Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Quello che so di te

INCIPIT

Mi sporgo verso la culla, guardo giù dentro il cratere.
La bambina è rannicchiata sotto le lenzuola, ma la testa è fuori, le mani unite in una forma di preghiera. Ha gli occhi spalancati, muove la bocca in un discorso senza voce. È atterrata sul nostro pianeta da poche ore e ha già disatteso quello che pensavo di sapere di lei: mi avevano detto che avrebbe pianto o dormito, non che l’avrei trovata sveglia e senza lacrime, senza richieste da interpretare o da esaudire.
È indifferente a tutto, anche a me. A più di venticinque centimetri di distanza io per lei non sono neppure un’ombra. Venticinque centimetri dista in media un capezzolo dal viso cui appartiene, perciò i neonati riconoscono i lineamenti della madre che li allatta, ma oltre quella distanza la madre viene oscurata dalle tenebre.
Mani minuscole e grinzose grattano sul lenzuolo, un rumore siderale mi tocca e non mi appartiene. A più di venticinque centimetri, una madre non è niente. L’inesistenza è il mio ultimo sollievo. Se non esisto, non posso sbagliare.
Il verde degli alberi incombe dalla finestra, mia figlia mi guarda ma non mi vede. In quel momento, dentro quel preciso nulla, nell’isolamento dell’ospedale in cui ho appena partorito, capisco cosa non potrò mai più permettermi di fare.
Impazzire.

Nadia Terranova

Recensione