INCIPIT
Parte prima
Kostya
I.
Io sono nato con la guerra e nessuno mi può fermare.
Corro corro corro come questo treno facciatosta. C’è la polizia, ci sono i soldati, ci sono le sirene e poi le bombe. Sono solo un bambino, dico, e passo avanti e corro corro corro, e alla polizia e ai soldati e alle sirene e poi alle bombe faccio ciao ciao con la mano e li mando al didietro.
Come ti chiami? Mi chiamo Kostya. Quanti anni hai? Ho quasi dieci anni. Da dove vieni? Vengo da Mariupol’. i razzi spappolatrippe me li mangio a colazione e poi rutto a mitraglia.
Fisso il palmo della mia mano e avvio una diretta immaginaria con i follower che non esistono ancora, numero uno perché non ho un canale per lo streaming, e numero due perché il mio Tato puzzapiedi mi ha fatto promettere di non usare il cellulare, altrimenti si scarica subito. Mi esercito per quando un giorno sarò il re dei social e vivrò nella ricchezza, con belle donne e birra a fiumi, due motivi più che sufficienti per stare a questo mondo, come dice sempre Danylo, l’amico di allegria del mio Tato.
Il treno mi porta in salvo, mi ci ha messo il mio Tato testadura. Il numero di telefono della Babusia è scritto a penna blu dietro la foto della Mate, tienila sempre con te mi raccomando. Sì, Tato. L’indirizzo della signora italiana dove lei ha la residenza è scritto con la penna rossa un po’ più sotto, non lo stropicciare mi raccomando. Va bene, Tato. Il documento è nella tasca interna del giubbino con le piume di vera oca ucraina, non lo perdere mi raccomando. Sicuro, Tato. I soldi sono nascosti nei calzini, non li sprecare mi raccomando. Certamente, Tato. Ripeti di nuovo: raggiungere la frontiera, passare i controlli, incontrare il mio amico fidato Victor Kaminsky con la sua Dacia scassata, arrivare in Italia e poi sei salvo. Solo per emergenza telefoni alla Babusia, altrimenti lei mi tritura i cosiddetti con le sue domande. E non ti perdere, capito? Ho fatto sì con la testa. Paura? Ho fatto no con la testa. Io sono come la guerra, gli ho detto, nessuno mi può fermare. Mi ha messo lo zaino sulle spalle, ero leggero perché io sono forte. E tu, Tato, gli ho chiesto, paura? Non ho sentito la risposta, il treno ha fischiato e mi sono tremate le orecchie.
Viola Ardone

