Mentre leggevo il bellissimo libro Una stanza tutta per sé. Dove scrivono i grandi scrittori, di Alex Johnson, illustrato da James Oses (ve ne ho parlato QUI), mi è venuto in mente che anche gli artisti, i pittori in particolar modo, hanno un luogo d’elezione, una casa, o un giardino, dove si ritirano e creano le loro opere. Ovviamente mi è subito venuto in mente Giverny, la casa e il giardino di Claude Monet.

Situata sulla riva destra della Senna in Normandia, la cittadina di Giverny è nota in tutto il mondo per essere stata immortalata nei dipinti di Claude Monet, pittore francese impressionista che qui visse dal 1883 fino alla sua morte nel 1926, insieme alla compagna Alice, i sei figli di lei e i suoi tre figli. Il paesaggio di Giverny con il suo suggestivo giardino d’acqua, le ninfee e il suo ponte giapponese, ispirò Monet nei suoi più celebri dipinti ed ancora oggi affascina visitatori di tutto il mondo.

La presenza del pittore Monet a Giverny, attirò all’epoca molti artisti di varie nazionalità, i quali contribuirono a rendere questo sito un luogo particolarmente emblematico. Con l’apertura del Museo dell’Impressionismo Giverny (ex American Museum) Giverny consolida la sua posizione di destinazione di grande interesse internazionale.



La casa è dentro e fuori scintillante di colori vivaci che si discostano dagli interni, generalmente piuttosto scuri, delle case borghesi del periodo: la facciata è rosa, la cucina è rivestita di mattonelle decorate in blu, la sala da pranzo è di un giallo vivo e il salotto di un azzurro delicato. Il tutto è arricchito da un’ampia collezione di stampe giapponesi, tra le quali vanno ricordate le opere di Hiroshige, come le Trentasei vedute del Fuji-Yama, o di Utamaro e Hokusai, due tra i più grandi maestri giapponesi.

Davanti alla casa, si trovava un orto che egli trasforma in un giardino vibrante di colori, coltivando numerose specie di fiori che sbocciano in diversi periodi dell’anno, dando vita a una fantasia di colori che cambiano di stagione in stagione. Il Clos Normand diventa una delle principali fonti di ispirazione del pittore.

Qualche anno più tardi, nel 1893, Monet arricchisce la sua proprietà di una nuova parcella, situata più in basso, dall’altro lato di un binario ferroviario. E’ qui che egli creerà il bacino delle ninfee, lo specchio d’acqua ottenuto grazie alla deviazione di un affluente dell’Epte, il Ru, nel quale egli coltiva una nuova specie di pianta, presentata all’Esposizione Universale del 1889 e ottenuta dall’incrocio delle ninfee bianche con delle varietà tropicali. Nasce, così, il fantastico giardino acquatico percorso dal famoso ponte giapponese, che viene immortalato nella famosa serie delle Nymphéas.


Se state progettando una vacanza in Normandia, non potete perdervi questa suggestiva tappa!!
Se cercate un suggerimento letterario, vi propongo un romanzo giallo (di libri su Monet, sulla vita e le opere ce ne sono a centinaia…).

Ninfee nere di Michel Bussi è un giallo ambientato a Giverny. Proprio la vita e l’opera del grande artista sono al centro della vicenda del romanzo, che inizia dalla morte di un ricco collezionista d’arte, Jérôme Morval, su cui dovrà indagare l’ispettore Sérénac. L’uomo, collezionista d’arte ma anche di donne, viene trovato pugnalato in un ruscello. In tasca ha una cartolina del famoso quadro le “Ninfee Nere” (che Monet avrebbe dipinto prima di morire).
L’indagine del giovane e affascinante ispettore Sérénac, che gira con moto e giubbotto di pelle, ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Tutte e tre condividono un segreto, una di loro è l’omicida.
Al centro della storia la passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet. Rubate o perse, come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.
Durante l’indagine sfumano i confini tra realtà e illusione, e soprattutto tra passato e presente. Il piccolo borgo di Givenry finisce per rivelarsi una sorta di microcosmo appiccicoso, infido, da cui nessuno può uscire senza perdere qualcosa.


L’ho visitata qualche anno fa. Davvero una dimora accogliente e uno splendido giardino.
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Un luogo incantevole ❤️
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Ciao. L’ho visitata anch’io e pensavo a quando se ne stava seduto sulla poltrona mentre i suoi figli correvano tra le stanze… un grande artista che ha ricreato un po’ del suo mondo intorno a se’.
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È vero, grazie ai suoi quadri ci ha fatto respirare quelle atmosfere.
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Non ho particolare simpatia per gli impressionisti, e anzi ti dirò che “Le ninfee”, che pure ho visto, non mi hanno mai suscitato particolare emozione. Trovo però affascinante l’idea che siano una specie di “studio” sulla luce, tutti quei quadri… e qui mi hai dato un particolare davvero curioso: e cioè che Monet si era creato il suo soggetto, “piantando” personalmente quelle ninfee! Diavolo di un artista!
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Un diavolo… Divino!! 😉
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Io non ho amato il libro Ninfee nere, ma mi ha lasciato un gran desiderio di visitare Giverny!!!
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Desiderio condiviso da molti
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Che meraviglia!
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Un luogo magico!
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che immagini stupende, l’impressionismo è stupendo in arte
un po’ meno nel cinema 😂😂
averla io una stanza del genere per scrivere
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L’ambiente aiuta l’ispirazione… 😉😉😉
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