Francis, questa creatura doppia, ora un vecchio con un piede nella fossa, ora nuovamente un uccello che esitava sulle sue ali incerte, si sarebbe messo a cantare a bassa voce con le donne: Eccomi qua.

Ironweed, di William Kennedy, minimum fax 2018, traduzione di Luciana Bianciardi, pp. 250

Ironweed è ambientato durante la Grande Depressione e racconta la storia di Francis Phelan, ex promessa del football, e ora un barbone originario di Albany, New York; fugge dalla sua famiglia, quando, durante una delle sue sbronze, uccide accidentalmente il figlio neonato: gli cade dalle braccia mentre lo sta cambiando. Francis era già fuggito da Albany una prima volta, nel 1901 quando, durante uno sciopero, aveva lanciato un sasso che aveva ucciso uno scioperante. Era tornato per diventare un grande giocatore di baseball ma l’incidente in cui perse la vita il figlio annientò le sue ambizioni.

Il romanzo si concentra sul ritorno di Francis (dopo essere stato via ventidue anni) ad Albany, e si compie nell’arco di tre giorni nelle festività di Ognissanti; alla narrazione viene aggiunto un elemento surreale poiché Phelan vede e cerca di interagire con persone morte del suo passato travagliato. Il romanzo presenta personaggi presenti in alcuni degli altri libri dell’Albany Cycle di Kennedy.

Perseguitato dal suo passato, dopo avere vagato di topaia in topaia, Francis è tornato nella sua città natale attratto dalle elezioni della città e dall’offerta di cinque dollari per voto da parte di un politico disonesto. Desideroso di fare soldi facili, Francis ha votato ventuno volte. Colto sul fatto, ora sta trascorrendo il suo Halloween a scavare tombe in un cimitero locale per pagare le spese legali.

La scena iniziale di Ironweed mostra Francis nel cimitero, faccia a faccia con i fantasmi del suo passato oltreché le vittime della sua passata violenza. In questo mondo immaginario in cui il confine tra fantasia e realtà è oscurato, i morti sono molto vivi e osservano con grande interesse coloro che hanno lasciato indietro. Mentre Francis vaga nel cimitero, sua madre si agita nella tomba mentre suo padre, divertito dal nervosismo della moglie, fuma la pipa e riflette su quanto suo figlio sia cambiato. Con un tono elegiaco e uno stile a tratti surreale, Kennedy riesce a far sembrare naturali, persino credibili, questi strani lamenti dei morti.

Nonostante gli omicidi commessi per sua mano, l’abbandono volontario di moglie e figli e le crudeltà che hanno fatto precipitare la morte dei suoi amici più cari, Francis è un personaggio che ispira simpatia, o forse è meglio dire comprensione. Phelan è un pensatore e un sognatore, e questo fa parte del suo fascino. È un uomo che è stato deluso dal destino e dai fatti, e che cerca la sua redenzione. Il tema della colpa e della redenzione sono centrali in Ironweed. Francis Phelan è perseguitato dai suoi errori passati e fatica a venire a patti con i peccati che ha commesso. In tutto il romanzo, cerca la redenzione e cerca di fare ammenda per le sue azioni passate. Dunque, un altro tema che emerge è quello della memoria. I personaggi sono perseguitati dal loro passato e i ricordi delle loro vite precedenti continuano a plasmare le loro esperienze e la loro visione del mondo, contribuendo a costruire le loro consapevolezze.

Attorno a questo nucleo centrale, si sviluppano temi come l’amicizia, l’amore, il tentativo di proteggere quel poco che ci viene concesso dalle avversità della vita, i pericoli dell’alcolismo, il tema dell’ingiustizia sociale, così caro a Kennedy.

I personaggi di Ironweed affrontano una lotta costante per la dignità di fronte alla povertà, al fatto di essere dei senzatetto e al rifiuto sociale. Francis e i suoi compagni si rifiutano di rinunciare alla propria dignità, anche nelle circostanze più cupe.

I personaggi del romanzo sono alle prese con domande esistenziali e con la ricerca di un significato nelle loro vite. Francis, in particolare, è tormentato da un senso di mancanza di scopo e fatica a trovare un senso di direzione e significato nella sua vita. Il romanzo esplora la ricerca umana universale di significato e scopo.

La struttura del romanzo si ispira alla struttura della Divina Commedia di Dante. L’epigrafe del romanzo non a caso è una citazione dal Purgatorio. Kennedy era un cattolico irlandese, la cui famiglia, come tutta la comunità trapiantata ad Albany, proveniva da questo tipo di educazione. L’essere cresciuto con una educazione cattolica si riflette nell’ambientazione del ciclo di Albany e nella caratterizzazione dei personaggi, fornendo anche l’immaginario che ispira questa sua narrativa che mescola reale e immaginario, utilizzando fantasia e surrealismo.

Nel romanzo c’è anche tanta simbologia, a partire dal titolo stesso. Il fiore di Ironweed simboleggia la resilienza e la sopravvivenza di Francis Phelan nonostante le dure circostanze della sua vita. La palla da baseball rappresenta il passato di Francis e il suo senso di colpa per aver ucciso accidentalmente suo figlio neonato. Il cavallo simboleggia la lotta con il suo passato e i suoi tentativi di fuggire da esso.

Scritto nel 1983, Ironweed ha ricevuto nel 1984 il Premio Pulitzer per la narrativa ed è il terzo libro dell’Albany Cycle di Kennedy. Dunque, si tratta di uno dei capitoli della saga della famiglia Phelan. Dal romanzo è stato adattato un film del 1987.
La storia editoriale del romanzo vede un iniziale rifiuto da parte dell’editore Viking (già suo editore), che lo reputa troppo difficile e sperimentale. Grazie all’intercessione di Saul Bellow (anche lui a catalogo per Viking e amico di Kennedy), l’editore torna sui suoi passi e decide di pubblicare il romanzo, che si rivela un grande successo, di pubblico e di critica, tanto da meritare il Pulitzer, nonché la realizzazione della pellicola in cui i volti dei due protagonisti, Francis ed Helen saranno quelli di Jack Nicholson e Meryl Streep. In realtà, nonostante il calibro degli attori e il successo del romanzo, il film non ebbe la stessa fortuna, fu, anzi, e un vero e proprio insuccesso.

Qui potete leggere l’incipit del romanzo.

Il romanzo si trova anche nella Box 15 di Romanzi.it dedicata a minimum fax (ve ne ho parlato QUI).

William Kennedy è nato ad Albany, la città in cui ha ambientato quasi tutte le sue opere. Giornalista, storico e romanziere, deve la sua fama alla trilogia composta, oltre che da Ironweed, da Billy Phelan’s Greatest Game e da Legs, dedicati rispettivamente alla corruzione in politica e al gangsterismo, entrambi di prossima pubblicazione nella collana minimum classics. Ha lavorato anche per il cinema, collaborando con Francis Ford Coppola alla sceneggiatura di Cotton Club.