Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Tony Nessuno

INCIPIT

UCCIDERE IL RE

In seguito ricordai che l’avevo già visto mentre mi libravo a mezz’aria, volando da un trapezio all’altro. Avevo notato i suoi occhi assorti nelle mie acrobazie, nelle mie mani sicure, nel vestito brillante che sfavillava davanti ai suoi occhi muti di fronte al mio volo, al mio corpo sospeso nell’aria, al mio corpo sospeso nel tempo. Era seduto zitto zitto accanto all’arabo, ma sembrava che volesse elevarsi con me, perché allungava il collo come se provasse a volare anche lui.
È stato così per tutta la vita. Ho sempre avuto l’impressione che quando faceva un passo, in realtà stesse già cercando di fare il successivo. Per questo camminava in modo strano e per questo sembrava un po’ strabico: perché guardava oltre quel che aveva davanti. Vale a dire, nelle profondità di se stesso e da nessuna parte. Proprio come in quella sera gelida, quella sera in cui osservava il mio numero con i trapezi dalle gradinate del circo e non voleva starsene lì seduto ma volare, essere sospeso nell’aria e nel tempo, e per questo allungava il collo e stirava la schiena e spalancava gli occhi, per sentirsi più vicino a quel qualcosa che lo affascinava ed esasperava, qualcosa che credevo fosse il mio volo ma che in realtà ero io stessa o il mio ricordo.
La mattina dopo vedemmo l’arabo che si aggirava per i camerini con il bambino per mano. Io stavo lavando dei vestiti in un secchio, nella tenda che dividevo con le mie cugine, e da lì sentii che lo sconosciuto chiedeva, in un pessimo spagnolo, del padrone del circo. Fátima uscì a vedere chi era e poi tornò. “È un tizio che sembra arabo,” mi disse, “con la barba, un naso grosso, ieri era nel pubblico insieme a un bimbetto, l’hai visto?”
Allora mi ricordai del bambino e mi affrettai a uscire.
L’arabo stava parlando con Malaquías Garmendia, che si tiracchiava i baffi perché non lo capiva. Io mi misi accanto a lui e mi raggomitolai tra le sue braccia per sentire meglio di che cosa parlavano. Dopo un po’ riuscii a capire che lo sconosciuto voleva vendere qualcosa a Malaquías.
“Sembra che voglia venderle un libro,” dissi piano piano al nostro Señor Corales, ma l’arabo dovette sentirmi perché mi indicò con il dito, come a intendere che era proprio questo che stava cercando di dire; e in quel momento il bambino, che fino ad allora aveva osservato distratto la parte inferiore del tendone, seguì la traiettoria invisibile del dito arabo e mi guardò negli occhi. Non so se mi riconobbe come la persona che la sera prima volava di fronte a lui, ma si mise a osservarmi in modo strano, come se mentre alzava gli occhi su di me si trovasse in realtà molto lontano da lì, come se non fosse altro che un fantasma con l’urgenza di comunicare qualcosa agli umani per potersi fare poi di nuovo invisibile. Mi incuriosì quel bimbetto, mi faceva simpatia o forse un po’ paura.

Andrés Montero

Recensione