INCIPIT
Ci avviciniamo allo stagno dalla stratosfera.
Prima avvistiamo la Lapponia con tutte le sue parti che sono: 1) La Lapponia occidentale: elettrizzante. Con la sua Levi e gli altri paradisi dello sci, le sue sorprese, il suo dialetto, i suoi Timo Mukka, Kalervo Palsa e Särestöniemi. 2) La Lapponia del nord: esotica. Con i Sami, i caratteristici colli e i branchi di renne che li popolano, il lago Inari e i salmerini che ci sguazzano. 3) La Lapponia orientale: balorda. Paludi e zanzare a volontà. Non se la fila nessuno.
Nessuno tranne noi.
Scendiamo in picchiata verso di lei, anche se i venti ci soffiano contro. Roba da non credere. Anche il pianeta vuole spingerci a ovest.
Ma io le mie leggi di natura me le faccio da me.
Ci arriviamo dall’alto così ti fai un’idea. La Lapponia è grande. Anche se sei già a Sodankylä, praticamente al centro della Lapponia, tirando dritto filato verso nord ti ci vogliono qualcosa come cinque ore di macchina per raggiungere il Mar Glaciale Artico. No, come non detto: l’automobile non è un buon parametro. Qui non ci sono tante strade. Né case. Né esseri umani. Vasti altopiani tra i corsi d’acqua, ecco cosa c’è. Chiazze di zolle indefinite, come se dio, dopo aver sistemato altrove prati e brughiere e foreste pluviali, avesse sparpagliato i rimasugli su queste lande nordiche.
Juhani Karila

