Ultimo valzer di una ragazza perbene, di Tullio Avoledo, Neri Pozza 2026, pp. 432
In un’Italia invernale dove la neve sembra cadere più per memoria che per freddo, Ultimo valzer di una ragazza perbene di Tullio Avoledo conduce il lettore in un noir che è insieme indagine, introspezione e specchio sociale. Edito da Neri Pozza nella collana “I Neri”, questo romanzo è il secondo capitolo della serie che ha per protagonista l’avvocato milanese Vittorio Contrada, detto Controvento, affiancato da una squadra tanto improbabile quanto affiatata: la socia Gloria Almariva e il ruvido tuttofare Andrea “Ciuffo” Benati.
La vicenda si apre con un ritorno inatteso dal passato. Claudia, compagna di liceo di Contrada, riemerge nella sua vita dopo oltre vent’anni. Un tempo fiera e irruenta barricadera dai forti ideali, oggi Claudia è moglie di un imprenditore di successo, si muove tra case eleganti e ville veneziane, ma è tormentata dal sospetto che la figlia Ada sia nel mirino di un pericolo oscuro. Contrada accoglie la richiesta d’aiuto con cautela, e presto si accorge che il quadro è più sfaccettato di quanto la madre voglia far credere. Ada non è una figura implorante per protezione: di notte, quando le luci esterne si spengono e i dispositivi digitali prendono vita, la ragazza si trasforma. Dietro un’apparenza da “ragazza perbene” si cela un’esistenza doppia, oscillante tra rete e realtà, etica e ambiguità, che sfida e inquieta tanto gli adulti quanto il lettore.
Ma Ultimo valzer non è solo un giallo di suspense. La narrazione si dipana tra ricordi agrodolci, dinamiche generazionali e una riflessione profonda sul ruolo delle illusioni e delle identità. Il passato di Contrada — fatto di ideali politici giovanili e di passioni che sembravano destino — si mescola con il presente tecnologico e iperconnesso di Ada, consegnando al lettore uno specchio dove la tensione tra intenzione e azione, tra memoria e bisogno di reinventarsi diventa tema centrale.
La storia poggia su tre tematiche portanti, colonne robuste che tengono in equilibrio l’architettura complessiva del romanzo.
Una è rappresentata dal conflitto generazionale e l’identità digitale: la doppia vita di Ada non è un semplice espediente narrativo, ma la materializzazione delle contraddizioni del nostro tempo, in cui i confini tra realtà offline e online sono frantumati. Avoledo pone domande scomode: come interpretare la libertà di una generazione che utilizza la tecnologia per creare nuove forme di potere e relazione? E come dialogare con essa senza ridurre tutto a paure moralistiche?
L’altro tema è l’irruenza del passato nei tratti del presente: l’incontro con Claudia obbliga Contrada a fare i conti con ciò che fu e ciò che è diventato. Gli ideali che un tempo sembravano pronti a cambiare il mondo sono oggi filtrati attraverso compromessi e privilegi, mostrando quanto la trasformazione personale abbia implicazioni sociali profonde.
Infine, giustizia, responsabilità e colpa si muovono nel romanzo come tre luci diverse nella stessa stanza: nessuna illumina tutto, ma insieme rivelano ciò che da sole resterebbe invisibile.
La missione di Contrada non è semplicemente risolvere un caso; è interrogarsi sul senso di giustizia quando il confine tra vittima e carnefice si annebbia. Il romanzo scava nelle motivazioni, non solo nei fatti, e spinge a guardare dentro la mente dei personaggi e della società che li circonda, esplorando la complessità etica del nostro presente.
L’ambientazione principale è Milano, soprattutto nei suoi interni borghesi ed eleganti: studi professionali, appartamenti di pregio, scuole private, ambienti ovattati in cui tutto sembra sotto controllo. È una città invernale, attraversata da una neve lieve e costante, che non è solo scenario ma vera atmosfera morale. Accanto a Milano compaiono anche Venezia e i luoghi legati al lusso della famiglia Morlacchi, come il palazzetto sul Canal Grande. Questi spazi non sono mai cartoline turistiche: diventano piuttosto teatri dell’ambiguità, luoghi belli ma opachi, perfetti per nascondere ciò che non si vuole vedere. Nel complesso, l’ambientazione è urbana, contemporanea, riconoscibile, ma trattata in modo quasi simbolico: città eleganti dove sotto la superficie si muove qualcosa di irrisolto.
Il titolo Ultimo valzer di una ragazza perbene racchiude in sé, con discrezione e precisione, l’intera tensione simbolica del romanzo. Il valzer, danza elegante e circolare, diventa la figura del movimento narrativo stesso: i personaggi si avvicinano alla verità per gradi, la sfiorano, si ritraggono, ruotano attorno al centro senza mai affrontarlo frontalmente, fino a quando l’equilibrio si spezza.
L’aggettivo “ultimo” suggerisce un passaggio di soglia, la fine di un tempo protetto e l’ingresso in una zona più ambigua e irreversibile, dove l’innocenza non è più una categoria praticabile. Al centro resta l’espressione “ragazza perbene”, che il romanzo utilizza con sottile ironia: Ada incarna in apparenza tutti i requisiti della rispettabilità sociale, ma la scoperta della sua doppia vita smonta progressivamente questa etichetta, trasformandola in una domanda morale rivolta al lettore. Chi stabilisce cosa significhi davvero essere perbene? Dove si collocano i confini tra colpa, responsabilità e autodeterminazione? In questo senso, il titolo non è solo evocativo, ma profondamente strutturale: nomina il movimento della storia, il suo momento di rottura e il nucleo critico attorno a cui ruota l’intero romanzo.
Ultimo valzer di una ragazza perbene si iscrive a pieno titolo nel ciclo narrativo che Avoledo ha inaugurato con Come si uccide un gentiluomo (2025), primo volume delle indagini dell’avvocato Contrada. In quel romanzo, Contrada lascia la brillante carriera nel diritto societario per dedicarsi a cause ritenute “etiche”, insieme a Gloria Almariva e Ciuffo, affrontando trame che intrecciano speculazioni edilizie e drammi ambientali tra Milano e il Friuli, in una narrazione descritta come “nerissima e dolce, arrabbiata ed esilarante” che riflette il mondo di oggi tra inquietudine e speranza.
Entrambi i romanzi mostrano un narratore capace di unire elementi di thriller, riflessione morale e tensione sociale. Tuttavia, se Come si uccide un gentiluomo esplora soprattutto i rapporti tra ideali ambientali e potere, Ultimo valzer spinge lo sguardo verso i nodi più delicati dell’identità contemporanea e dei rapporti familiari in un’epoca di metamorfosi accelerata.
Con Ultimo valzer di una ragazza perbene, Avoledo non consegna solamente un giallo avvincente, ma un’opera che si propone come specchio critico della nostra contemporaneità. Attraverso personaggi che lottano tra memoria e innovazione, contraddizione e desiderio di redenzione, il romanzo si pone come invito aperto alla riflessione: un invito a comprendere che, in fondo, ogni verità ha molteplici versioni, proprio come un valzer che risuona diverso ad ogni giro.

Nato a Valvasone, in Friuli, nel 1957, Tullio Avoledo ha esordito in letteratura nel 2003 con il fortunatissimo L’elenco telefonico di Atlantide (premio Forte Village Montblanc – Scrittore emergente dell’anno), romanzo che ibridava fantascienza e mitologia con una satira feroce del mondo bancario e della società italiana ai tempi dell’effimero trionfo della web economy. Ha poi pubblicato altri undici romanzi, prima per Sironi e poi per Einaudi e Marsilio, tra cui Mare di Bering, Lo stato dell’unione, Tre sono le cose misteriose (premio Super Grinzane Cavour), La ragazza di Vajont, Breve storia di lunghi tradimenti, L’anno dei dodici inverni, Un buon posto per morire (scritto a quattro mani con Davide “Boosta” Dileo dei Subsonica) e Chiedi alla luce. Ha vinto il Premio Scerbanenco 2020 con Nero come la notte (Marsilio 2020).
Ha anche pubblicato per Rizzoli una personalissima e divertita versione, ambientata nell’Italia odierna, delle Baruffe chiozzotte di Goldoni.
Ha partecipato con due romanzi (Le radici del cielo e La crociata dei bambini, Multiplayer) a “Metro 2033 Universe”, una narrazione collettiva internazionale sul mondo post catastrofe nucleare immaginato dallo scrittore russo Dmitry Glukhovsky; il suo terzo romanzo della serie, Il conclave delle tenebre, è di imminente pubblicazione in Russia.
A gennaio 2025 è uscito, per l’editore Neri Pozza, il noir Come si uccide un gentiluomo, un eco-thriller che vede come protagonisti una coppia di giovani avvocati milanesi, Vittorio Contrada, detto Controvento, e Gloria Almariva.
Suoi libri sono stati tradotti in inglese, spagnolo, tedesco, russo, polacco e ungherese.


Non conosco il libro ma la copertina è stupenda!
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Si davvero. Il libro è appena uscito.
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