INCIPIT
1 Un bastoncino di zucchero filato
Mio padre non mi voleva. Arrivai a questa consapevolezza quand’ero molto piccolo, ancora prima di capire cosa stavo perdendo e molto tempo prima di poterne immaginare la ragione. Per certi versi, che non capissi fu una fortuna. Se la consapevolezza mi fosse arrivata quand’ero più grande, forse avrei saputo conviverci meglio, ma probabilmente attraverso la simulazione e l’odio. Forse avrei finto che non mi importasse o avrei inveito, rabbioso, offeso, alle spalle di mio padre, accusandolo per come erano andate le cose e perché tutto poteva essere diverso. In preda all’amarezza, forse avrei concluso che non c’era niente di eccezionale nel dover vivere senza l’amore di un padre. Poteva essere addirittura un sollievo doverne fare a meno. I padri non sono sempre facili, soprattutto se a loro volta sono cresciuti senza l’amore del padre, perché in questo caso tutto quello che sanno li portava a capire che i padri dovevano far andare le cose come volevano, in un modo o nell’altro. Inoltre i padri, come tutti, devono affrontare l’inesorabilità con cui procede la vita, e hanno il loro fragile io da lenire e sostenere, e devono esserci molti momenti in cui hanno a malapena la forza necessaria per questo, men che meno riserve d’amore per il bambino spuntato chissà come all’improvviso.
Ma io mi ricordavo anche di quando le cose erano diverse, di quando mio padre non mi teneva a distanza con un gelido silenzio mentre stavamo seduti nella stessa cameretta, di quando rideva con me e mi faceva fare le capriole e mi coccolava. Era un ricordo che arrivava senza parole e senza suoni, un piccolo tesoro che custodivo.
Abdulrazak Gurnah

