Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Altri squilibri

INCIPIT

Sulla spiaggia

Ho chiuso la porta alle mie spalle. Finalmente un po’ d’aria fresca. La respiro a pieni polmoni mentre m’incammino a passi svelti verso la fermata della corriera. Penso a lui, mi chiedo se devo sentirmi in colpa per quello che ho fatto. Rivedo il suo ultimo sguardo, i suoi occhi arrotondati dallo stupore, ingrossati da una paura incredula. Ho ancora addosso l’odore acre del suo sudore, mi è penetrato nella pelle e non se ne vuole andare.
Non pensava certo che ne fossi capace, mi ha sottovalutato fino alla fine. Dovrebbe ringraziarmi, comunque, per la lezione che gli ho dato. Peccato che ormai non gli servirà più a nulla. Ma sì, in fondo mi fa anche un po’ pena, nonostante tutto: povero piccolo energumeno, reso impotente da quattro sottili strisce di seta a disegnini cachemire.
Non è stato difficile convincerlo. Sapevo fin dall’inizio che avrei avuto via libera facendo leva sulla sua vanità. È bastato per qualche giorno lanciargli sguardi lunghi e sottili, venati di timidezza. È bastato che mi lasciassi avvicinare al suo primo goffo tentativo di abbordaggio. È bastato fargli credere che sono una sempliciotta come lui, una di bocca buona, una che si accontenta di tutto. Come se non m’importasse del suo ventre sporgente, dei capelli unti, delle unghie sporche e mal curate, della calvizie incipiente. Neanch’io sono una bellezza, del resto. Una ragazza come tante. Questo deve avere avuto la sua importanza. L’ho adulato come si aspettava, gli ho promesso meraviglie d’amore. E lui c’è cascato. Povero piccolo imbecille.
Si è lasciato condurre docile come un cagnolino – senza alcun sospetto – nel capanno sulla spiaggia. Ho conservato una copia della chiave per l’inverno, gli ho detto. Ha voluto sapere perché. Vengo spesso a rifugiarmi qui quando voglio starmene in pace, gli ho risposto maliziosa. E intanto l’ho fatto sdraiare su una chaise-longue di legno, di quelle a listarelle sottili, che d’estate vengono vestite con delle imbottiture di spugna colorata. All’inizio ho dovuto sopportare qualche bacio viscido, ho dovuto permettergli qualche confidenza, per essere certa che si fidasse di me. Lui si è fidato, eccome. Povero piccolo essere insignificante. Ci ha creduto veramente che io potessi desiderare proprio lui. Quest’idea mi fa morire dalle risate. Ha pensato davvero che mi sarei lasciata frugare dalle sue manacce, che gli avrei permesso di possedermi. Non aveva capito invece che era lui in mio potere, finalmente. Dopo tanto tempo ce l’avevo in pugno e lui non lo sapeva. Ho aperto lentamente la zip del giubbotto. Lui ha infilato le dita nella scollatura della mia camicetta, tentando con gesti affannosi e maldestri di sbottonarla.

Annalisa Bruni

Recensione