Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

L’idiota di famiglia

INCIPIT

La mia croce sono i calchi.
Lo so che dovrei aspirare a un Avversario più decoroso, e invece, sarà che ormai più che nel mondo delle persone vivo in quello delle parole, il mio cruccio è questo: le espressioni che ricalchiamo da una lingua straniera (anzi la lingua straniera, l’unica da cui sono colonizzate le nostre coscienze), traducendole di peso, alla lettera, e ignorando – magari a bella posta, per darci un tono internazionale – che ne esisterebbero di equivalenti in italiano. Non vorrei passare per un autarchico che stigmatizza chi usa parole inglesi; certo, non dico schedule o briefing, e meno che mai direi schedulare o brieffare, però immagino che chi le usa sia consapevole di non parlare in italiano. E sono anche tollerantissimo verso l’uso di parole che non hanno corrispettivi, tipo spoiler o trollare.
Ma ogni volta che sento dire non l’ho visto arrivare, ogni volta che una narrazione diventa una narrativa, ogni volta che qualcuno è interessato in qualcosa, ogni volta che si celebra anziché festeggiare, ogni volta che un decennio diventa una decade, ogni volta che si spende del tempo, ogni volta che si sottostima, si misinterpreta, si è confidenti, si quota, si cercano evidenze o si ha la giusta attitudine, ogni volta che si frequenta la classe di yoga, che questa non è un’opzione, che devi prendere un rischio, o che qualcuno ha prevalso eccetera eccetera, a me, non ci posso fare niente, mi monta il nervoso.

Dario Ferrari