INCIPIT
Prologo
Visualizzate questa immagine: una penisola costiera che si protende nell’oceano Atlantico. Zoomate un po’. È una cittadina balneare di Cape Cod. In piena estate. La stretta interstatale è disseminata di chioschetti di pesce, mulini a vento dei minigolf e ciambelloni gonfiabili. Ma imboccando una traversa in qualsiasi direzione vi troverete in un attimo al mare: dune di sabbia ed erba sferzata dal vento; cascate di rose rosa, vasti cieli azzurri e una battigia bordata di sassolini, mitili e sgargianti matasse di alghe verdi. Sotto le onde: i corpi affusolati dei grandi squali bianchi rimpinzati – viene da pensare – di surfisti.
Sul sedile del passeggero di una Subaru station wagon color argento un tantino arrugginita viaggia una donna sulla cinquantina. È nella fascia d’età intermedia tra i figli, due giovani adulti, e i genitori anziani. È sposata da tempo con un bell’uomo che capisce tra il venti e il sessantacinque percento di quello che lei dice. Il corpo di questa donna è un luogo incantato, o forse soltanto pieno di cicatrici, segreti ed effetti collaterali della menopausa. Frequenta Cape Cod da talmente tanti anni che ormai ogni cosa lì le sembra ricoperta da una mano di acquerello: ogni passata difficoltà sfumata in piacevoli ricordi pastello di caramelle mou, vongole fritte e spiagge da setacciare. Occhiali scuri, protezione solare, piedi insabbiati premuti contro le sue cosce e la sua pancia. Bambini che correvano sulla riva con i secchielli. Genitori che ridevano sulle sdraio, rimpicciolendo nei vestiti con il passare del tempo. E le sofferenze come barlumi accesi ai margini del suo campo visivo.
La donna e il marito sono andati a prendere i figli, ormai grandi, alla stazione ferroviaria. Sono diretti al cottage che affittano ogni anno per quest’unica settimana. Lei è talmente felice di avere accanto i suoi ragazzi che non sa cosa dire o fare, a parte voltarsi a guardarli con un sorriso. È il solo momento del viaggio in cui non si lamenta del traffico.
Catherine Newman

