Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Funeral Party

INCIPIT

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Faceva un caldo terribile, con il cento per cento di umidità. Sembrava che con i suoi palazzi inumani, i parchi meravigliosi, la folla e i cani multicolori, l’enorma città fosse lì lì per passare a un nuovo stato di aggregazione, e da un momento all’altro gli uomini semiliquidi si sarebbero messi a fluttuare nell’aria brodosa.
La doccia era sempre occupata: ci si andava a turno. Ormai da un pezzo nessuno portava più vestiti, solo Valentina non si toglieva il reggiseno, perché se lasciava ballonzolare in libertà le sue grosse poppe, la pelle sottostante le si macerava per il caldo, come quella dei lattanti. In tempi normali non portava mai il reggiseno. Tutti erano bagnati, l’acqua non evaporava dai corpi, le salviette restavano sempre umide, e i capelli si potevano asciugare solo con il phon.
Le tapparelle erano socchiuse, ciocche di luce striavano il pavimento. Il condizionatore non funzionava ormai da anni.
Nella stanza c’erano cinque donne. Valentina in reggipetto rosso. Nina con i lunghi capelli e la croce d’oro, talmente dimagrita che Alik le aveva detto: “Nina, assomigli alla cestina. Dei serpenti”.
La “cestina” stava lì, in un angolo. Alik in gioventù era andato in India in cerca di antica saggezza, ma non ne aveva riportato nient’altro che quella cesta.
Poi c’era la vicina Gioia, un’italiana un po’ matta che si era aggregata alla casa, trovandosi un posto così strano per imparare il russo. Era sempre offesa con qualcuno, ma siccome nessuno faceva caso ai suoi complicati risentimenti, le toccava essere magnanima e perdonare tutti.

Ludmila Ulitskaya

Recensione