Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Perduto è questo mare

INCIPIT

Mare scintillante, trasparente. Quando lo squillo si fa strada nel frastuono della barca dei gitanti e leggo il nome di sua figlia sul telefono capisco che è un’emergenza. Ci penso un po’ prima di lasciare l’isola, le notizie sono altalenanti, forse ce la fa a raggiungere quella meta a cui tanto aspira e che noi, noi ormai pochi attorno a lui, invochiamo come una cerimonia magica: il centesimo compleanno. Invece quarantotto ore dopo sono a Roma ma Raffaele non aspetta, nella notte se ne va, in una brutta stanza di un vecchio ospedale, proprio tutto quello che non desiderava, che non desideravamo.
Anche il funerale va fatto in fretta. Non conta che il defunto sia uno scrittore di lunghissimo corso e molto amato: due giorni dopo è il 29 giugno, la festa dei patroni di Roma Pietro e Paolo, e non si possono celebrare esequie nelle chiese che si preparano a santificare l’evento, quindi bisogna sbrigarsi. Una vita lunga e un breve addio.
A Sant’Ignazio siamo in pochi, fa già un gran caldo e poi c’è il ponte per la festa, e tanti amici l’hanno preceduto, ma lui non era affatto stanco di vivere, anche se perlopiù la sua vita adesso la passava a letto. Scelgo per le letture un brano dall’Antico Testamento che mi ha sempre molto turbato: è Deuteronomio, 34,4. “Il Signore gli disse: ‘Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e Giacobbe: Io lo darò alla tua discendenza. Te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai'”. Così Mosè, che ha fatto tanta fatica ad arrivare fin lì, a portare fin lì dall’Egitto il suo popolo recalcitrante e litigioso, a tenerlo a bada nelle sue intemperanze, a istradarlo alla legge, nella terra promessa non ci entrerà. Del resto, fin dall’inizio della nostra amicizia, Raffaele ed io condividevamo una intima certezza: la terra promessa è sempre una terra perduta.

Elisabetta Rasy

Recensione