Dove danzano le anime, di Joana Osman, Tre60 2026, traduzione di Federica Garlaschelli, pp. 208

Quando mio padre lasciò la terra in cui era nato e salì sull’aereo che avrebbe dovuto condurlo in Germania, verso un futuro migliore, nel suo primo diario scrisse: Home. Love it, change it or leave it. Casa. Puoi amarla, cambiarla oppure lasciarla.

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Leggere Dove danzano le anime di Joana Osman mi ha dato la sensazione di entrare lentamente dentro una memoria familiare che non appartiene solo a una persona, ma a un intero popolo.
Il libro racconta una storia familiare, ma allo stesso tempo apre uno sguardo su una vicenda storica molto più ampia. Attraverso il racconto delle generazioni che compongono la sua famiglia, l’autrice riflette su temi come l’identità, l’esilio e il legame con la propria terra.
Fin dalle prime pagine si percepisce che la storia non riguarda soltanto il passato, ma anche il modo in cui il passato continua a vivere nelle persone. La memoria diventa quasi un luogo in cui le generazioni si incontrano: i ricordi dei nonni, le esperienze dei figli e le domande della narratrice si intrecciano fino a formare un unico racconto. Dunque posso senza dubbio dire che è un romanzo che unisce racconto autobiografico, memoria storica e ricerca identitaria.

Il libro si apre nella Giaffa degli anni Venti, una città mediterranea luminosa e piena di promesse. L’autrice introduce la storia dei suoi nonni con immagini molto evocative: un giardino pieno di aranci, il profumo delle zagare e un piccolo cinema appena aperto. In questa atmosfera quasi serena si intravede già il cuore del romanzo: la nostalgia per una vita che verrà spezzata dagli eventi storici.
All’inizio incontriamo Sabiha e Ahmed – i nonni dell’autrice –, una coppia che conduce una vita semplice ma piena di speranza. Aprono un cinema e crescono i figli in una casa circondata da aranci; accanto a loro vive una famiglia ebrea polacca, segno di una convivenza possibile prima che la storia la renda impossibile.

Tutto cambia radicalmente nel 1948, quando la guerra arabo-israeliana e la nascita dello Stato di Israele trasformano la vita della famiglia Osman. Il mondo stabile che avevano costruito si sgretola e comincia una lunga fuga: prima in Libano, poi in Turchia. La famiglia diventa parte di quella moltitudine di persone costrette a lasciare la propria terra senza sapere se potranno mai tornare.

Il romanzo non resta però confinato nel passato. Molti anni dopo, l’autrice stessa torna a Giaffa per cercare di ricostruire la storia dei suoi nonni e capire cosa significhi appartenere a una famiglia segnata dall’esilio. Il punto di partenza sono dei quaderni di appunti scritti dallo zio Mahmoud, ritrovati per caso dalla cugina Zeynep che li passa all’autrice affinché li possa utilizzare per ricostruire la storia familiare. Il libro diventa quindi una ricerca genealogica e identitaria, un viaggio tra documenti, ricordi e testimonianze.

La domanda che attraversa tutta la narrazione è quasi ipnotica: chi saremmo oggi se la storia fosse andata diversamente?

Uno degli aspetti più interessanti del romanzo è la costruzione dei personaggi, che rappresentano diverse modalità di reagire alla perdita e all’esilio.
Sabiha e Ahmed
Sono il cuore della memoria familiare. Attraverso di loro vediamo la Palestina prima della guerra: un luogo di vita quotidiana, relazioni e speranze. Non sono figure eroiche, ma persone normali che cercano di proteggere la propria famiglia mentre il mondo attorno a loro cambia.
La generazione successiva
I figli crescono in una condizione completamente diversa: senza una patria stabile e spesso costretti a ricominciare da zero. In loro si riflette il trauma dell’esilio.
Joana (la narratrice)
La narratrice rappresenta la generazione della diaspora. Non ha vissuto direttamente gli eventi, ma sente il bisogno di comprenderli. Il suo viaggio è soprattutto un viaggio nella memoria: cerca di riannodare i fili di una storia che rischia di perdersi.

Lo stile di Joana Osman è molto evocativo e meditativo. Non si basa su grandi colpi di scena ma su atmosfere, ricordi e riflessioni. Il ritmo è lento, quasi contemplativo, come se la narrazione imitasse il modo in cui funziona la memoria: frammenti, immagini, testimonianze.
Molte descrizioni hanno un tono quasi cinematografico (non a caso compare spesso il cinema aperto dai nonni). Questo elemento crea un curioso gioco tra memoria familiare e immagini cinematografiche, come se la storia della famiglia fosse una pellicola che qualcuno sta cercando di ricostruire fotogramma dopo fotogramma.

Il libro si colloca in un territorio ibrido tra romanzo autobiografico, romanzo storico, narrativa della memoria e della diaspora. È parte di quel filone della letteratura contemporanea che racconta le storie familiari intrecciate con grandi eventi storici, soprattutto quando questi eventi producono esilio e migrazione.

Durante la lettura mi sono venuti in mente diversi romanzi che affrontano temi simili, soprattutto per il modo in cui intrecciano memoria personale e grandi eventi storici.

  • L’arabo del futuro di Riad Sattouf
    Anche qui troviamo una storia familiare legata al Medio Oriente e al tema dell’identità culturale. Attraverso il racconto autobiografico dell’infanzia dell’autore tra Siria, Libia e Francia, il libro mostra come crescere tra più culture significhi confrontarsi continuamente con il problema dell’appartenenza.
  • Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini
    In entrambi i romanzi gli eventi storici e politici cambiano radicalmente il destino dei personaggi. Come accade in Afghanistan nel romanzo di Hosseini, anche in Dove danzano le anime la guerra e i conflitti costringono le famiglie a lasciare la propria terra e a ricostruire la propria vita altrove.
  • Patria di Fernando Aramburu
    Questo romanzo racconta il conflitto nei Paesi Baschi attraverso le storie di due famiglie. Il punto in comune con il libro di Osman è il modo in cui la grande storia entra nella vita privata delle persone, influenzando rapporti, ricordi e identità.
  • Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
    Anche qui la memoria familiare diventa il centro del racconto. Ginzburg mostra come i ricordi, le parole e le abitudini di una famiglia possano diventare un modo per raccontare un’intera epoca storica.
  • Entra il fantasma di Isabella Hammad
    Questo romanzo racconta la storia di Sonia, un’attrice palestinese che torna in Cisgiordania dopo anni vissuti a Londra per partecipare a una messa in scena dell’Amleto. Il libro riflette sul rapporto tra identità, esilio e ritorno alla propria terra. Come in Dove danzano le anime, anche qui il passato, la memoria e la storia palestinese influenzano profondamente la vita dei personaggi, mostrando quanto il legame con la propria origine continui a influenzare il presente.
  • Ogni mattina a Jenin di Susan Abulhawa
    Questo romanzo racconta la storia di una famiglia palestinese attraverso più generazioni, mostrando come la Nakba e i conflitti successivi abbiano segnato profondamente la vita delle persone. Come in Dove danzano le anime, la vicenda personale dei personaggi si intreccia con la grande storia e con il tema dell’esilio.

Il titolo mi ha particolarmente colpita e mi ha spinta a molte riflessioni. Indubbiamente è molto evocativo e simbolico, ma credo che non vada interpretato in senso letterale. Racchiude invece alcuni dei temi più importanti del romanzo: la memoria, il legame con il passato e la presenza delle generazioni precedenti nella vita dei discendenti.

Prima di tutto, l’idea delle “anime che danzano” richiama la presenza dei ricordi e delle persone del passato. Nel libro, la storia dei nonni e degli antenati continua a vivere nella memoria della narratrice. Anche se queste persone non sono più presenti fisicamente, la loro esperienza continua a influenzare chi viene dopo. Le “anime” possono quindi essere interpretate come le vite delle generazioni precedenti che rimangono vive attraverso i racconti, i ricordi e la memoria familiare.

Il verbo “danzare” suggerisce inoltre movimento e vitalità. I ricordi non sono qualcosa di fermo o immobile: cambiano, si trasformano, riemergono nel tempo e continuano a muoversi dentro la coscienza delle persone. Nel romanzo, infatti, la narratrice ricostruisce la storia della sua famiglia attraverso frammenti di memoria, testimonianze e luoghi. In questo processo, il passato non è mai completamente concluso, ma continua a “muoversi” nel presente.

Il titolo può essere interpretato anche in relazione al tema dell’esilio. Quando una famiglia è costretta a lasciare la propria terra, spesso ciò che resta sono soprattutto i ricordi e le storie tramandate. In questo senso, il luogo “dove danzano le anime” può rappresentare lo spazio della memoria, cioè quel luogo simbolico in cui il passato continua a vivere anche quando la realtà concreta è cambiata.

Infine, il titolo richiama l’idea che la storia personale e quella collettiva siano profondamente intrecciate. Le vicende della famiglia raccontate nel romanzo non sono isolate, ma fanno parte di un evento storico più grande. Le “anime” che danzano possono quindi rappresentare non solo gli antenati della narratrice, ma anche tutte le persone che hanno vissuto esperienze simili di perdita, migrazione e ricerca di identità.

Le nostre storie sono come le matriosche russe: ne apri una e ne trovi un’altra, poi un’altra e un’altra ancora. Scrivere mi rende nostalgica, ma la nostalgia funziona così: occorre un posto per il quale provarla, e qui sta l’inghippo. (..) Questo posto del resto è soltanto l’ennesima creazione del mio cervello che non riesce a darsi pace.

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È una lettura intensa e riflessiva, che invita a pensare a quanto la nostra identità sia fatta non solo dalle nostre esperienze, ma anche dalle storie che ci hanno preceduto.

Joana Osman, nata nel 1982 da padre palestinese e madre tedesca, ha studiato Studi americani, Scienze teatrali e Storia dell’arte. Nel 2012 è stata cofondatrice del movimento pacifista «The Peace Factory». Il suo romanzo Dove danzano le anime, che racconta la storia della sua famiglia palestinese, ha conquistato lettori e critica. Nel 2024 è stata premiata come una delle artiste emergenti più promettenti in Germania. Joana Osman lavora come autrice, docente e coach di scrittura creativa, e vive con la famiglia nei pressi di Monaco di Baviera.joanaosman.de