La produzione di romanzi e racconti ispirati all’arte è vasta: il fascino e la seduzione dell’arte espressiva hanno ispirato molti autori a coniugare arte e letteratura per dare vita ad opere intriganti, piene di passione e creatività. Del resto pittori e scultori, gli artisti in genere, sono protagonisti di vite tormentate, anticonformiste, dominate dall’estro creativo e dal desiderio di comunicare ciò che da esso si crea. Molti artisti hanno faticato ad affermarsi e le loro vite sono già una trama perfetta per imbastire un romanzo. Basti pensare a Artemisia Gentileschi, a Vincent Van Gogh, o a Frida Kahlo, solo per citare i più noti.

A questo proposito vi consiglio subito il libro di Elisabetta Rasy, “Le disobbedienti“:

Che cosa unisce Artemisia Gentileschi, stuprata a diciotto anni da un amico del padre e in seguito protagonista della pittura del Seicento, a un’icona della bellezza e del fascino novecentesco come Frida Kahlo? Qual è il nesso tra Élisabeth Vigée Le Brun, costretta all’esilio dalla Rivoluzione francese, e Charlotte Salomon, perseguitata dai nazisti? C’è qualcosa che lega l’elegante Berthe Morisot, cui Édouard Manet dedica appassionati ritratti, alla trasgressiva Suzanne Valadon, l’amante di Toulouse-Lautrec e di tanti altri nella Parigi della Belle Époque? Malgrado la diversità di epoca storica, di ambiente e di carattere, un tratto essenziale accomuna queste sei pittrici: il talento prima di tutto, ma anche la forza del desiderio e il coraggio di ribellarsi alle regole del gioco imposte dalla società. Elisabetta Rasy racconta la vita delle sei pittrici nella loro irriducibile singolarità. Tutte loro, negli autoritratti che aprono le intense pagine di Elisabetta Rasy, guardano negli occhi chi legge e invitano a scoprire l’audacia con cui hanno combattuto e vinto la dura battaglia per affermarsi – oltre i divieti, gli obblighi, le incomprensioni e i pregiudizi -, cambiando per sempre, con la propria opera, l’immagine e il posto della donna nel mondo dell’arte.

E poi le storie legate a singole opere, alla loro genesi, alle traversie che le hanno riguardate; opere trafugate e ritrovate, o sparite misteriosamente, opere di cui si hanno riferimenti ma che non sono mai state trovate. Insomma, dalla biografia, al saggio, dal romanzo psicologico al thriller, esiste una vasta produzione letteraria in cui l’opera d’arte, e l’artista che l’ha creata, sono il motore di una macchina perfetta che percorre le strade della suggestione, del fascino e del mistero.

Allora proviamo a fare un giro tra gli scaffali della biblioteca per scegliere i romanzi/racconti di vario genere che si sono ispirati ad un’opera d’arte, o ad un artista.

Le tele dipinte dagli artisti hanno saputo creare delle suggestioni letterarie potenti, al punto da ispirare gli scrittori. Parto da questa raccolta di racconti firmati da autori molto noti perché è ispirata alle atmosfere di un artista affascinante ed enigmatico: Edward Hopper, il “pittore del silenzio” perché dai suoi quadri emergono distacco e incomunicabilità tra i soggetti. Esponente del realismo americano, Hopper è famoso per i dipinti che ritraggono la solitudine nell’American way of life.

Ombre Hopper

Ombre. Racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper, Einaudi 2017

A tutti è capitato di vedere almeno un’opera di Hopper, un artista iconico, spesso richiamato sulle copertine dei libri. Come ad esempio il diner più famoso d’America, con la sua vetrata piena di luce contro il buio della notte. Oppure una sigaretta fumata di fronte a una finestra aperta, lasciando che il sole penetri nelle ossa. Una coppia separata da una noia invincibile. Un cinema mezzo vuoto dove una donna aspetta l’uomo che ama. Edward Hopper immortalava frammenti di vita invitando chi guarda a immaginare il resto.
Gli autori di questa antologia hanno dato loro respiro e ne è uscita una raccolta di testi – noir ma non solo – pieni di grazia e realismo, in cui a prendere corpo sono i personaggi dei dipinti. In tutti, come nei quadri che li ispirano, la scena americana svela il suo volto magico e oscuro, la sua struggente verità.

ragazza orecchino libro

La ragazza con l’orecchino di perla, di Tracy Chevalier, Neri Pozza (nuova edizione 2020)

Un’altra tela che è stata fonte di ispirazione è il quadro di Jan Vermeer “Ragazza col turbante”; la troviamo protagonista del romanzo “Ragazza con l’orecchino di perla“, di Tracy Chevalier – autrice di celebri romanzi storici – un successo letterario planetario nonché protagonista dell’omonimo film di Peter Webber.
La vicenda si svolge a Delft, Paesi Bassi, e si sviluppa tra il 1664 e il 1676. Griet, la figlia sedicenne di un decoratore di piastrelle, andrà a servizio dei Vermeer: dovrà fare le pulizie nell’atelier del pittore, e dovrà agire delicatamente senza spostare né urtare nulla. Griet, di umili origini e cresciuta nella zona protestante della città, prende servizio in una casa agiata, situata dall’altra parte della città, nel quartiere cattolico dei Papisti; è giovane e bella e nasconde dietro una cuffia troppo grande i suoi pensieri sul mondo e le sue espressioni spontanee. Ha una personalità piena di sfaccettature ed un intuito artistico innato che la rendono molto affascinante agli occhi di Johannes Vermeer, celebre pittore di Delft, sposato con Catharina. Vermeer è un uomo maturo e benestante e dedica tutte le sue attenzioni all’arte della pittura. Fin dal primo incontro, tra la ragazza e il pittore si instaura qualcosa di speciale che si sviluppa poi sempre di più proprio nell’atelier, tra i colori da preparare e le tele da dipingere e lontano dall’insofferenza della moglie Catharina.
Romanzo che ci conduce là dove l’arte è divisa dai fantasmi della passione soltanto da una linea sottile, La ragazza con l’orecchino di perla ci offre alcune delle pagine più felici, nella narrativa contemporanea, sulla dedizione e sul coraggio femminile.

Legato alla pittura di Vermeer, è anche il romanzo di Susan Vreeland, “La ragazza in blu“. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Neri Pozza. In particolare ricordiamo: La ragazza in blu (2003), La passione di Artemisia (2002), L’amante del bosco (2004), Ritratti d’artista (2005), La vita moderna (2007), Una ragazza da Tiffany (2010), La lista di Lisette (2014). Esistono anche edizioni più recenti nel catalogo Beat bestsellers.

Nella cantina di casa di un insegnante di matematica, Cornelius Engelbrecht, un signore sobriamente vestito, dal carattere chiuso e dall’atteggiamento sfuggente, giace un quadro prezioso che ritrae una ragazza vestita di blu. In un momento d’abbandono e di inconsueta familiarità, Engelbrecht confida a un amico che il quadro, palesemente risalente al XVII secolo, è una delle opere “ignote” di Vermeer, il grande pittore olandese. Suo padre, ufficiale nazista durante la guerra, l’aveva trafugato a una famiglia ebrea.

Vreeland Lisette

È il 1937 quando Lisette giunge a Roussillon, un villaggio della Provenza appollaiato in cima a una montagna, con le case dai colori armoniosi che si inerpicano fino in vetta e sembrano abitate da elfi, fate e cantastorie. Vent’anni, e nel cuore la speranza di un apprendistato alla galleria d’arte Laforgue di Parigi, Lisette approda nel villaggio con l’animo tutt’altro che incline all’idillio. André, il marito, ha deciso di abbandonare la capitale e trasferirsi in quel borgo sperduto perché il nonno, Pascal, gli ha chiesto aiuto a causa della sua cagionevole salute. Per andare in suo soccorso, André ha rinunciato al prestigioso ruolo di funzionario nella Corporazione degli Encadreurs, l’associazione dei corniciai parigini, e Lisette al suo anelito d’arte. A Roussillon, però, i due non si imbattono affatto in un anziano malandato e in fin di vita, ma in un aitante ottantenne in evidente buona salute. Ritrovarsi nella provincia francese per soccorrere un vecchio che, all’apparenza, non ha alcun bisogno d’aiuto sembrerebbe un’autentica beffa per la giovane coppia e per Lisette, in particolare, la parisienne che considera Parigi la sua felicità e la sua anima. Ma nel chiuso della sua casa, Pascal mostra a Lisette e André la ragione vera del loro arrivo a Roussillon: sette quadri che lasciano Lisette a bocca aperta… Pizzarro, Cezanne e Picasso, regalati al nonno dai pittori in persona , prima di diventare famosi in cambio di belle cornici. Vicini di casa a cui Lisette si lega molto sono Marc Chagall e sua moglie Bella arrivati in Francia per sfuggire alle persecuzioni razziali degli ebrei in atto.

Con “La vita moderna” Susan Vreeland ci spinge verso l’Impressionismo.

È il 1880 a Parigi e Pierre-Auguste Renoir, i pennelli nella mano destra e l’astuccio ereditato da Claude Monet nella sinistra, è appena giunto sulla terrazza della Maison Fournaise, una locanda amata dagli artisti dove si può mangiare, dormire o affittare una barca. Alphonsine Fournaise, la figlia del padrone della locanda, l’ha condotto fin lì per mostrargli un tratto della Senna dove le due rive offrono un paesaggio incomparabile allo sguardo di un pittore. Così Susan Vreeland immagina, nelle pagine che seguono, la nascita di una delle opere fondamentali dell’impressionismo, Il pranzo dei canottieri, un quadro in cui Renoir celebra se stesso come il pittore per eccellenza della joie de vivre, del sentimento gioioso della vita.

odalisca perduta

Nel filone dei romanzi ispirati a tele, ecco un piccolo ma intrigante romanzo in cui al centro della trama c’è La Dormiente di Napoli, un nudo mitico nella storia della pittura. Capolavoro di Ingres, è svanito nel nulla. Le sue tracce si sono perse dopo la caduta di Murat e il ritorno dei Borboni a Napoli. Nella Parigi dell’epoca romantica, sugli sfondi della baia di Napoli e della campagna romana, i pittori, affascinati dalla leggenda, si mettono a cercarla. Chi era il modello? Dove si trova il quadro? Tre diari conducono l’inchiesta: a detta delle firme, il primo sarebbe la tarda confessione di Ingres, l’altro il ricordo appassionato di Corot, il terzo, scritto nel segreto degli atelier, l’opera di un artista sconosciuto, allievo di Géricault. (qui la mia recensione)

Ritorniamo a Susan Vreeland per esplorare il filone dei romanzi ispirati alle biografie di grandi artisti. E come non iniziare dalla prima e più nota artista italiana, la pittora, di cui vi ho parlato in questo post.

La passione di Artemisia” narra dell’incessante lotta della prima grande pittrice celebrata e riconosciuta nella storia dell’arte: Artemisia Gentileschi, la donna che, in un mondo ostile alle donne, riuscì a imporre la sua arte e a difendere strenuamente la sua visione dell’amore e dell’esistenza. Violentata dal suo maestro, Artemisia subì, nel corso della sua vita, non soltanto l’onta di un processo pubblico nella Roma papalina, e l’umiliazione di un matrimonio riparatore con Pietro Stiattesi, artista mediocre, ma anche un duro, terribile confronto con il suo avversario più temibile: il grande pittore Orazio Gentileschi, suo padre.

Sempre ispirata alla vita di Artemisia Gentileschi c’è anche il romanzo “Artemisia” di Alexandra Lapierre, edito da Mondadori (nuova edizione negli Oscar del 2018)

Roma, anno 1611. La giovane pittrice Artemisia si batte furiosamente per imporre il suo talento. L’avversario più temibile che le si para di fronte altri non è che il padre, il grande pittore Orazio Gentileschi. Artemisia è il dramma di una passione folle, della tenerezza e dell’odio di due creature incatenate dai legami di sangue. Ma soprattutto è l’avventura di una delle prime pittrici della storia, una donna che infranse tutte le norme per conquistare la gloria e la libertà.

In questo filone che prende spunto dalle vite degli artisti non si può non parlare di Frida Kahlo, una delle icone della pittura al femminile. Selvaggia e passionale come il suo Paese d’origine, il Messico, violenta e dolcissima come l’attaccamento alla vita che la caratterizzò, visionaria e realistica, la sua vita, segnata dalla fatalità, dal talento, dalla passione e dall’impegno politico, la portò ad affrontare con coraggio e determinazione alcuni fra gli eventi più complessi del Novecento, oltre alle sfide personali, che avrebbe poi sublimato nella pittura. Immobilizzata sin dall’età di diciassette anni, in seguito alla poliomielite e a un grave incidente automobilistico, Frida partecipò attivamente alle vicende rivoluzionarie del suo Paese, trovando infine nella pittura lo strumento più versatile per esprimere la sua disperata vitalità.

Protagonista di libri, biografie, saggi, film, icona riprodotta nell’oggettistica più svariata, Frida Kahlo è ormai nota al grande pubblico. Vediamo alcuni libri che parlano di lei.

Nella biografia intitolata proprio Frida Kahlo (TEA, traduzione di Flavia Celotto), Rauda Jamis ci rivela i multiformi aspetti di questa pittrice, che nel sottotitolo viene definita non a caso Selvaggia, visionaria e seducente.

Questo libro ricostruisce per la prima volta tutte le passioni e le relazioni vissute dall’artista, rintracciandone detti e non-detti tra lettere, opere e memorie di amici e, appunto, amori. Un viaggio inusitato nella vita – segreta e non – di una rivoluzionaria, in lotta contro società, stereotipi, natura e, talvolta, perfino se stessa.

A fine anni ’90, New York è tappezzata di manifesti che raffigurano i quadri di Frida Kahlo. Un suo autoritratto viene venduto da Sotheby’s per oltre un milione e mezzo di dollari. A Hollywood si girano film sulla sua vita e i giornali la chiamano “la grande Frida” o “la regina di New York“. Anche il mondo del glamour ne va pazzo: vengono stampate maglie, cartoline, poster con la sua immagine, abiti e gioielli che ne ricalcano lo stile. Ad approfondire l’argomento è Frida. Una biografia di Frida Kahlo (Neri Pozza, traduzione di Maria Nadotti) di Hayden Herrera, in cui capiamo meglio come mai Frida Kahlo sia diventata una vera icona.

Passiamo a colui che nell’immaginario collettivo rappresenta l’artista moderno per eccellenza, Vincent Van Gogh. Il pittore maledetto che identifica completamente la sua arte con la sua vita, vivendo l’una e l’altra con profonda drammaticità. L’artista che muore solo e disperato, per essere glorificato solo dopo la morte.

La vedova Van Gogh” di Camilo Sánchez ci porta nel mondo di Vincent. Il racconto viene da Johanna van Gogh-Bonger, moglie di Theo Van Gogh e cognata di Vincent, protagonista del romanzo di Sánchez: la donna che ha consegnato alla Storia dell’arte e all’umanità intera l’opera del più grande e amato artista visionario della modernità. Ve ne ho parlato in questa recensione.

Cieli, occhi, corvi, girasoli: dovunque giri lo sguardo, Johanna vede dipinti di Van Gogh. Splendono nel buio, la svegliano all’alba; prima del canto degli uccelli, prima dei rumori di Parigi che riparte. La gente non li capisce, non li ama. Li usa come fondi d’armadio, per tappare i buchi del pollaio. Van Gogh si spara al petto e con lui se ne va il fratello Theo, inseparabile anche nella morte. Johanna resta sola con un piccolino nella culla: si chiama Vincent come suo zio. Lui e i dipinti illuminano il nero che l’ha avvolta. Vedova giovane, torna in Olanda e si prepara a lottare; le hanno insegnato che bisogna dominare il mare per meritarsi la terra. Apre una locanda in campagna, fa arrivare da Parigi i quadri di Van Gogh. Dal soffitto al pavimento, li appende in ogni stanza: è il suo omaggio all’artista che sognava una repubblica del colore, il primo museo segreto. Di giorno Johanna accoglie gli ospiti, cresce suo figlio. Di notte apre la valigetta che per Theo era sacra e si immerge nelle lettere di Van Gogh. Annota parole, isola passaggi di pura poesia. Le affidano una missione, le indicano la strada. Oltre le porte chiuse, il disprezzo, la selva dei no. Il primo sì è il disegno venduto a un cliente argentino. La prima mostra la ospita all’Aia una donna senza pregiudizi. Poi il vento gira, vengono i buoni incontri, gli incroci fortunati; il tempo corre, vola, le mostre si moltiplicano e Vincent van Gogh entra nella Storia.

Irving Stone ripercorre in “Brama di vivere” il tormentato cammino della vicenda umana e pittorica di Vincent Van Gogh, rivisitando tutti i luoghi in cui l’artista visse e dipinse, ricreando le sue esaltazioni e le sue crisi, le sue disperazioni e le sue speranze. Dopo gli anni della vocazione religiosa e dell’apostolato fra i minatori del Borinage, Van Gogh visse le prime esperienze di pittore a trent’anni: la sua prima opera fu esposta nel 1883. Venne poi il periodo di Nuenen nel Brabante, il periodo parigino con i contatti con gli impressionisti francesi, quello di Arles e quello di Saint-Remy. Solo nove anni di breve ma folgorante ispirazione pittorica, fino al suicidio in un campo di grano ad Auvers-sur-Oise il 27 luglio 1890. Un’esistenza in cui la vita si identifica con la pittura in un drammatico crescendo di tensione interiore e abbagliante creazione artistica.

In questo libro Irving Stone racconta il grande Michelangelo, la storia della sua vita tormentata e burrascosa, segnata da sofferenze e umiliazioni ma anche di grandi trionfi. Il suo amore per Vittoria Colonna, la sua passione sfrenata per il marmo, il tormento di fronte al blocco informe, l’estasi per la vita infusagli. Il Davide, la Pietà, il Mosè, la Cappella Medicea, la volta della Sistina e il Giudizio universale, la Basilica di San Pietro, la Pietà Rondanini. Un gigante solitario in un secolo di giganti, lo straordinario affresco di un’epoca straordinaria dipinto con notevole maestria e passione da un grande scrittore.

In “Vortici di gloriaIrving Stone ha ridato vita ai maggiori e minori esponenti dell’Impressionismo francese, ripercorrendo le vicende umane e artistiche di personalità d’eccezione. Al centro del libro è Camille Pissarro, il “visionario riflessivo”, come fu definito, la cui vita è strettamente intrecciata a quella di Monet, Manet, Degas, Renoir, Cézanne, Sisley, Gauguin, Van Gogh, Baudelaire, Zola e quanti altri, pittori, scrittori, mercanti d’arte, popolarono la scena artistica francese nella seconda metà dell’Ottocento. Gli incontri al Café Guerbois e al Café de la Nouvelle Athènes, le esposizioni ai Salons ufficiali, e ai Salons des refusés e, sullo sfondo, le vicende politiche della Francia a cavallo fra Secondo Impero e Terza Repubblica, fanno da cornice allo sviluppo di uno dei più esaltanti periodi creativi della storia dell’arte, narrato con fantasia e attenzione alla verità storica.

Schiava di Picasso

Schiava di Picasso” di Osvaldo Guerrieri. Un libro che non è un romanzo ma la storia vera del rapporto tra Picasso e Dora Maar; una storia che, però, ha molto di romanzesco….

Un gelido gennaio del 1936 a Parigi. Seduta a un tavolino del “Deux Magots”, una donna si toglie i guanti, estrae dalla borsetta un coltello e comincia a pugnalare in gran velocità gli spazi tra le dita della mano aperta a ventaglio. A volte sbaglia il colpo e sanguina. Seduti lì accanto, Pablo Picasso e il poeta Paul Éluard osservano il gioco. Il pittore si alza, si avvicina alla donna e le chiede in dono i guanti: vuole collocarli nella vetrinetta dove conserva i ricordi più preziosi. La donna glieli concede levando su di lui due occhi dal colore indefinibile. Non si tratta di una donna qualunque. È la fotografa surrealista Dora Maar. Scocca da questo incontro uno degli amori più tormentati del Novecento. Quando conosce Picasso, Dora è reduce da un legame devastante con Georges Bataille. Picasso ama Dora, ma ama soprattutto se stesso. La divide con altre donne, per esempio con Marie-Thérèse, che gli ha dato una figlia quando lui è ancora sposato con Olga; la costringe a fare da spettatrice ai propri tradimenti; la umilia obbligandola ad abbandonare la fotografia. Fra i surrealisti Dora è considerata la rivale di Man Ray, ma per Picasso esiste un solo genio: lui. Sono anni in cui infuria la tempesta. La Spagna è dilaniata dalla guerra civile, l’Europa sta per subire l’assalto di Hitler e Picasso diventa la coscienza critica di quel tempo feroce.

Un altro filone assai prolifico di romanzi è quello giallo/thriller, dove la trama si sviluppa sui segreti o sulla sparizione legata ai dipinti. Uno degli autori più noti è Iain Pears – storico dell’arte e giornalista -, autore della serie di romanzi polizieschi ambientati nel mondo dell’arte che hanno come protagonisti Taddeo Bottardi, Flavia Di Stefano e Jonathan Argyll. Tra le sue opere, “Il comitato Tiziano”, “Il quadro che uccide”, “Il tocco di Giotto”, “Il busto di Bernini”.

Esplorando questo filone troviamo anche il celebre scrittore francese Michel Bussi, col suo “Ninfee nere”, ispirato a Monet.

Bussi ninfee nere

Facciamo un salto nel noir con il romanzoNinfee nere di Michel Bussi. Un romanzo che, attraversando il magico mondo dei quadri di Monet, ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente.

Perez reverte tavola fiamminga

Un altro giallo a sfondo artistico, è “La tavola fiamminga” di Arturo Pérez-Reverte.

Julia è una giovane restauratrice incaricata di controllare “La partita a scacchi“, una tela del 1471 del fiammingo Pieter Van Huys che sarà messa presto all’asta. Grazie ad una scansione ai Raggi X Julia fa una scoperta inattesa: sotto la vernice è celata la frase latina: «Quis necavit equitem», “Chi ha catturato il cavallo ?”. “Necavit” significa anche uccidere e “Equitem” non si limita al destriero ma anche a chi lo cavalca, quindi la frase può più propriamente intendersi come “chi ha ucciso il cavaliere?”.

La stranezza è amplificata. Frase e copertura della stessa sono state prodotte nello stesso momento e dalla stessa mano, quindi dal pittore stesso che intenzionalmente scrive e poi nasconde quell’interrogativo. Il dipinto raffigura una camera dove si svolge una partita a scacchi tra due uomini, un giovane ed eroico soldato e un distinto nobile e, alle loro spalle, una riservata dama assorta in lettura. Apprendendo le vicissitudini storiche dei personaggi e lo studio della posizione dei pezzi sulla scacchiera, il pittore pone allo spettatore un enigma, ancora da svelare.

Il ragazzo di Bruges

Per chi ama il thriller vero e proprio, coniugato con il romanzo storico e l’ambiente artistico, il romanzo giusto potrebbe essere “Il ragazzo di Bruges” di Gilbert Sinoué. L’autore ci porta nel 1400, tra Firenze, Anversa, Bruges, dove ci si imbatte nelle figure di Lorenzo Ghiberti, di due giovani apprendisti di Van Eyck, e Jan, il giovane figlio adottivo di Van Eyck. Tra le brume delle Fiandre e il cielo luminoso della Toscana, si snoda un thriller carico di suspense e di avventura, oltre che un romanzo storico che ci riporta all’epoca d’oro della pittura.

Delitti della primavera

I delitti della Primaveradi Stella Stollo. Firenze, 1486: una serie di omicidi sconvolge la vita della città. Le vittime sono donne appartenenti alla ricca borghesia, e lo spietato assassino sembra ispirarsi all’Allegoria della Primavera, capolavoro di Sandro Botticelli e del suo assistente Filippino Lippi. Su ogni cadavere viene trovato un oggetto che rimanda a un dettaglio del quadro: il ramoscello infilato tra le labbra di una ninfa, il mantello rosso che avvolge la Dea, la ghirlanda di fiori che adorna il collo della Primavera…

Pezzi da museo

Interessante anche questo volume edito da Sellerio: “Pezzi da museo

Grandi scrittori e grandi musei: autori come Julian Barnes, William Boyd, Claire Messud, Ali Smith ci raccontano una visita al loro museo preferito, dai più tradizionali e istituzionali alle gallerie più piccole e insolite.

Da poco in libreria, infine, questo libro:

Un piccolo museo di storie d’arte sospese tra invenzione e realtà, con una guida d’eccezione: Riccardo Falcinelli che nella sua introduzione in forma di racconto ci accompagna alla scoperta della pittura e del suo mito. Da Honoré de Balzac a Marguerite Yourcenar, da Henry James ad A. S. Byatt, da Edith Wharton ad Albert Camus, la pittura è stata protagonista indiscussa nella letteratura mondiale degli ultimi due secoli. Ripercorrendone la tradizione, questa antologia mette insieme i racconti più belli e significativi che gli scrittori e le scrittrici hanno dedicato alle imprese della forma, delle linee, del colore. Per farci scoprire, come scrive Riccardo Falcinelli, che «da ormai due secoli, tutte le leggende sui pittori sono storie di fantasmi. E tutti i racconti di pittura sono storie di magia».