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Questa mattina ho visitato la mostra “Frida. Oltre il mito” allestita al Mudec di Milano dal curatore Diego Sileo, in cartello fino al 3 giugno. Inutile dire che è stata un’esperienza emozionante, come per me lo è sempre quando mi trovo di fronte a questa donna e artista straordinaria. Ne ho viste diverse, e ogni volta torno con un grande senso di ammirazione per lei. Qualche mese fa avevo già parlato di lei e del film ispirato alla sua vita; oggi vorrei condividere con voi alcune foto (perdonate la pessima qualità, non sono molto brava …), qualche considerazione sulla mostra e la copertina del volumetto che raccoglie delle sue lettere, pubblicato da Diego Sileo, il curatore della mostra.

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Difficile scindere la donna, la sua vita, le sue passioni e le sue sofferenze, dalla sua produzione artistica, proprio perché è lei stessa a porsi al centro della sua arte. Frida si è rappresentata molto, fornendo attraverso se stessa la sua lettura del mondo: ciò non perché fosse chiusa in se stessa, anzi proprio perché osservava ciò che accadeva intorno a lei e provava a darne la sua personale lettura. Tuttavia, le sue opere hanno una valenza artistica che va oltre le sue vicissitudini personali e la mostra del Mudec vuole rendere esplicito proprio questo valore, cercando di andare, appunto, oltre il mito.

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La mostra è senza dubbio molto interessante perché raccoglie molte opere pittoriche, disegni, foto scattate da lei e che la ritraggono, anche in modalità a cui non siamo abituati (con i capelli sciolti e in casacca e pantaloni, ad esempio); è suddivisa in tematiche e il percorso espositivo è facilmente percorribile.

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L’unico appunto (in tutta modestia, sia chiaro) che mi sento di fare, è che volendo focalizzarsi solo sull’aspetto artistico, e mettendo in secondo piano quello personale, mi sarei aspettata di vedere alcune sue opere vicine a quelle di altri artisti o movimenti che in qualche modo si possono accostare a lei, anche laddove lei ne prendeva le distanze. Faccio l’esempio del Surrealismo: nonostante Breton stesso leggesse in alcune sue opere lo stesso spirito che animava il suo movimento (e l’avesse invitata a Parigi, dove aveva allestito una mostra a lei dedicata), lei aveva rifiutato questa “etichetta”, così come ogni altro accostamento – che non fosse con l’arte popolare messicana – pur essendo manifesti in certe sue opere elementi che sono molto simili all’arte surrealista.

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Il focus della mostra è tutto centrato sull’espressione della sua arte: sui temi a lei cari, declinati in quella dolorosa rappresentazione delle istanze umane che ben appartengono all’immaginario collettivo su di lei, ma anche sulla sua lettura del dato politico e sociale, poiché Frida Kahlo era anche una donna attivamente impegnata a livello politico, e profondamente radicata nel suo territorio e nella sua storia, così ben rappresentati nella sua figurazione artistica.

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Il volumetto che raccoglie alcune sue lettere è una bella lettura per entrare in contatto con il suo modo di esprimersi, con le persone a lei care e con la sua personalità. Il curatore, nella prefazione, cita una descrizione di Frida scritta da Raquel Tibol, che ha curato molti testi a lei dedicati e che l’ha conosciuta personalmente:

Era un reattore di alto potenziale che emetteva scosse costantemente. Conosceva l’esperienza più profonda di ciò che chiamiamo entusiasmo. Aveva bisogno dell’esaltazione che si intreccia con l’amore, l’allegria e la verità. Decorava la verità, la inventava, la sminuiva, la estraeva dal contesto, la provocava; ma mai la eludeva. Era una credulona; credeva nella gente, nella loro parola, nella loro storia, nelle loro possibilità, nei loro sogni, nella loro qualità. Era gelosa; controllava le sue passioni, il suo odio, la sua esclusività. Fece di se stessa un motivo di ammirazione per gli altri. Se in questo ebbe vanità, capriccio, insolenza, non fu mai stolta o superba. Non conosceva l’umiltà perché non conosceva la rassegnazione. Frida era un paradosso definitivo per esemplificare il potere della ribellione davanti al destino, del trionfo di un’attitudine, della bellezza dell’essere cosciente, della volontà tesa come una freccia contro un destino avverso.

Frida lettere