Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Febbre da fieno

INCIPIT

NAPOLI – ROMA

L’ultimo giorno è stato faticoso come pochi altri. Non per il panico. Non avevo paura. D’altronde non ce n’era motivo. Mi sentivo solo in mezzo a una folla che parlava un’altra lingua. Nessuno faceva caso a me. Persino i miei custodi non si sforzavano di tenermi d’occhio e comunque non ho mai avuto il piacere di conoscerli. Poiché non credevo alla maledizione che mi avrebbe colpito se dormivo col pigiama di Adams, mi facevo la barba con il suo rasoio elettrico e seguivo le sue orme per il golfo, avrei dovuto provare sollievo al pensiero che il giorno seguente mi sarei disfatto di questa falsa pelle. Neppure lungo il tragitto mi aspettavo alcun agguato. Del resto sull’autostrada non gli era caduto neanche un capello. L’unica notte a Roma sarei stato sotto protezione speciale. Mi dicevo che era solo la voglia di piantare lì la missione, visto che si era rivelata un fiasco. Mi dicevo molte cose sagge, però finivo sempre per non rispettare il programma della giornata.
Dopo il bagno dovevo tornare al Vesuvio, alle tre, ma già alle due e venti ero vicino all’hotel, come se dovessi precipitarmi lì per qualche motivo. In camera certo non poteva succedere niente, quindi uscii in strada. Conoscevo i dintorni a memoria: all’angolo c’era il negozio del barbiere, più avanti il tabaccaio, l’agenzia di viaggi, da lì cominciava il parcheggio dell’hotel ricavato nello spazio tra le case. Salendo per la collina subito dopo l’albergo si giunge al negozio del calzolaio dove Adams si era fatto ricucire il manico della valigia strappato, e poi al piccolo cinema sempre aperto. La prima sera c’ero quasi finito dentro perché avevo scambiato le sfere rosa per pianeti. Alla cassa capii di essermi sbagliato. Era un gigantesco sedere. Adesso, nell’afa immobile, ero arrivato all’angolo ed ero tornato indietro girando intorno all’ambulante che vendeva mandorle tostate.

Stanisław Lem

Recensione