INCIPIT
Uno
L’aspirante reporter della New Port Gazette, Jimmy Priscot, assomigliava a Walter Matthau. Da giovane. Solo che all’epoca in cui Jimmy Priscot abitava, lavorava e aspirava – in cuor suo e lontano dagli altri, chiuso nella sua stanza o durante le passeggiate solitarie tra i dock del porto – a diventare reporter ufficiale della New Port Gazette, a quell’epoca Walter Matthau non era ancora nato. Così Jimmy Priscot, molto naturalmente, senza tanto scalpore e con mirabile coerenza, assomigliava solo a Jimmy Priscot. Una copia perfetta di sé stesso. Qualità che lo rendeva l’unico e inimitabile Jimmy Priscot di New Port, cosa di cui peraltro sua madre andava molto orgogliosa.
Insolitamente alto per lo standard cittadino, con il viso scavato e le occhiaie che proiettavano un’ombra malinconica su quel volto così dolce e affettuoso da causare un istantaneo imbarazzo nella maggior parte di coloro che lo incontravano. Faceva venir voglia di abbracciarlo, di offrirgli una cioccolata calda in inverno o una gita in montagna d’estate. Era uno spalatore di nuvole – come certi detective – ma inconsapevole di
esserlo – come molti poeti – e tendeva a perdersi tra i fiumi della curiosità umana con gentilezza e passione. Come il padre, a detta della madre.
Camminava per le vie di New Port seguendo traiettorie tutte sue che, per lo più, comportavano occasionali scontri con i passanti. Jimmy navigava a luci spente e si faceva vedere il meno possibile, è vero, ma era capace di suscitare negli altri, per via di quello sguardo che si posava sul mondo quasi a voler chiedere scusa, una curiosità che spingeva ad avvicinarsi a lui per scambiarci due chiacchiere, proseguire a raccontare della
propria vita e finire, senza rendersene conto, per diventare suo amico. Perché a Jimmy piaceva ascoltare – e per un aspirante reporter questa è una gran bella qualità. E agli altri piaceva raccontare storie a Jimmy – e anche questo è un gran bel vantaggio per chi vuole diventare reporter.
Quello di cui abbondava era una naturale quanto incontrollabile tendenza a perdersi nelle storie che gli venivano raccontate. E del resto non c’era nulla di male nel voler dare una spinta creativa ad articoli che trasudavano banalità borghesi, patetiche celebrazioni di eroi locali e infiocchettature leziose per attirare sponsorizzazioni. Ecco, la forza di Jimmy – che poi era anche la ragione per cui il direttore Ozniak della New Port Gazette dopo cinque anni di apprendistato continuava a negargli la promozione a reporter – stava in una naturale capacità di deviare dall’incarico che gli veniva assegnato. Nell’aprile dell’anno precedente, per dire, il pezzo sulla partita di baseball tra i New Port Boys e gli Orange County Beasts era diventato L’arte segreta di cucire guantoni: la parola all’artigiano. Un articolo di indubbia competenza tecnica, ricco di informazioni
sui diversi tipi di guanti e cuciture, su quali fossero i fili migliori e le pelli più resistenti, tutti dettagli puntualmente purgati dal direttore Ozniak che aveva poi aggiunto punteggio e classifica al pezzo e lo aveva mandato in stampa. Jimmy ci era rimasto male.
“Qualcosa non va?”, aveva chiesto Ozniak.
“Mi dispiace per il signor Fork”.
“Chi?”.
“Thadeus Fork, l’artigiano. Ci teneva così tanto a comparire”.
“Qual è la prima regola di un buon reporter?”, gli aveva domandato il direttore dopo un lungo sospiro.
“Attenersi al pezzo”.
“La seconda?”.
“Non perdere mai di vista l’argomento centrale”.
“La terza?”.
“Fare sempre quello che dice lei”.
“E bravo il mio ragazzo. Continua così e un giorno diventerai un grande reporter, proprio come me. E adesso vai a informarti sulla regata di questo fine settimana. Ho scelto te per scrivere l’articolo”.
Giovanni Savelli

