Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

La stagione che non c’era

INCIPIT

Nene tornò a S. dopo quasi cinque anni di assenza. Arrivò nella luce violacea del tardo pomeriggio con l’ultimo autobus della giornata. Gambe molli e un borsone in spalla si incamminò verso l’unico luogo che avrebbe potuto chiamare casa, ma alla sola idea gli si occludeva la gola. Quando, qualche ora prima, alla stazione centrale di Sarajevo si era accostato alla corriera diretta alla sua cittadina d’origine, l’autista aveva strabuzzato gli occhi, gli si era avvicinato, anzi gli era proprio andato addosso, e con le sue mani forti aveva preso a dargli delle pacche sulle spalle e poi a toccarlo in maniera balorda, come se tastasse la consistenza dei muscoli della sua schiena. Nene indietreggiava e a forza di battere in ritirata si era incagliato contro un pilastro di cemento ed era rimasto bloccato, con le spalle al muro, mentre l’autista lo mitragliava di parole.
«Allora? Non sei cambiato per niente, eh!»
«Quanto tempo è passato…»
«Ma dove sei stato?»
«Che hai combinato?»
«Non si parlava d’altro in città!»
«E i tuoi, poverini, muti, come pietrificati.»
«Perché sei andato via?»
«E poi, il lavoro? Che cittadini siete voialtri che non lavorate?»
«Ma dico io, i giovani d’oggi, che c’avete in testa? Noi abbiamo costruito le ferrovie, gli ospedali… Non so. Non so proprio a chi stiamo lasciando questo Paese.»
«Almeno una ragazza te la sei trovata?»
«Dai, dai, sali. Ma guarda che faccia hai fatto. Che c’hai? Sembra che t’hanno pisciato in testa!»
Tramortito dalla raffica di domande, esortazioni, accuse e condanne, Nene aveva cercato di restare fermo mentre l’autista lo spingeva verso la portiera del pullman. Per giorni si era tormentato compilando liste immaginarie dei pro e dei contro, esaminando una alla volta le perplessità che lo attanagliavano all’idea di lasciare Sarajevo e adesso, dopo l’incontro con quel ficcanaso, gli era chiaro che la realtà sarebbe stata ancor più dura delle sue previsioni.

Elvira Mujčić

Recensione