La donna col vestito verde, di Stephanie Cowell, Neri Pozza 2024, traduzione di Chiara Brovelli, pp. 384

Ci sono romanzi che raccontano una storia e romanzi che costruiscono un’atmosfera. La donna col vestito verde di Stephanie Cowell appartiene decisamente alla seconda categoria: più che una semplice biografia romanzata, è un viaggio sensoriale nella Parigi dell’Ottocento e nel cuore inquieto di due giovani destinati a incontrarsi sotto il segno dell’arte. Non è soltanto la storia di un grande pittore e della sua musa, ma un viaggio nella memoria, nella colpa, nella fragilità dei sentimenti che resistono al tempo come certi colori sulla tela.

Il romanzo si articola in sette parti che comprendono prologo, interludi ed epilogo, costruendo un intreccio su due piani temporali distinti ma profondamente intrecciati.

Il primo è ambientato tra il 1908 e il 1909, quando Monet è ormai anziano e vive a Giverny, immerso nel tormentato processo creativo delle Ninfee, realizzate dopo anni di ricerca ossessiva sulla luce e sulle sue metamorfosi. In questi capitoli più brevi e introspettivi emerge un Monet diverso, vulnerabile, attraversato da un doloroso scambio epistolare con Annette, la sorella di Camille. Il motivo del conflitto è apparentemente banale, alcune lettere che Camille aveva scritto prima di conoscerlo e che Monet desidera leggere. In realtà, dietro quella richiesta si cela un bisogno più profondo: comprendere chi fosse davvero Camille prima di lui, cosa avesse amato, quali sogni avesse coltivato. È un desiderio tardivo di verità che rivela quanto il passato continui a esercitare il suo dominio.

Il secondo piano narrativo ricostruisce invece la giovinezza e la maturità di Monet, dal 1857 fino al 1879, anno della morte di Camille. Qui si svolge il cuore pulsante del romanzo: l’incontro nella libreria dei Doncieux, la passione improvvisa, la vita bohémien condivisa, la povertà, i sogni artistici, le gelosie, i tradimenti, fino alla malattia e alla morte di Camille, stroncata da un tumore all’utero affrontato troppo tardi. La struttura a cornice rende evidente che la sua perdita non è mai stata davvero superata, ma resta una ferita silenziosa che attraversa tutta la vita di Monet.

La Femme à la robe verte (1866)

Il fulcro dell’opera sta nel conflitto tra creazione artistica e legame affettivo. Cowell non idealizza Monet: lo ritrae come un uomo geniale ma irrequieto, capace di grande passione quanto di doloroso egoismo. L’arte, nel romanzo, non è mai neutra: è forza vitale, ma anche presenza ingombrante che assorbe energie, attenzioni, sacrifici.
Camille emerge così non soltanto come musa, ma come personaggio pienamente umano. È giovane, innamorata, pronta a rinunciare a una vita più sicura per seguire Monet, ma progressivamente schiacciata dalle difficoltà materiali e dall’instabilità emotiva del compagno. La sua voce, pur spesso silenziosa, attraversa il testo come un controcanto delicato e struggente.

Monet, protagonista indiscusso, viene costruito nella sua doppia natura: artista visionario e uomo vulnerabile. La sua ossessione per la luce, per l’istante fuggevole, diventa metafora di un’esistenza vissuta sempre in bilico.
Camille, dal canto suo, rappresenta il lato più umano e doloroso della vicenda: la donna che ama senza riserve, ma che paga un prezzo altissimo per quell’amore. Attorno a loro ruota un coro di figure storiche, gli amici pittori e l’ambiente bohémien parigino, che conferiscono profondità storica al racconto senza trasformarlo in un semplice affresco documentario.

La storia segue anche un percorso geografico preciso, che contribuisce a rafforzare il realismo del racconto. Si parte dalla prima infanzia di Monet a Le Havre, si prosegue nella Parigi inquieta degli atelier e dei caffè artistici, si tocca brevemente Londra, per poi tornare tra Parigi e Le Havre fino all’approdo finale di Giverny, luogo simbolico della maturità artistica e della solitudine.

Cowell costruisce ogni ambiente con cura, rendendo gli spazi parte integrante della psicologia dei personaggi. Le città non sono semplici scenografie, ma riflessi interiori delle fasi dell’esistenza del pittore: la Parigi febbrile della giovinezza, la Londra sospesa dell’esilio creativo, Giverny come giardino della memoria e insieme della clausura.

Pur seguendo i principali eventi della biografia di Monet, l’autrice si concede ampi margini di invenzione narrativa. Dialoghi, pensieri, scene intime sono frutto di elaborazione romanzesca, ma non tradiscono mai la coerenza storica. Anzi, contribuiscono a restituire verità emotiva ai personaggi.

La passeggiata (Camille Monet con il figlio Jean sulla collina), olio su tela (1875)

Un elemento raffinato della struttura è la presenza, in apertura di molti capitoli, di aforismi attribuiti a Monet, ai suoi contemporanei o ad artisti come Renoir e Pissarro. Queste citazioni non hanno funzione ornamentale, ma agiscono come chiavi interpretative, sintetizzando in poche parole le difficoltà, le frustrazioni, la solitudine di un gruppo di pittori che si muoveva in un contesto artistico ostile, spesso deriso e respinto dalle istituzioni ufficiali.

Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è lo stile. Cowell adotta una prosa fluida, ricca di immagini visive, in cui la luce, i colori, gli spazi urbani e gli interni degli atelier vengono descritti con cura quasi pittorica. La Parigi ottocentesca prende forma attraverso dettagli sensoriali che rendono l’esperienza di lettura immersiva.
Il ritmo narrativo resta tradizionale, ma questo non impoverisce il testo: al contrario, favorisce un coinvolgimento emotivo costante, lasciando spazio all’introspezione dei personaggi e alla costruzione progressiva del loro legame.

La donna col vestito verde si inserisce nel filone del romanzo storico-biografico dedicato alle figure dell’arte, accanto a opere che intrecciano vita privata e contesto culturale per restituire un ritratto umano dei grandi personaggi del passato. La forza del libro non sta tanto nell’innovazione formale quanto nella capacità di rendere accessibile e coinvolgente un universo complesso come quello dell’Impressionismo.
È un romanzo che parla agli appassionati d’arte, ma anche a chi cerca una storia intensa, capace di interrogare temi universali: il sacrificio, il desiderio, la tensione tra vocazione e sentimento.

Stephanie Cowell costruisce un racconto delicato e malinconico, in cui l’amore non è mai separabile dalla perdita e l’arte non è mai priva di conseguenze. La donna col vestito verde resta nella memoria come un quadro osservato a lungo: più lo si contempla, più emergono sfumature nascoste, ombre sottili, bagliori improvvisi. È proprio in questa complessità emotiva che il romanzo trova la sua forza più autentica.

Il dipinto: olio su tela, 231×151
La donna col vestito verde è uno dei primi quadri ritraenti Camille Doncieux, futura moglie di Monet. L’opera venne presentata al Salon di Parigi del 1866. Due anni dopo venne acquistata da Arsène Houssaye, allora caporedattore della rivista L’Artiste, per 800 franchi. Nel 1896 si tentò di venderlo senza successo, ma nel 1898 venne acquistato da Paul Durand-Ruel. La tela passo a Paul Cassirer nel 1902. Dal 1906 La donna col vestito verde è conservata nella Kunsthalle Bremen. Monet realizzò una replica del ritratto in formato più piccolo che si può oggi vedere presso il Museo nazionale d’arte della Romania.
Quando fu presentata al Salon, La donna col vestito verde venne apprezzata dalla critica e da Émile Zola, che prima di vederla non conosceva ancora l’artista. Alcuni specialisti d’arte che avevano attribuito erroneamente l’opera di Monet a Édouard Manet a causa dei loro cognomi simili, si complimentarono con quest’ultimo.

Se amate questo genere letterario, che comprende romanzi ispirati dall’arte e dai suoi protagonisti, date un’occhiata al mio POST dedicato.

Stephanie Cowell La sua famiglia d’origine è appassionata d’arte, di musica e di letteratura, passione che anche Stephanie eredita fin da giovanissima: a nove anni inizia infatti a scrivere i suoi primi racconti. Autrice di romanzi storici di grande successo. Come soprano ha interpretato con successo numerose opere. Oggi vive a New York con il marito, il poeta Russell Clay e i due figli.
Cowell è autrice di romanzi storici di grande successo, quali Nicholas Cooke, The Players: A Novel of the Young Shakespeare, e The Physician of London (vincitore dell’American Book Award 1996). Apprezzato soprano, vive a New York City con suo marito. Con Neri Pozza ha pubblicato, con notevole successo, Il matrimonio delle sorelle Weber