Sono molti i luoghi in cui Marcel Proust visse e scrisse le sue opere, e molti compaiono nelle opere stesse. Proust nacque ad Auteuil, al numero 96 di rue La Fontaine, nella casa dello zio materno; di ritorno a Parigi, la famiglia si stabilì a due passi dalla chiesa della Madeleine, al numero 9 di Boulevard Malesherbes, in fondo ad un cortile interno al primo piano. Questa casa compare diverse volte nell’opera dello scrittore, anche se lui stesso giudicherà questo quartiere uno dei più brutti di Parigi.
Nel 1900 si trasferiscono in un grande appartamento in una via molto elegante, 45, rue de Courcelles, al secondo piano.
All’inizio del 1906, dopo la morte della madre, Marcel, che non sopporta di vivere dove tutto gli ricorda i genitori, si trasferisce nel palazzo della zia Weil, in un appartamento più piccolo al primo piano di 102, Boulevard Haussmann. Nel maggio del 1919 la zia di Proust rileva le quote di proprietà dei fratelli Proust e vende l’immobile alla banca Varin-Bernier.
Costretto a traslocare Proust regala gran parte dei mobili ad Albert Le Cuziat che li utilizza per arredare un bordello per omosessuali: Hotel Marigny. Proust si trasferisce presso l’attrice Rèjane al terzo piano in 8 bis, rue Laurent-Pichat dove rimane pochi mesi. In ottobre trasloca nuovamente e va a vivere vicino all’Etoile al quarto piano di 44, rue Hamelin, in un appartamento non ammobiliato e senza riscaldamento: Proust crede che questa sistemazione sia provvisoria, e invece è quella definitiva.

Proust amava anche soggiornare, per alcuni periodi, all’hotel Ritz, al numero 15 di place Vendôme. I luoghi dell’infanzia di Marcel, la casa della famiglia paterna a Illiers e quella della famiglia materna in Alsazia, sono molto importanti per capire la sua personalità e la sua opera

In quali di queste case e con quali abitudini Proust ha scritto il suo capolavoro?

In ogni casa dove si trasferisce, ricrea la sua camera di ragazzo. Iniziato nel 1909, il romanzo Alla ricerca del tempo perduto – edito in sette volumi tra il 1913 e il 1927 – venne elaborato durante anni di volontaria reclusione nella casa di Boulevard Haussmann, nei quali Proust, la cui salute già cagionevole era peggiorata, lavorava di notte, scrivendo a letto nella stanza foderata di sughero per isolamento acustico. Questa è ora riprodotta nel Museo Carnavalet di Parigi, completa di ogni dettaglio, compresi il letto in ottone, il calamaio, il cappotto di lontra, la trapunta blu. 

Fin dai primi anni, la scrittura si intreccia con la vita di Marcel Proust. Nella quiete della casa paterna, circondato dal calore della madre e dal crepitare della stufa, il giovane Marcel inizia a dar vita alle sue storie sulla tavola da pranzo, tra dubbi e incertezze sulla sua vena artistica.
La perdita della madre rappresenta un punto di svolta drammatico nella vita di Proust. Il dolore lo colpisce profondamente, lasciando un vuoto incolmabile nel suo cuore e nella sua quotidianità. E’ proprio nel periodo di maggiore solitudine che la creatività di Proust fiorisce. Rifugiatosi nell’appartamento su Boulevard Haussmann, trasformato in un eremo letterario, egli circonda di ricordi e oggetti familiari la sua stanza da lavoro, dove trascorre intere giornate immerso nella scrittura.
Le visite degli amici si fanno sempre più rare, lasciando spazio a un’esistenza scandita dai ritmi della scrittura, della riflessione e della malattia.

Un breve profilo

Marcel Proust rappresenta l’incrocio di due eredità profondamente differenti. Da parte paterna, era figlio di un medico affermato, figura solida della borghesia cittadina e rinomato a livello internazionale per i suoi studi sulle malattie infettive. La madre, invece, proveniva da una famiglia ebrea di alto lignaggio. Donne di ingegno vivace e non convenzionali per l’epoca, la madre e la nonna ebbero un ruolo fondamentale nella crescita umana e artistica dello scrittore, introducendolo fin da piccolo al mondo della letteratura, della musica e dell’arte.

Grazie all’agiata condizione economica della famiglia, Proust trascorse la sua infanzia tra i salotti dell’alta borghesia e dell’aristocrazia parigina, ambienti che avrebbe poi magistralmente ritratto nei suoi romanzi con raffinata ironia e uno stile letterario inconfondibile. Un’infanzia non priva di sofferenze, però, segnata da una salute cagionevole e da una marcata sensibilità. Tra le figure più importanti della sua vita, spicca senza dubbio la madre, Jeanne Weil, donna colta e intelligente con cui il giovane Marcel strinse un legame profondo e duraturo. Fu lei ad incoraggiarlo nella sua passione per la scrittura, diventando la sua confidente e la sua musa ispiratrice.

Dopo aver frequentato il liceo Condorcet, Proust si iscrisse alla facoltà di diritto, pur dedicandosi con maggiore passione agli studi letterari e filosofici. Iniziò a frequentare i circoli intellettuali parigini, stringendo amicizie con artisti e letterati dell’epoca. I suoi primi passi nel mondo letterario si concretizzarono con la pubblicazione di alcune opere minori, tra cui saggi e racconti brevi.

Nel 1913, Proust diede alle stampe il primo volume della sua opera monumentale, Alla ricerca del tempo perduto, un romanzo ciclico in sette volumi che lo consacrò come uno dei più grandi scrittori del XX secolo. Attraverso una narrazione complessa e introspettiva, Proust esplora i meandri della memoria, i temi del tempo perduto e dell’inconscio, offrendo un ritratto vivido e profondo della società francese di fine Ottocento e inizio Novecento. L’opera, caratterizzata da uno stile narrativo unico e innovativo, esercitò un’influenza profonda sulla letteratura successiva, divenendo un capolavoro immortale della letteratura mondiale.

Proust trascorse gli ultimi anni della sua vita in maniera fragile e appartata, minato da una salute sempre più cagionevole e dall’asma che lo affliggeva fin dall’infanzia. Rinchiuso nella sua camera da letto, trasformata in un vero e proprio studio, continuò a lavorare alacremente alla stesura del suo romanzo, portando avanti la sua opera fino alla morte, avvenuta a Parigi il 18 novembre 1922.