Il giorno dell’ape, di Paul Murray, Einaudi 2025, traduzione di Tommaso Pincio, pp. 664
È in libreria per Einaudi, tradotto da Tommaso Pincio, il nuovo libro di Paul Murray, scrittore irlandese cinquantenne; arriva nelle librerie italiane accreditato da un esaltante successo nel mondo anglosassone: Il giorno dell’ape (The bee sting) è stato uno dei libri più belli dell’anno scorso secondo Bret Easton Ellis, il New York Times e il New Yorker, oltre che uno dei sei romanzi finalisti al Booker Prize e il vincitore del più prestigioso premio letterario in Irlanda nel 2023.
Molte delle cose brutte che accadono nel mondo derivano dal fatto che le persone fingono di essere qualcosa che non sono.
Il giorno dell’ape ci trasporta in un ventunesimo secolo di sconcertante familiarità, dove la famiglia Barnes, un’oasi di apparente perfezione nella quiete rurale a un passo dalla dinamica Dublino, è ritratta con pennellate ora luminose, ora intrise di amarezza.
Dickie Barnes, il patriarca, incarna il successo locale: erede del concessionario Volkswagen più rinomato della zona, un’attività tramandata con orgoglio dal padre, e sponsor appassionato della squadra di calcio locale. La sua figura, solida e rassicurante, è il pilastro su cui poggia l’immagine di rispettabilità della famiglia.
Imelda, sua moglie, è un’ex Miss Irlanda mancata, una bellezza eterea che cela un’anima complessa. I suoi occhi verdi, scrigno di sogni e desideri, riflettono una passione per il lusso e l’accumulo di oggetti di design e capi d’alta moda, simboli di uno status sociale agognato.
Cass, la figlia maggiore, è un’adolescente in bilico tra la scoperta di sé e le incertezze del futuro. La sua mente, fervida di passioni letterarie, si prepara al grande salto verso il Trinity College, un’istituzione prestigiosa che ha visto nascere talenti come l’autore stesso e la celebre Sally Rooney. I suoi “dolori di crescita” sono quelli di una generazione che cerca il proprio posto nel mondo, tra sogni e disillusioni.
PJ, il figlio minore, è un enigma, un potenziale genio intrappolato in un corpo di bambino. La sorella lo descrive con un’immagine vivida: “come il canotto a forma di animale di un bambino che andava alla deriva nel mare aperto”. La sua mente, brillante e imprevedibile, lo rende un personaggio affascinante e misterioso.
La loro dimora, una casa spaziosa e accogliente circondata da un bosco popolato di scoiattoli, è il teatro delle loro vite, un rifugio sicuro dove si intrecciano gioie e dolori, successi e fallimenti. Il ricordo del matrimonio di Dickie e Imelda, con il loro ballo sulle note di “Wonderwall”, è un simbolo di un amore che ha resistito alle prove del tempo, ma che ora deve fare i conti con le sfide del presente.
La facciata immacolata della famiglia Barnes, prima simbolo di prosperità e armonia nel loro angolo di campagna irlandese, inizia a incrinarsi sotto il peso di una realtà implacabile. Dickie, l’uomo d’affari di successo, vede il suo impero automobilistico sgretolarsi, un’eco del tracollo economico che scuote l’intera nazione. La sua voce, un tempo forte e sicura, si affievolisce, sostituita da un silenzio carico di disperazione.
Imelda, la donna dalla bellezza diafana, si trova a fare i conti con un mondo in cui il lusso e l’apparenza perdono il loro valore. Le sue giornate, un tempo scandite da acquisti esclusivi e serate mondane, si trasformano in una corsa contro il tempo per salvare il salvabile.
Cass, l’adolescente con la testa piena di sogni letterari, osserva impotente il crollo del suo mondo, mentre PJ, il fratello enigmatico, si rifugia in un mondo interiore, distante dalla tempesta che infuria intorno a lui.
La loro casa, un tempo rifugio di felicità e sicurezza, diventa il teatro di una lenta agonia. Le risate e le conversazioni animate lasciano il posto a silenzi imbarazzati e sguardi carichi di preoccupazione. Le spese alla Lidl, compiute di nascosto per evitare il giudizio dei vicini, diventano un simbolo della loro caduta.
Il romanzo, lungi dall’essere una confortevole saga familiare, si trasforma in un’esplorazione cruda e realistica delle fragilità umane, un viaggio nel cuore di una famiglia costretta a reinventarsi in un mondo che non perdona.
In questo scenario di decadenza (velatamente alluso nel folgorante incipit), dove l’illusione del benessere si frantuma come cristallo, Il giorno dell’ape si rivela un’opera di rara potenza. Lontano dagli stereotipi del romanzo familiare, l’autore ci conduce in un viaggio introspettivo, esplorando le crepe dell’animo umano con una lucidità disarmante. La narrazione, intrisa di realismo e venata di un’ironia amara, ci costringe a confrontarci con le nostre stesse fragilità, con la precarietà di un’esistenza in cui nulla è dato per scontato.
In un mondo che celebra l’apparenza e il successo, questo romanzo ci ricorda che la vera forza risiede nella capacità di reinventarsi, di trovare la luce anche nell’oscurità più profonda. Il giorno dell’ape non è solo la storia di una famiglia, ma lo specchio di una società che, nel suo affannoso inseguimento della perfezione, rischia di smarrire la propria umanità.
Forse ogni epoca ha un’atrocità intrecciata nel suo tessuto. Forse ogni società è complice di cose terribili e solo dopo riesce a fingere di non saperlo.
Il giorno dell’ape” è un’opera che sorprende per la sua ricchezza e varietà. Al suo interno, si trovano gemme preziose come un compendio sulle poetesse più rilevanti, digressioni affascinanti sull’olfatto canino e la sua influenza sulla percezione del tempo, e scorci di locali notturni leggendari, teatro di memorabili sbronze. La quinta e ultima parte del romanzo regala una delle più intense e lucide riflessioni sul cambiamento climatico che la letteratura contemporanea abbia mai offerto, un’eco potente dei moniti di Franzen, con cui Murray è stato giustamente accostato.
L’autore, con un audace omaggio a Joyce, inserisce nel tessuto narrativo flussi di coscienza privi di punteggiatura, un virtuosismo che testimonia la sua profonda conoscenza della letteratura.
Questo caleidoscopio di elementi, tenuto insieme da un’ironia tagliente e da un ritmo narrativo incalzante, guida il lettore attraverso colpi di scena magistrali e un susseguirsi di frasi fulminanti, analisi acute della contemporaneità, fino a un finale che suscita un’autentica ovazione.
Il messaggio centrale del romanzo è un appello alla cooperazione, un monito sul rischio di soccombere in un mondo già di per sé ostile. Il giorno dell’ape è un’opera che ci invita a riflettere sulla nostra responsabilità collettiva, sulla necessità di unire le forze per affrontare le sfide del presente e del futuro.
Non potevi proteggere le persone che amavi: questa era la lezione della storia, e per questo motivo si rese conto che amare qualcuno significava esporsi a un livello di sofferenza radicalmente più elevato.

Paul Murray è nato nel 1975 a Dublino, vi risiede e lavora. Figlio di un professore emerito e un’insegnante, dopo il liceo al Blackrock College, ha studiato letteratura inglese al Trinity College e si è laureato in scrittura creativa all’Università dell’Anglia orientale. Dopo aver lavorato come libraio, ha esordito nel 2003 con il romanzo An Evening of Long Goodbyes giungendo finalista ai Costa Book Awards e al Kerry Group Irish Fiction Award. In seguito ha pubblicato altri tre romanzi, Skippy dies (in corso di pubblicazione per Einaudi) nel 2010, The Mark and the Void nel 2015 (vincitore del Bollinger Everyman Wodehouse Prize l’anno successivo ex aequo con Hannah Rothschild) e The Bee Sting nel 2023


Di questo dicono un gran bene… lo leggerò, prima o poi!
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Bene, aspetto di sentire il tuo parere
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L’ho iniziato proprio in questi giorni…
Ciao, buonasera e piacere di conoscere questo bel blog 😊
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Benvenuta/o 🤗
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Lo ho letto in quattro giorni…ho sofferto insieme ai protagonisti e fino alla fine ho sperato in un futuro sereno per loro. La vita però è questa, combattere sino all’ultimo giorno soprattutto contro noi stessi.
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Proprio così, come dici tu. E questo romanzo è capace di tessere una trama convincente, realistica e coinvolgente.
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