo di formazione atipico e profondamente toccante. L’opera si immerge nelle pieghe di un mondo che sta scomparendo, esplorando la fuga dalle sue rovine e il disperato tentativo dei personaggi di costruire una nuova identità. Tuttavia, Boum ci ricorda con forza che questa nuova identità non può essere una mera rimozione delle proprie origini.
La trama del romanzo si svolge attraverso le vicende di personaggi che, per diverse ragioni – legate a difficoltà economiche, sociali o politiche nel loro paese d’origine – si trovano a dover abbandonare la loro terra natia attraverso la struttura narrativa tipica dei romanzi di formazione che trattano il tema della migrazione.
Boum compone una commovente saga familiare che abbraccia tre generazioni, un ponte tra le radici camerunensi e la vita in Francia. Con una maestria narrativa avvincente, l’autrice naviga con fluidità tra epoche e geografie diverse, alternando prospettive dalla prima alla terza persona e intessendo un ricco arazzo di racconti personali e antiche leggende. Il risultato è una trama profondamente coinvolgente, che fonde l’intimo e il collettivo in un’unica, risonante melodia.
La storia prende avvio nel villaggio di Campo, un angolo remoto nell’estremo sud del Camerun. Qui, dove la foresta equatoriale incontra il vasto delta di un fiume, i pescatori conducono un’esistenza di semplice libertà, profondamente in armonia con la natura e le antiche tradizioni. Questa quiete, però, è destinata a infrangersi: negli anni Settanta, l’arrivo di una compagnia internazionale di sfruttamento del legno porta con sé una parvenza di prosperità e accende nuove ambizioni. Ma il rovescio della medaglia non tarda a manifestarsi: presto, la popolazione si ritrova indebitata per accedere ai beni di consumo, perdendo progressivamente la propria dignità e indipendenza. L’impatto sulla società è devastante, spingendo le persone alla fuga. Al culmine della disperazione, non resta che partire, cercando prima un cambiamento nella metropoli locale e poi, nella generazione successiva, compiendo il salto verso un altro continente, per approdare infine in Francia, e lì cercare di costruire un’esistenza serena e sicura.
Il cuore della narrazione risiede nel conflitto interiore dei personaggi. Essi affrontano il trauma dell’abbandono, il senso di colpa per aver lasciato indietro le proprie famiglie o tradito le aspettative della comunità. Una volta giunti nel nuovo paese, si confrontano con le sfide dell’integrazione: la barriera linguistica, le differenze culturali, la discriminazione e la difficoltà di trovare un proprio posto in una società spesso ostile o indifferente.
La nuova identità che cercano di costruire è inizialmente un tentativo di distaccarsi dal passato, di rimuovere le proprie origini per adattarsi e sopravvivere. Questo si manifesta attraverso l’assimilazione di nuove abitudini, l’adozione di un nuovo linguaggio e, talvolta, il rifiuto delle proprie radici culturali. Tuttavia, Boum mostra con maestria che questa rimozione è inefficace e persino dannosa. I fantasmi del passato, i ricordi, le tradizioni e i legami familiari continuano a tormentare i personaggi, portando a crisi identitarie, solitudine e alla follia dell’esilio.
Il punto di svolta per i protagonisti avviene quando comprendono che la vera salvezza non risiede nell’oblìo, ma nella riconciliazione con se stessi e con il proprio passato. Questo processo può includere il ritorno al paese d’origine, anche se solo metaforicamente attraverso la memoria o il racconto, il riallacciare i legami con la famiglia, il recupero delle tradizioni e l’accettazione della propria dualità culturale. È un percorso difficile, spesso punteggiato da sofferenza, ma che conduce a una più autentica e integrata identità. Il “sogno del pescatore” nel titolo può evocare la speranza di una vita migliore, ma anche la consapevolezza della fatica e dell’incertezza del viaggio, proprio come la pesca richiede pazienza e accettazione del mare.
Il sogno del pescatore si inserisce perfettamente nel vasto e complesso filone letterario della diaspora africana, che esplora le esperienze di migrazione, integrazione e mantenimento dell’identità per le popolazioni di origine africana che vivono al di fuori del continente. Questa letteratura non è monolitica, ma riflette la diversità delle esperienze migratorie, dalle generazioni successive di discendenti di schiavi nel Nuovo Mondo, ai movimenti post-coloniali e contemporanei verso l’Europa e altre parti del mondo.
Boum, come molti autori della diaspora, utilizza la propria voce per dare visibilità alle narrazioni spesso marginalizzate dei migranti africani. Il suo lavoro si distingue per diversi aspetti:
- Esplorazione della Crisi Identitaria: Al centro della narrativa della diaspora c’è spesso la questione dell’identità “ibrida” o “plurale”. I personaggi di Boum incarnano questa lotta, navigando tra l’eredità culturale del Camerun e le realtà della vita in Francia. Non sono né completamente “africani” nel senso tradizionale, né completamente “francesi”.
- Critica all’Assimiliazione Forzata: Il romanzo, come molte opere della diaspora, critica l’idea che l’integrazione debba necessariamente passare per l’assimilazione totale e la negazione delle proprie radici. Al contrario, promuove l’idea di una coesistenza di identità.
- Il Tema del “Ritorno” (anche simbolico): Sebbene non sempre fisico, il desiderio o la necessità di confrontarsi con il luogo d’origine è un tema ricorrente. Per i personaggi di Boum, questo ritorno è spesso interiore, un riappropriarsi della memoria e della cultura.
- Decolonizzazione e Postcolonialismo: Un tema che troviamo in molti testi, come anche in questo, analizzano le eredità del colonialismo, le dinamiche di potere post-coloniali e le forme di neocolonialismo, criticando le narrazioni eurocentriche e proponendo nuove prospettive sull’Africa.
- Ponte Culturale: La letteratura della diaspora africana serve anche come ponte culturale, informando il pubblico sui complessi legami tra Africa e Occidente, e sfidando stereotipi e pregiudizi. Il sogno del pescatore contribuisce a questa narrazione, offrendo uno sguardo autentico sulle gioie, i dolori e le sfide della vita transnazionale.
In conclusione, Il sogno del pescatore non è solo una storia individuale di crescita e scoperta, ma un potente contributo al corpus letterario della diaspora africana, che illumina le profonde dinamiche di migrazione, identità e appartenenza in un mondo in costante movimento. È un richiamo alla consapevolezza che le radici, anche se lontane, continuano a nutrire il fusto, e che la vera libertà si trova nell’accettazione della propria storia completa.
Ho visto con piacere che E/O edizioni ha portato il romanzo in Italia; io ho letto il romanzo nella sua edizione francese e vi riporto la mia traduzione (spero fedele…) dell’incipit:
«Nell’aereo che mi portava lontano, ebbi la sensazione di respirare a pieni polmoni per la prima volta nella vita e ne piansi di sollievo. Si possono morire mille morti, un po’ alla volta, cercando di salvare l’essere amato malgrado lui. Ma tu, tu sai da dove vieni, non hai nulla dietro, nulla davanti, sei solo. La tua camera al Crous è prenotata per due anni e hai abbastanza per vivere per due o tre mesi al massimo. Sii economo e, soprattutto, trovati un lavoro studentesco il prima possibile.»
Hemley Boum, camerunense, vive nella regione di Parigi. Ha vinto vari premi letterari, in particolare il premio Ahmadou Kourouma con Les jours viennent et passent (Edizioni Gallimard, 2019), tradotto in varie lingue. Il sogno del Pescatore è il suo quinto romanzo.
Se siete interessati a conoscere la letteratura di questo immenso continente vi suggerisco i due post che ho pubblicato:
Africa: scoprire il continente attraverso la sua produzione letteraria
Lettere d’Africa – Viaggio letterario
La diaspora africana
La diaspora africana è incredibilmente variegata e i paesi di origine sono tutti quelli del continente africano. Tuttavia, alcuni paesi hanno avuto una presenza particolarmente significativa nella produzione letteraria della diaspora a causa di specifici contesti storici e migratori:
- Africa Occidentale: Nigeria, Ghana, Senegal, Camerun. Questi paesi hanno una forte tradizione letteraria e una lunga storia di migrazione verso l’Europa (ex potenze coloniali come Regno Unito e Francia) e gli Stati Uniti.
- Africa Orientale: Somalia, Etiopia, Eritrea. La migrazione da queste regioni è spesso legata a conflitti, crisi umanitarie e ricerca di opportunità economiche, con una diaspora significativa in Europa (Italia in particolare per la Somalia, ma anche Regno Unito, Svezia) e Nord America.
- Africa Australe: Sudafrica, Zimbabwe. La letteratura di questi paesi è spesso legata alle esperienze di apartheid e post-apartheid, con autori che vivono sia all’interno che all’esterno del paese.
I maggiori paesi di approdo:
I paesi di approdo della letteratura della diaspora africana riflettono le principali rotte migratorie storiche e contemporanee.
- Stati Uniti: La più antica e consolidata tradizione di letteratura della diaspora africana è quella afroamericana, nata dalle esperienze della schiavitù e delle sue conseguenze. Autori come Toni Morrison, James Baldwin, Alice Walker, Langston Hughes, e più recentemente, Chimamanda Ngozi Adichie (nigeriana-americana) e Teju Cole (nigeriano-americano) ne sono esempi illustri.
- Regno Unito: Qui si è sviluppata una vivace letteratura “Black British”, che include autori di origine caraibica e africana. Basti pensare a Zadie Smith (di origine giamaicana, ma con forti legami alla cultura africana attraverso la diaspora), Caryl Phillips, Ben Okri (nigeriano-britannico), Bernardine Evaristo (di origine nigeriana).
- Francia: La Francia, ex potenza coloniale, è un importante centro per la letteratura della diaspora africana francofona. Autori come Alain Mabanckou (Congo), Fatou Diome (Senegal) e la stessa Hemley Boum (Camerun) ne sono esempi.
- Canada: Anche il Canada ha visto emergere importanti voci della diaspora africana, spesso legati a migrazioni più recenti o a flussi dalla regione caraibica.
- Italia: Sebbene storicamente meno pronunciata rispetto ai paesi anglofoni e francofoni, la letteratura afroitaliana sta guadagnando sempre più spazio. Autori come Igiaba Scego (somalo-italiana), Ubah Cristina Ali Farah (somalo-italiana), Kossi Komla-Ebri (togo-italiano) e Gabriella Ghermandi (etiope-italiana) esplorano le sfide dell’identità e dell’integrazione in Italia.
- Germania, Belgio, Paesi Bassi e altri paesi europei: Anche in queste nazioni si sviluppano espressioni letterarie di autori provenienti dalla diaspora africana, spesso in relazione ai rispettivi legami coloniali o alle rotte migratorie contemporanee.
In sintesi, la letteratura della diaspora africana è un campo in continua evoluzione, che riflette la complessità delle identità transnazionali e offre una prospettiva essenziale per comprendere le dinamiche del mondo contemporaneo.

