Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Un lampo di fortuna

INCIPIT

Caro era su tutte le furie. Una delle sue apprendiste le aveva appena letto a voce alta l’avviso della riunione, che lei subito aveva lanciato nel cestino della spazzatura, all’altro capo della stanza. La moglie di un uomo politico voleva parlare all’associazione dei sarti, e il presidente aveva accolto la sua richiesta di intervenire nella prossima assemblea. E naturalmente il presidente aveva pensato fosse utile accennare al fatto che la moglie del politico era figlia di un sarto. Caro era quasi certa che fosse una bugia. Quelli vanterebbero parentele con chiunque, se servisse ad andare al potere. La irritava, il tempo perso per ascoltare una che faceva campagna elettorale per il marito. Non era per questo che pagava le quote dell’associazione.
Caro si avvicinò al cestino, nell’angolo della sua sartoria. Recuperò l’avviso, ne fece un mucchietto di coriandoli e uscì in giardino a soffiare i frammenti nell’aria. Alla prossima assemblea avrebbe fatto sapere all’associazione quello che ne pensava. Non che qualcuno l’avrebbe ascoltata, a nessuno sarebbe importato niente. Sapevano tutti che il presidente prendeva soldi dai politici per ospitarli nelle loro riunioni. Con l’avvicinarsi delle elezioni, i soci avrebbero rimediato qualcosa dall’improvvisa generosità dei vari candidati. Le loro mogli o sorelle sarebbero intervenute agli incontri con vaschette di riso, fusti d’olio, metri e metri di tessuto ankara stampato con le facce e i simboli dei personaggi in questione. Gli uomini – e i candidati erano quasi tutti uomini – non si presentavano mai di persona per rispondere alle domande su quello che intendevano fare una volta eletti.
Alcuni sarti accusavano Caro di arroganza, perché si rifiutava sempre di prendere il riso e l’olio, o di cucire un vestito con quell’inutile ankara. Ma lei non si sentiva affatto superiore a loro; quasi tutti avevano figli da sfamare, con quel cibo. E poi, come tutti sapevano, per altri quattro anni sarebbe stata la sola roba che potevano essere sicuri di ottenere da quei tipi.

Ayòbámi Adébáyò

Recensione