Cambio di clima, di Hilary Mantel, Fazi editore 2025, traduzione di Giuseppina Oneto, pp. 372

Hilary Mantel è una delle voci più autorevoli della narrativa inglese contemporanea. Due volte vincitrice del Booker Prize per la trilogia dedicata a Thomas Cromwell, ha dimostrato come il romanzo storico possa diventare terreno di sperimentazione psicologica, linguistica e filosofica. La sua scrittura unisce rigore intellettuale e capacità di scandagliare l’invisibile, cioè le zone d’ombra della coscienza, i desideri taciuti, le fratture morali.
Cambio di clima appartiene alla fase precedente al grande successo internazionale, ma contiene già in nuce molte delle caratteristiche che renderanno Mantel una figura centrale della letteratura britannica: l’ambiguità morale, l’ironia sottile, la tensione tra ciò che i personaggi dicono e ciò che realmente pensano.

Uno degli elementi più significativi del romanzo è la sua costruzione narrativa su due piani temporali. Da un lato il presente in Inghilterra, nella campagna del Norfolk, in una bella casa di mattoni rossi dove Ralph e Anna Eldred vivono con i figli una vita apparentemente ordinata, dedicata alla beneficenza e all’accoglienza di persone in difficoltà. Dall’altro il passato sudafricano, durante gli anni dell’apartheid, dove i due giovani idealisti avevano trascorso un periodo come missionari laici, animati da ideali generosi ma messi brutalmente alla prova dalla realtà.

Gli ospiti accolti in casa nel presente della narrazione, che dovrebbero incarnare la vocazione altruistica di Ralph, finiscono invece per incrinare l’equilibrio familiare. La loro presenza è vissuta con crescente insofferenza dagli altri membri della famiglia. Anna, in particolare, appare sempre meno disposta a sacrificare la propria intimità domestica in nome della beneficenza, mentre i figli reagiscono ciascuno secondo la propria indole. Kit, la maggiore, guarda al futuro con un’inquietudine che riflette il clima di incertezza generale; Robin è spesso assente, rifugiato negli impegni sportivi; Julian, più chiuso e osservatore, concentra le sue preoccupazioni sulla sorellina Rebecca, temendo per la sua vulnerabilità.
Sotto questa apparente normalità quotidiana si accumulano però tensioni profonde. La vita degli Eldred è attraversata da silenzi, segreti e risentimenti mai davvero elaborati, che finiscono per minare dall’interno l’idea stessa di armonia familiare su cui la coppia ha costruito la propria identità.

Quando Ralph e Anna Eldred, avevano lasciato Londra per trasferirsi in Sudafrica, nella missione di una township, – una delle aree urbane in cui abitavano solo i cittadini non-bianchi – erano pieni di entusiasmo. Ma il Sudafrica che li accoglie non è uno sfondo neutro. È un luogo attraversato da tensioni politiche, disuguaglianze brutali, regole sociali implicite che si rivelano via via più opprimenti. L’apartheid non è solo una realtà esterna: penetra nei gesti quotidiani, nei rapporti di vicinato, nei silenzi imbarazzati, nelle conversazioni a tavola. Mantel mostra con grande finezza come anche chi si considera “estraneo” o “innocente” venga inevitabilmente coinvolto. Arrestati, messi in prigione e poi espulsi dal paese, si erano spostati nel Bechuanaland (oggi Botswana), dove avevano trovato ancora maggiori miserie.

Per Anna, in particolare, l’ambientamento si trasforma in un’esperienza dolorosa. Si sente spaesata nel clima, nei paesaggi, nei ritmi di vita, ma soprattutto nelle relazioni umane. Fatica a decifrare i codici sociali, percepisce un senso costante di minaccia, di estraneità, di colpa. Le difficoltà non sono solo pratiche, ma profonde e psicologiche: Anna comincia a dubitare delle proprie scelte, del proprio matrimonio, della propria identità.

Il Sudafrica diventa così uno spazio simbolico oltre che geografico. È una terra in cui tutto appare più esposto: i conflitti di coppia, le ipocrisie, le paure, le ambiguità morali. Il “cambio di clima” è soprattutto interiore, è anche un cambiamento di sguardo, che costringe Anna a vedere se stessa e gli altri con una lucidità sempre più scomoda.
Le certezze dei protagonisti si incrinano, i rapporti si tendono, le convinzioni etiche vengono messe alla prova. Il romanzo racconta questo lento slittamento con grande attenzione alle sfumature, evitando colpi di scena spettacolari e puntando invece su una tensione psicologica costante.

Anna è una protagonista complessa, inquieta, spesso divisa tra il bisogno di appartenenza e una crescente consapevolezza morale. È un personaggio che si costruisce per sottrazione, fatto di esitazioni, silenzi, piccoli gesti che rivelano più delle parole.
Ralph appare più pragmatico, ma anche più cieco davanti alle implicazioni etiche delle proprie scelte. Il loro rapporto di coppia è il vero campo di battaglia del romanzo, uno spazio in cui affetto, frustrazione, dipendenza e disillusione si intrecciano.

Il doppio livello temporale non è un semplice espediente narrativo. È il cuore tematico del romanzo, insieme al tradimento e ai segreti che, dal passato, piombano sul presente. Mantel suggerisce che non esiste un “dopo” realmente pacificato quando un trauma resta non elaborato. Il presente inglese non è un rifugio, ma una superficie fragile sotto cui preme una memoria mai risolta. La casa degli Eldred, piena di buone intenzioni e di progetti caritatevoli, finisce per apparire non tanto come luogo di salvezza, quanto come una sofisticata architettura di rimozione.

La prosa di Mantel è controllata, elegante, mai compiaciuta. Ogni frase sembra lavorata come un oggetto artigianale. Non cerca l’effetto immediato, ma costruisce una tensione sotterranea che cresce pagina dopo pagina.
Colpisce la capacità di entrare nella mente dei personaggi senza spiegare troppo, lasciando al lettore il compito di cogliere le crepe, i non detti, le contraddizioni. È una scrittura che richiede attenzione, ma ripaga con una profondità rara.

Cambio di clima non è un romanzo consolatorio. Non offre catarsi facili, né personaggi pienamente redenti. È piuttosto un libro che lascia un’inquietudine persistente, una storia di coscienza, in cui l’ambiente esterno diventa specchio deformante dell’interiorità.

Anche se l’apartheid appartiene ufficialmente al passato, Cambio di clima offre una lente di ingrandimento su temi attualissimi: i meccanismi universali dell’ingiustizia e dell’autoinganno. Mantel non racconta soltanto una società razzista: racconta il modo in cui persone comuni, colte e benintenzionate imparano a convivere con ciò che sanno essere sbagliato, giustificandosi, adattandosi, voltando lo sguardo altrove. È questo processo psicologico, più che il contesto storico, a rendere il libro ancora urgente.

Il romanzo mostra come le disuguaglianze strutturali si insinuino nella vita quotidiana: nei piccoli privilegi dati per scontati, nelle conversazioni prudenti, nelle paure non dichiarate, nel desiderio di “non complicarsi la vita”. È difficile non riconoscere dinamiche simili in molte società contemporanee, comprese quelle occidentali.

In questo senso, il libro offre strumenti di lettura anche per comprendere le tensioni attuali, per esempio negli Stati Uniti o in molti paesi europei: le fratture razziali persistenti, i conflitti sull’identità, la polarizzazione sociale, la difficoltà di assumersi responsabilità collettive. Mantel non propone soluzioni politiche, ma costringe il lettore a una domanda più scomoda e più profonda: fino a che punto siamo davvero estranei ai sistemi ingiusti in cui viviamo? E quanto del nostro benessere dipende da compromessi che preferiamo non vedere?

Leggere oggi Cambio di clima significa dunque esercitare uno sguardo critico sul presente. Non offre risposte rassicuranti, ma affina la coscienza morale, come una lente che rende più visibili le crepe sotto la superficie delle società “civili”.

Qui potete leggere l’incipit del romanzo.

Qui trovate un Focus che avevo pubblicato tempo fa e che offre un ritratto a tutto tondo dell’autrice deceduta nel 2022.

Nata nel Derbyshire, Hilary Mantel ha scritto tredici romanzi, fra i quali spicca la fortunata trilogia sulla dinastia Tudor, composta da Wolf HallAnna Bolena, una questione di famiglia (entrambi insigniti del Booker Prize) e Lo specchio e la luce. Dai primi due volumi la BBC ha tratto l’apprezzata serie TV Wolf Hall, che ha vinto il Golden Globe 2016 come miglior miniserie. Fazi Editore ha pubblicato anche i romanzi Al di là del neroOtto mesi a Ghazzah StreetUn esperimento d’amore e La storia segreta della Rivoluzione francese, oltre al memoir I fantasmi di una vita.