INCIPIT
Eravamo in auto, mio fratello e io. È venuto a prendermi all’aeroporto di Vienna. Al parcheggio l’ho abbracciato, lui si è divincolato subito. dobbiamo sbrigarci, ha mormorato, così non paghiamo.
Avresti potuto votare per posta, ha detto poi mentre imboccava la direzione per Bratislava.
Accompagno mamma, è una prima volta anche questa. E poi sono qui per la radio, ho detto. Martin ha annuito.
L’autostrada mi sembrava vuota, qualche camion e delle auto con targa slovacca. Lui andava piano, non correva, le mani poggiate sul volante. Erano pelose, non me le ricordavo così.
Attorno a noi c’era molto buio, gli alberi lungo la strada formavano una massa nera indistinta. La musica andava a basso volume, i suoni si mescolavano con il ronzio del motore. Mi faceva male la schiena, ho allungato le gambe fino a dove potevo e poi mi sono abbandonata sul sedile, le ginocchia si spostavano seguendo le curve. Avrei voluto che mi parlasse. mio fratello, che mi raccontasse la sua giornata come faceva una volta, ma non mi ha detto niente. L’auto mi cullava, poi la valigia nel bagagliaio ha sbattuto contro qualcosa, un tonfo sordo, e io mi sono raddrizzata sul sedile.
Dopo un po’ sono apparsi i punti rossi, eccole le pale eoliche, sono centinaia. Mi sorprendono ogni volta, me ne dimentico quando sono via.
Jana Karšaiová

