INCIPIT
“Helen Fletcher è tornata?”
Fino a quella telefonata con la sorella minore nella primavera del 2017, Nayan non aveva idea che si chiamasse Helen Fletcher. L’aveva vista un sacco di volte, prima in foto, sul telefono dell’impiegata dell’agenzia di servizi infermieristici, ma più spesso nelle sere in cui la corse coincideva con la birra di fine giornata di lei, quando se ne stava seduta con le gambe appoggiate alla malconcia balaustra di legno del portico, con indosso dei pantaloncini strappati di jeans, una Bud accostata alle labbra. Casa sua era l’ultima prima che la strada priva d’indicazioni si trasformasse in un sentiero segnato dalle ruote dei quad. Il suo vicino più prossimo, il pub Saracen’s Head, era a una certa distanza più in basso giù dalla collina. La posizione appartata infondeva nella corsa di Nayan una sorta di nervosa timidezza quando le passava accanto. Ogni volta decideva di salutarla e ogni volta si bloccava, intimorito. Era fiori allenamento, certo, e non era nemmeno abituato a sentirsi intimidito: sarà stato il modo in cui la nuca di lei posava imperiosa contro il pilastro, con l’aria di fottersene di tutto, su quel vialetto d’accesso coperto di ghiaia, ripidissimo, che sembrava ostentare le sue erbacce, largo a malapena abbastanza per la più piccola delle auto. Sembrava seduta su un trono decrepito, a osservarlo con alterigia.
Una settimana prima di chiamare sua sorella, mentre aspettava in fila all’ufficio postale, Nayan l’aveva vista da vicino. Nonostante il freddo di quella mattina di aprile, Helen indossava di nuovo i pantaloncini di jeans. La foto di lei che aveva visto doveva essere stata scattata qualche anno prima, perché in carne e ossa appariva invecchiata (anche se, con sua sorpresa, capì che era comunque più giovane di lui). Nei capelli sciolti il biondo cominciava a mescolarsi col grigio e gli zigomi sporgenti davano al volto una sorta di elusiva inaccessibilità. Una volta alla cassa, aveva detto a Margot poche parole che Nayan non era riuscito a sentire, aveva comprato una carta prepagata per la benzina e sigarette Silk Cut e se ne era andata, una sigaretta spenta in bocca e la borsa di vimini stretta sotto l’ascella.
Sunjeev Sahota

