Il castello è una delle grandi ossessioni della narrativa: compare quando la storia ha bisogno di un luogo che pesi, che imponga regole, che osservi i personaggi dall’alto delle sue mura. Non è soltanto la dimora prediletta di fantasmi, cavalieri o draghi, ma uno spazio elastico che attraversa i generi, dal romanzo storico alla fiaba nera, dal fantastico alla letteratura più sperimentale. A volte è un edificio reale, fatto di pietra, scale interminabili e porte che non portano dove promettono; altre volte è una costruzione mentale, un simbolo del potere, della legge, della memoria o dell’esclusione. Il castello può essere rifugio o prigione, teatro di intrighi o labirinto dell’identità. In ogni caso, non è mai neutrale: entra nella storia come un personaggio silenzioso, e spesso è quello che detta le regole del gioco.
Anche quando il castello non viene nominato, la sua ombra può restare impressa nella storia. È il caso di Paolo e Francesca: Dante non colloca esplicitamente la loro vicenda in una rocca, ma la tradizione la riconduce al Castello di Gradara, luogo reale della tragedia. Un castello che, ancora una volta, funziona più come simbolo che come scenografia: spazio del controllo e dell’onore, cornice muta di un amore che nasce tra le regole e proprio per questo le infrange.

Il castello ritorna anche nel ciclo dei Cavalieri della Tavola Rotonda, dove diventa il centro magnetico di un intero universo narrativo. Camelot non è solo una fortezza, ma l’idea stessa di un ordine possibile: un luogo in cui il potere si organizza come giustizia, la cavalleria come etica, il mito come progetto politico. Reale o leggendario, Camelot è un castello che esiste soprattutto come promessa, destinata a incrinarsi. Quando il sogno arturiano si spezza, non crollano solo mura immaginarie, ma un modello di mondo, confermando ancora una volta che nei romanzi il castello non ospita semplicemente la storia: la mette alla prova.
Ma partiamo dai classici che hanno fatto scuola. Nel Il castello di Otranto di Horace Walpole, pubblicato nel 1764, il Medioevo prende forma tra fantasmi e profezie che inaugurano il romanzo gotico come lo conosciamo. Ann Radcliffe, con I misteri di Udolpho, porta nel 1794 gli spettri romantici e l’ansia d’amore impossibile tra le mura di un castello appenninico (o almeno così ce lo immaginiamo).

Il Castello di Otranto è considerato il primo romanzo di genere gotico, precursore, quindi, di una letteratura molto amata da generazioni di lettori. Horace Walpole narra le vicende di Manfredi, il principe di Otranto, che viene sconvolto dalla morte del figlio Corrado proprio il giorno delle sue nozze con la splendida Isabella. La disgrazia avviene in circostanze misteriose e inquietanti ed è il primo segno dell’avverarsi di una maledizione che grava da secoli sulla sua casata. Il lettore è trasportato in un mondo carico di tensione gotica in cui il sovrannaturale si mescola con l’umano. Il Castello di Otranto è una storia d’intrighi, misteri, duelli e orrori, ma non mancano temi classici come l’amore, il tradimento e l’onore. È una storia che continua a incantare con la sua trama avvincente e il suo fascino oscuro.

Il castello dei Carpazi di Jules Verne. Questo romanzo con elementi gotici precorre il Dracula di Bram Stoker (1897). In comune ha l’ambientazione in Transilvania e alcune delle leggende. Lo svolgimento delle vicende è, tuttavia, di tipo completamente diverso, più nel campo psichiatrico che in quello soprannaturale, oltre alla presenza della tecnologia, tipica di Verne e assente in Stoker.
Nel Novecento e negli anni Duemila il castello non scompare, ma cambia funzione. Abbandona l’armatura e indossa abiti più discreti: diventa château di campagna, residenza aristocratica in declino, edificio restaurato con più crepe interiori che strutturali. In The Keep di Jennifer Egan, un castello europeo in rovina è il luogo in cui il passato torna a reclamare attenzione, trasformando il progetto di un resort in un’esperienza quasi claustrofobica. In Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro, la grande dimora inglese funziona come un castello modernissimo, fatto di gerarchie, silenzi e rimozioni, simbolo di un ordine che si sgretola senza mai ammetterlo. Romanzi come Rebecca di Daphne du Maurier o The Thirteenth Tale di Diane Setterfield mostrano come basti una grande casa isolata per ricreare l’effetto-castello: uno spazio che conserva memoria, esercita potere e condiziona chi lo abita. Il castello contemporaneo, più che spaventare, osserva. Non imprigiona con le mura, ma con la storia che contiene, ricordandoci che anche nella narrativa adulta di oggi certe architetture continuano a funzionare come dispositivi morali prima ancora che come ambientazioni.
Iniziamo allora questo itinerario intrigante!
Dracula di Bram Stoker, pubblicato nel 1897, è un romanzo gotico che intreccia paura, desiderio e modernità attraverso una struttura epistolare fatta di diari e lettere. Al centro della storia c’è il conte Dracula, figura enigmatica e inquietante, che incarna l’alterità e l’angoscia dell’ignoto mentre si sposta dalla Transilvania all’Inghilterra vittoriana. Il romanzo mette in scena il conflitto tra razionalità scientifica e superstizione, trasformando il vampiro in un simbolo delle paure profonde di un’epoca in bilico tra tradizione e progresso. è ambientato anche in un castello, quello del conte Dracula in Transilvania.

Frankenstein di Mary Shelley, pubblicato nel 1818, è un romanzo che fonde scienza, filosofia e gotico romantico, seguendo l’ambizione tragica di Victor Frankenstein e la nascita della sua Creatura. La storia si muove attraverso paesaggi cupi e solenni dell’Europa, includendo anche antiche dimore e castelli, simboli di isolamento e decadenza, che riflettono il tormento interiore dei personaggi. In questi spazi severi e silenziosi, tra mura di pietra e corridoi ombrosi, il romanzo esplora i limiti della conoscenza umana e il peso delle responsabilità morali.
E ancora Mary Shelley, con Valperga, pubblicato nel 1823, ci riporta ad un castello. Tra queste pagine ci troviamo in un romanzo storico ambientato nella Toscana medievale, sullo sfondo delle lotte politiche tra città e signorie. La vicenda ruota attorno alla fortezza di Valperga, un castello che domina il territorio toscano e rappresenta insieme potere, rifugio e destino. Tra mura severe, alleanze fragili e conflitti armati, il castello diventa il centro simbolico della narrazione, riflettendo il contrasto tra ambizione politica e ideali morali, incarnati nei personaggi di Castruccio Castracani, che tiranneggia ferocemente la città di Lucca, ed Euthanasia, bella e dolce signora di Valperga.

Ivanhoe di Walter Scott, pubblicato nel 1819, è un romanzo storico ambientato nell’Inghilterra medievale, attraversata da conflitti tra Sassoni e Normanni. L’azione si svolge spesso in castelli fortificati, come Torquilstone, luoghi di potere, intrighi e assedi che scandiscono il ritmo dell’avventura. Tra tornei cavallereschi, prigionie e scontri armati, il castello diventa il cuore simbolico del romanzo, uno spazio dove si confrontano onore, lealtà e violenza in un mondo dominato dal codice cavalleresco.
Numerosi romanzi, dai classici gotici al romance contemporaneo, sono ambientati in suggestivi castelli scozzesi, offrendo atmosfere intrise di mistero, storia e paesaggi selvaggi. Opere iconiche includono La sposa di Lammermoor di Walter Scott, Il master di Ballantrae di Stevenson e la saga di Outlander di Diana Gabaldon, spesso incentrate su antichi manieri nelle Highlands.
Non solo gotico europeo antico. Franz Kafka, con Il castello (pubblicato postumo nel 1926), sfrutta l’ambientazione come metafora esistenziale: qui il protagonista K. cerca di penetrare in un sistema di potere misterioso e opaco, dove la burocrazia è tanto impenetrabile quanto i bastioni di pietra.

Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier, pubblicato nel 1938, è un romanzo gotico e psicologico ambientato nella maestosa dimora di Manderley, una residenza nobiliare che ha l’aspetto e l’atmosfera di un castello isolato. Tra sale imponenti, corridoi silenziosi e giardini avvolti dalla bruma, la casa diventa il cuore oscuro della storia e il simbolo della presenza ossessiva di Rebecca, la moglie defunta. In questo spazio chiuso e carico di memoria, il romanzo esplora gelosia, identità e potere, trasformando l’ambientazione in una vera protagonista inquietante.
Il romanzo è stato fonte di ispirazione dell’omonimo film di Alfred Hitchcock con Laurence Olivier e Joan Fontaine.
Il castello di Dragonwyck di Anya Seton, pubblicato nel 1944, è un romanzo gotico e romantico ambientato nella valle dell’Hudson nel XIX secolo. Al centro della storia si erge Dragonwyck, una grande dimora che ha l’aspetto e l’aura di un castello, isolato, severo e carico di presagi. Tra le sue stanze imponenti e l’atmosfera oppressiva, la protagonista Miranda scopre segreti di famiglia, passioni oscure e tensioni sociali, mentre il castello diventa il simbolo di un potere decadente e di un passato che rifiuta di svanire.

Gormenghast di Mervyn Peake, pubblicato a partire dal 1946, è un romanzo fantasy gotico ambientato quasi interamente in un immenso castello-labirinto che sembra vivere di vita propria. La fortezza di Gormenghast, con le sue torri decrepite, sale sterminate e rituali immutabili, domina ogni aspetto dell’esistenza dei personaggi, soffocandoli in una tradizione senza tempo. In questo spazio monumentale e claustrofobico, il castello non è solo ambientazione ma organismo simbolico, emblema di potere, decadenza e immobilità contro cui si scontrano desiderio e ribellione.

Abbiamo sempre vissuto in un castello di Shirley Jackson, pubblicato nel 1962, è un romanzo gotico e psicologico ambientato in una grande casa isolata, che funziona come un castello simbolico, separato e difeso dal mondo esterno. La dimora dei Blackwood, con le sue stanze chiuse e le sue regole ossessive, diventa una roccaforte mentale ed emotiva, soprattutto per la giovane Merricat. In questo spazio claustrofobico e ostile, la casa-castello riflette paura, esclusione e desiderio di controllo, trasformandosi nel cuore oscuro di una storia inquietante sulla famiglia e sull’alienazione.

Il castello di ghiaccio di Tarjei Vesaas, pubblicato nel 1963, è un romanzo poetico e simbolico ambientato in un paesaggio nordico dominato dall’inverno e dal silenzio. Il “castello” del titolo non è una costruzione umana, ma una formazione naturale di ghiaccio, fragile e abbagliante, che assume per le protagoniste un valore quasi mitico. Questo castello effimero, insieme reale e mentale, diventa il centro emotivo della storia, riflettendo solitudine, amicizia e perdita, e trasformando l’ambientazione in una metafora intensa della crescita e della memoria.
Non è un romanzo ma una raccolta di racconti che però sono collegati dal un fil rouge – proprio il castello di Blanding. In realtà il castello è un luogo fittizio che ricorre spesso nei racconti e nei romanzi dello scrittore umorista inglese P.G. Wodehouse, essendo la casa di campagna di Clarence, nono conte di Emsworth , dimora di molti membri della sua famiglia e ambientazione di numerose storie, scritte tra il 1915 e il 1975, appartenenti alla cosiddetta “Saga dei Blandings”. Il castello è un imponente edificio del primo Stile Tudor, costruito a metà circa del XV secolo, e rimaneggiato in stile georgiano agli inizi dell’Ottocento.
la raccolta di racconti di P.G. Wodehouse è tradotta in italiano con il titolo Il castello di Blandings.

E non dimentichiamo il meraviglioso Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino, pubblicato nel 1973: è un’opera narrativa sperimentale in cui un gruppo di viaggiatori che ha perduto la parola si ritrova in un castello dopo aver attraversato un bosco misterioso. Qui, incapaci di parlare, i personaggi raccontano le proprie storie utilizzando un mazzo di tarocchi come linguaggio visivo e simbolico, e le diverse narrazioni si intrecciano nel racconto complessivo interpretato dal narratore stesso. L’ambientazione del castello non è solo uno sfondo fisico ma anche un fulcro metaforico della molteplicità di destini, significati e connessioni tra i personaggi e le storie che emergono dalle carte.
Sebastian Faulks, The Girl at the Lion d’Or (1989)
Nella Francia degli anni Trenta, un château di campagna fa da sfondo silenzioso a tensioni sociali e morali. Il castello qui è un relitto della vecchia Europa, elegante e fragile, mentre il mondo intorno cambia irreversibilmente.

Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro, pubblicato nel 1989, è un romanzo intimo e malinconico ambientato in una grande dimora aristocratica inglese, Darlington Hall, che ha la solennità e la chiusura di un castello. Attraverso i ricordi del maggiordomo Stevens, la casa diventa il centro silenzioso di una vita dedicata al dovere, alla disciplina e alla repressione delle emozioni. In questo spazio ordinato e immobile, la dimora-castello riflette il declino dell’aristocrazia britannica e il peso delle scelte non vissute, trasformando l’ambientazione in uno specchio della coscienza del protagonista.
Il castello bianco di Orhan Pamuk pubblicato nel 1985, è un romanzo storico e filosofico ambientato nell’Impero Ottomano del XVII secolo, tra Istanbul e le sue architetture di potere. Il castello bianco, che dà titolo all’opera, emerge come luogo simbolico legato al sapere, al controllo e all’ossessione per la conoscenza scientifica. In questo spazio severo e luminoso, quasi astratto, si riflette il gioco di specchi tra i due protagonisti, il prigioniero veneziano e il suo doppio ottomano, mentre il romanzo esplora identità, alterità e il confine instabile tra sé e l’altro.
Le cronache di Château Lacrotte, di Maria Kassimova-Moisset è una spassosa girandola di personaggi e avventure scombinate, una commedia scoppiettante come fuochi d’artificio, in cui succede di tutto. La trama intreccia memoria, ironia e mistero attorno a un castello francese carico di storia. Château Lacrotte, con le sue stanze stratificate di epoche e segreti, diventa il fulcro della narrazione e il punto d’incontro di voci.

La fortezza di Jennifer Egan (2006). Danny, 35 anni, newyorkese d’adozione, drogato di internet e di public relations ma senza un impiego degno di tal nome, si ritrova, grazie a un invito inaspettato, in un castello medievale dell’Europa Centrale, che suo cugino Howard ha comprato e vuole ristrutturare per farne un resort di lusso dedicato al silenzio e alla meditazione: l’invito ha forse a che fare con il traumatico passato che lega i due? Il senso di spaesamento e minaccia che Danny prova è frutto di paranoia o il castello, fra i suoi intricati corridoi e i bizzarri personaggi che lo abitano, nasconde davvero un mistero? E ancora: chi è il narratore che sta scrivendo questa storia, perché è detenuto in un carcere di massima sicurezza, quale rapporto ha con i due cugini? Un classico romanzo «gotico», nelle mani geniali di Jennifer Egan, diventa un affascinante gioco letterario e una riflessione sul reale e il virtuale nella società contemporanea; ma al tempo stesso, fra atmosfere da ghost story e sorprendenti colpi di scena, non smette di tenere il lettore col fiato sospeso fino all’ultima pagina.
La trilogia N.E.O. (acronimo di Nouveaux Enfants d’Orphée o Nuovi Esploratori dell’Orizzonte, a seconda dei contesti narrativi) è la prima saga distopica e Young Adult dell’autore francese Michel Bussi. Ambientata in una Parigi post-apocalittica, narra la sopravvivenza di tribù di adolescenti dodicenni rimasti soli. I ragazzi sopravvissuti si dividono in due gruppi: i “ragazzi del tepee” (selvaggi, vivono sulla Torre Eiffel) e i “ragazzi del castello” (più organizzati, vivono al Louvre).

Il castello tra le nuvole di Kerstin Gier, pubblicato nel 2017, è un romanzo per ragazzi che mescola avventura, mistero e romanticismo. La storia è ambientata in un castello alpino trasformato in hotel di lusso, arroccato tra le montagne e spesso avvolto da neve e nubi, che diventa il cuore pulsante della vicenda. Tra corridoi eleganti, segreti nascosti e incontri inattesi, il castello tra le nuvole assume un ruolo centrale e simbolico, luogo di passaggio e di scoperta, dove i giovani protagonisti affrontano legami, scelte e primi sentimenti.
Infine, Il castello nella nebbia di Iacopo Cellini, un romanzo per ragazzi che unisce avventura, mistero e suggestioni gotiche. La storia è ambientata in un castello isolato, avvolto dalla nebbia e carico di leggende, che domina il paesaggio come una presenza enigmatica e inquietante. Tra passaggi segreti, pericoli nascosti e prove di coraggio, il castello diventa il fulcro dell’esperienza dei giovani protagonisti, uno spazio simbolico in cui affrontare paure, scoperte e il passaggio verso la maturità.
Alla fine, il castello resiste perché sa trasformarsi. Può essere rovina o residenza impeccabile, fortezza medievale o villa aristocratica, luogo reale o pura metafora. Cambiano le epoche, i generi, le sensibilità, ma resta la sua funzione narrativa essenziale: concentrare conflitti, rendere visibile il potere, dare forma allo spazio in cui i personaggi si rivelano. Nei romanzi di ieri come in quelli di oggi, il castello non è mai solo un luogo da attraversare. È un dispositivo che mette alla prova chi lo abita e chi lo legge. E forse è per questo che, ogni volta che una storia ha bisogno di spessore, di memoria o di una soglia da varcare, finisce ancora lì, davanti a un portone che sembra chiuso, ma non lo è mai del tutto.



Mi hai dato ottimi suggerimenti su un genere che mi piace. Qualcuno l’ho letto: Il castello di Otranto (mi aspettavo di più, forse è acerbo); Abbiamo sempre vissuto nel castello (mi è piaciuto) e naturalmente Calvino. Però ora voglio leggere Rebecca la prima moglie, che ho da un po’, e La fortezza, che non conoscevo ma mi incuriosisce.
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Se te ne vengono in mente altri segnalameli!
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Al momento, solo Dracula…
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Si, infatti, l’ho citato nel testo.
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Giusto, mi era sfuggito.
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Ho letto “Dracula” di Bram Stoker ed è stata una lettura super, 🤩!
I classici sono un genere che leggo raramente ma questo mi ha appassionata ad ogni pagina.
Ne ho fatto anche una recensione: https://le1000e1recensione.home.blog/2022/03/13/recensione-libresca-dracula-bram-stoker/
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un’ottima recensione!!
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Grazie Pina, 🩷!
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Quest’anno voglio recuperare Gormenghast.
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Nel suo genere è un must
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Uno meglio dell’altro. Kafka su tutti.
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Emblematico!
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Ne ho letti ben due: quello della Jackson (INQU a dir poco) ed il capolavoro di Calvino, geniale. Ti prego, scrivi un articolo uguale sui labirinti!
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Ovviamente, il romanzo della Jackson è INQUIETANTE…
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Avevo immaginato 👍🏻
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Caspita che spunto mi dai!! Mi metto all’opera 😘
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dail qualche romanzo citato l’ho letto 😂
concordo, il castello è sempre molto affascinante e malleabile; nei videogiochi poi anche là rende molto a seconda dei generi
mesi fa avevo recensito un documentario dal titolo Il castello indistruttibile, che era una scuola abbandonata in cui i bambini andavano a giocare
i miei castelli preferiti credo siano Hogwarts e il castello errante di Howl
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Ottimo !!!
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