Tony Nessuno, di Andrés Montero, Edicola Ediciones  2018, traduzione di Giulia Zavagna, illustrazione di copertina di Hernán Chavar, pp. 160

“Quando facciamo cadere il tendone, uccidiamo l’illusione,” dissi un giorno a Tony Mirtillo. “Quando facciamo cadere il tendone, uccidiamo la verità,” mi corresse malinconico.

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Andrés Montero, con il suo Tony Nessuno, ci conduce in un mondo affascinante e misterioso, il mondo del circo.
Il Grande Circo Garmendia, tramandato di generazione in generazione, è un microcosmo che riflette la complessità della vita. Dietro lo scintillio dei riflettori e i sorrisi dei clown, si nasconde una realtà ben diversa: quella di una vita faticosa. Sorrisi e spettacoli lasciano il posto alla durezza della vita, alla fatica di montare e smontare il tendone ogni giorno, di spostare tutto di paese in paese, alla difficoltà di mettere insieme il pranzo e la cena. Una fiaba nera che, sotto la scintillante superficie del circo, cela anche l’ombra inquietante della violenza.
Eppure, nonostante le difficoltà, i membri del circo continuano a inseguire il loro sogno, a credere nella magia del palcoscenico. In questo senso, il circo diventa una metafora della vita stessa, un continuo equilibrio tra illusioni e realtà, tra gioie e dolori.

In questo romanzo, fiaba e realtà si intrecciano in modo inestricabile e circolare, dando vita a una storia che cattura il lettore fin dalle prime pagine. Al centro della narrazione troviamo Javiera, bambina cresciuta nel circo e divenuta trapezista; con lievità e grazia volteggia in alto, saltando da un trapezio all’altro, incantando il pubblico. Purtroppo, una volta cresciuta, è costretta al ritiro a causa di un infortunio.
Insieme a lei l’altro protagonista è un bambino indecifrabile affidato al circo da un misterioso arabo che “baratta” la sua custodia, promettendo di tornare a riprenderlo – anche se a tutti è ben chiaro che non lo farà – con i due volumi delle Mille e una notte, così sconvolgendo l’equilibrio precario della compagnia.
Il bambino viene ribattezzato Tony Nessuno: Tony perché è così che in Cile, Argentina e Bolivia vengono chiamati i pagliacci, Nessuno perché è senza nome e senza passato, e nessuno sa che farsene di lui. A Javiera questo bambino fa molta tenerezza, vuole proteggerlo perché qualcosa di inesplicabile e sotterraneo la spinge verso di lui.
Javiera che a malapena sapeva leggere, era rimasta immediatamente affascinata dalle storie contenute nei due libri e cresce imparandole a memoria. Quando poi l’infortunio la costringe ad abbandonare il suo ruolo, si trasforma in una moderna Shahrazàd, e conquista il pubblico con le sue storie, riportando il circo alla gloria. Immedesimarsi con Shahrazàd ha per lei anche un’altra valenza, più intima e personale; è un modo per astrarsi dalla realtà della violenza che è costretta a subire per mano di Malaquías, che la costringe con le minacce a subire i suoi abusi sessuali.

Io ero Shahrazàd e nient’altro. La persona che rappresentavo fuori dal circo era una parentesi: era l’illusione che permetteva l’esistenza della verità. L’unico luogo possibile e immaginabile era il circo. Solo dentro il tendone di parlava della vita e della morte. Fuori dal tendone, la cosa importante era semplicemente sopravvivere. Anche per strada e nelle varie città. La gente sopravviveva e veniva al circo a vivere, a vivere anche se solo per un paio d’ore.

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Le storie di Shahrazàd aprono le porte a una nuova era per il circo Garmendia. Il pubblico accorre numeroso, affascinato dalla voce incantatrice di Javiera. Il successo è tale da permettere alla compagnia di migliorare le proprie condizioni. Tuttavia, mentre le storie di Le mille e una notte tessono un incantesimo sul pubblico, Tony, il bambino misterioso ormai divenuto un adolescente, rimane ai margini. Il suo nome, Tony Nessuno, riflette la sua condizione di estraneo, un enigma che solo le storie potrebbero svelare. E lo faranno, attraversando la sottile linea che divide la realtà dalla fantasia.

Montero dipinge un quadro vivido e poetico del circo, un luogo dove la magia e la realtà si fondono. Il tendone, che si erge come un’isola nel mondo, diventa il palcoscenico di gioie e dolori, di speranze e delusioni. Ogni personaggio è un tassello di questo mosaico: dalla coraggiosa Javiera al burbero Malaquías, autoproclamatosi erede della dinastia, a sua sorella la zia Magdalena, donna tutta d’un pezzo e poi Tony Mora, Tony Mirtillo, il fantasma di Tony Sigaretta (il padre di Malaquías), il nano Julián e gli altri bizzarri artisti che popolano il circo.

Il romanzo è un’ode alla forza della narrazione. Le storie, tramandate di generazione in generazione, hanno il potere di trasformare la realtà, di guarire le ferite e di dare un senso alla vita. Le Mille e una notte diventano un simbolo di speranza e rinascita, ma anche di un destino segnato.

In Tony Nessuno, mito e realtà si intrecciano in un vortice inarrestabile. Le Mille e una notte, con la loro aura di mistero e il loro potere di sedurre, entrano di prepotenza nel mondo reale, sconvolgendo le vite dei personaggi. La leggenda che vuole chi legge l’ultima fiaba destinato a morire, aggiunge un ulteriore strato di fascino e pericolo alla narrazione.
Montero, con uno stile crudo e diretto, ci trascina in un mondo dove le storie hanno il potere di plasmare la realtà, di dare forma alle identità e di scatenare passioni incontrollabili. Il circo, con la sua atmosfera magica, diventa il palcoscenico ideale per questa collisione tra mito e realtà.

Il romanzo di Montero è un sogno ad occhi aperti, un labirinto di ricordi e desideri. La struttura narrativa frammentaria, con i suoi continui salti temporali, contribuisce a creare un’atmosfera onirica e surreale. Questa scelta stilistica, che richiama Le mille e una notte, ci invita a immergerci in un mondo sospeso tra realtà e fantasia, dove i confini tra passato e presente si dissolvono.

Il circo si riempì di persone che volevano ascoltare la fine della storia. Non sapevano che non sarebbe arrivata. Non sapevano che non importava quante monete avrebbero messo insieme per entrare, ogni sera, al circo. I racconti erano eterni come il Grande Circo Garmendia, che non aveva inizio né fine, che esisteva da sempre, come Shahrazàd dentro di me, che ai miei quasi diciotto anni iniziava a essere parte della mia vita, ad abitarmi.

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Tony Nessuno è un’opera ricca di sfumature e significati. È un romanzo che ci invita a riflettere sul potere delle parole, sulla fragilità dell’identità e sulla complessità delle relazioni umane. È un viaggio emozionante che ci porta a confrontarci con le nostre paure, i nostri desideri e i nostri sogni più profondi.

Leggi l’incipit del romanzo.

Andrés Montero (Santiago del Cile, 1990) è scrittore e narratore orale, co-fondatore della compagnia teatrale La Matrioska. È autore di libri per ragazzi e adulti. Ha vinto il X Premio Iberoamericano de Novela Elena Poniatowska, il Premio Marta Brunet, il Premio Municipal de Literatura, il Premio Pedro de Oña e il Premio Círculo de Críticos de Arte. I suoi libri sono pubblicati in Cile, Argentina, Spagna, Grecia e Danimarca. In Italia, Edicola Edizioni ha tradotto il suo primo romanzo Tony Nessuno (2018), la raccolta di racconti La morte goccia a goccia (2022), L’anno in cui parlammo con il mare (2024). È direttore della Scuola di letteratura e tradizione orale Casa Contada.