Le parole “ambascia” e “ambage” sono apparentemente simili, possono trarre in confusione; in realtà condividono sì una radice etimologica incerta, ma divergono significativamente nel loro significato e uso. Entrambe evocano sensazioni di disagio e difficoltà, ma lo fanno in modi distinti.
Ambascia, /am·bà·scia/: Grave difficoltà di respiro, unita a senso di oppressione; oppressione dell’animo, accoramento, angoscia. L’etimologia di “ambascia” è incerta, ma si ipotizza una derivazione dal latino anfractus, che significa “strettoia” o “difficoltà”.
Nonostante il passare del tempo e l’evoluzione del linguaggio, ‘ambascia’ rimane un termine di profonda intensità, capace di evocare un disagio fisico tangibile. Come altre parole che attingono al corpo per esprimere concetti astratti, essa conserva un’aura di potenza, capace di comunicare un’esperienza emotiva attraverso una sensazione fisica vivida e immediata.
Ambage, /am·bà·ge/: [dal lat. ambages, comp. di amb– «intorno» e tema (con allungamento apofonico) di agĕre «condurre»] Cammino tortuoso, andirivieni di strade; giro vizioso e intricato di parole, discorso prolisso, involuto, e intenzionalmente oscuro o ambiguo. Si usa perlopiù al plurale, ambagi.
“Ambage” si distingue per la sua grazia nel descrivere la tortuosità. Laddove termini come “viluppo”, “intrico”, “groviglio” o “labirinto” evocano immagini di confusione soffocante e disorientamento, “ambage” suggerisce un percorso sinuoso, un avvolgimento morbido e quasi danzante. Pur indicando un giro tortuoso, “ambage” non incatena, ma invita a perdersi in un movimento fluido, un’erranza elegante e senza spigoli. È una parola che, pur descrivendo la complessità, lo fa con una leggerezza e una raffinatezza uniche, trasformando il concetto di tortuosità in un’esperienza quasi estetica.
Oggi, ambage trova la sua massima espressione nel ‘senza ambagi’, un’affermazione di schiettezza che contrasta con la natura stessa della parola. Quando vogliamo sottolineare la complessità e la tortuosità di una situazione, ricorriamo a termini taglienti e diretti. Ma è proprio questa morbidezza intrinseca di ‘ambage’ a renderla perfetta per negare la tortuosità: ‘senza ambagi’ diventa un’affermazione fluida, che scivola via senza lasciare traccia di complicazioni, quasi cancellando l’idea stessa di un percorso tortuoso.
A me piacciono tantissimo queste due parole e vorrei che non si perdessero; che ne pensate? Le usate?


Avevo già sentito “ambascia” ma non ne conoscevo il signfiicato.
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di solito, anche questa parola, si sente al plurale, in ambasce
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Ah ecco…
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buona festa della Donna !!!! Io nel mio eloquio quotidiano non le uso mai, oltretutto ringrazio in quanto non conoscevo la parola “ambascia” e il suo significato, quindi ho aggiunto un vocabolo nuovo alla mia lista personale, grazie!!
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Grazie a te Daniela, e buona festa!
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Ambage è decisamente in disuso nonostante abbia un bel suono. Ambascia ha un oblio più recente, chissà se verranno riesumate…
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speriamo dai, suonano bene e hanno un loro perché
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Conosco Ambasce
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sicuramente più conosciuto
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Ambascia è un termine da libretto di opera lirica (anzi, mi sa che c’è ne La Traviata), mentre Ambage proprio non lo conoscevo. Grazie Pina.
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grazie a te Luisella per questo richiamo all’opera, che conosco poco…
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Ambage sì, è morta e sepolta
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Intanto buona festa della donna, e speriamo per il meglio
Io in ambascie lo sento ancora, l’altra no. Certo non ero sicurissimo sulla definizione esatta
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Grazie!
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L’espressione ‘essere in ambasce’ la conosco bene, ma non sapevo essere collegata alla difficoltà di respiro. ‘Senza ambagi’, invece, non ricordo di averla mai sentita.
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La prima è più conosciuta, certo.
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Ambage la sento oggi per la prima volta: ammetto che non mi dispiace affatto. Ambascia mi era invece nota, e mi piace usarla: penso che descriva proprio bene quella che in medicina si chiama, con termine altrettanto evocativo, “sensazione di morte imminente”.
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mi fa piacere che anche tu apprezzi queste due parole
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Pina, confesso di non conoscere affatto queste due parole però il tuo modo, anzi, la tua arte nel descriverle e far prendere loro vita mi fa desiderare di entrare nelle loro profondità. Grazie di cuore ❤
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grazie Vicky, mi hai fatto un grandissimo complimento. Buona serata
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A te ❤
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Ambascia lo uso solo nell’espressione “essere in ambasce”.
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più o meno come facciamo tutti, è l’utilizzo più diffuso.
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Ambascia sì, ambage no, e per la prima volta in questa tua rubrica, è una parola che non avevo mai sentito…
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Evviva!!! almeno per una volta ti ho sorpresa… non era facile
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“Ambascia” lo uso, seppur non frequentemente.
“Ambage”, invece, vero U.F.O. per me.
Ancora grazie a Pina che, anche stavolta, come sempre, accende la sua luminosa torcia, rischiarando il nostro buio e facendolo sempre con delicatezza, eleganza e profondità.
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Grazie a te per l’affetto e l’attenzione che riservi a questi tentativi di valorizzare il nostro patrimonio linguistico. 🤗
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Vero, sono parole che da tempo non leggo e non sento e che non ricordo di aver usato; in particolare “ambage”. Peccato, in effetti, sono belle parole che non andrebbero perdute.
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