Ogni volta che la sento, ho l’impressione di un mutamento imminente, ma me ne accorgo solo a telefonata conclusa, perché mi resta sempre la sensazione di qualcosa d’irrisolto. Spesso, dopo una chiamata con lei, provo una frustrazione che si protrae per diversi giorni, un’esasperazione verso l’implicito rimprovero che si cela nelle sue cadenze, nelle sue pause, nel breve istante di silenzio che antepone a ogni risposta, come per darmi il tempo di dire qualcosa in più.
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Fino alla fine, di Helga Flatland, Fazi 2023, traduzione dal norvegese di Alessandro Storti, pp. 288
Il nuovo romanzo di Helga Flatland sviluppa i temi cari all’autrice, come nel precedente romanzo Una famiglia moderna: il difficile equilibrio nelle relazioni familiari, genitoriali e affettive, i conflitti irrisolti, la difficoltà a comunicare, il doloroso rapporto con la malattia e la morte. Poggiato sulla solida impalcatura del romanzo psicologico di tradizione letteraria, il racconto si dipana sapientemente tra le asperità dei sentimenti che tengono insieme un gruppo di persone, anche quando quei sentimenti definiscono un perimetro spinoso.
In questo nuovo lavoro emergono molte lacerazioni che hanno segnato l’infanzia e l’adolescenza della protagonista, tali da provocare una catena di ribellioni e di conflitti che ancora oggi, Sigrid ormai quarantenne, e sua madre Anne, non sono riuscite a ricomporre. Un rapporto che Sigrid ha vissuto come una continua esclusione dall’affetto della madre, che lei ha sentito distante, poco attenta alle sue necessità, totalmente impegnata a gestire il padre, Gustav, e la fattoria. Proprio a questa relazione tesa Sigrid attribuisce la colpa di avere condizionato la sua vita, spingendola a commettere errori che hanno influito sulle sue scelte e sulle relazioni che ha costruito da adulta con gli uomini e con i figli.
Sigrid è una ginecologa e lavora in ospedale, ha due figli, Mia e Viljar. La prima, una adolescente ribelle, come forse lo era lei stessa, è figlia di Jens, il suo primo marito, che però l’aveva abbandonata appena era rimasta incinta ed è sparito dalla sua vita per anni. Il secondo è il bambino che Sigrid ha avuto da Aslak.
Aslak era entrato nella sua vita appena era nata la piccola Mia e ne è diventato il padre di fatto; l’ha cresciuta con Sigrid, le vuole bene come al figlio che hanno avuto dopo. Aslak si è preso cura di madre e figlia, consentendo a Sigrid di riprendere gli studi e portarli a compimento, sostenendola anche economicamente. Soprattutto, Aslak è stato in tutti quegli anni il suo compagno e punto fermo, ha assorbito e attutito i malesseri di Sigrid e i contrasti con la madre, compresi i non detti, le ripicche che le due donne hanno continuato a creare nella loro fallimentare relazione. Anche Magnus, il fratello di Sigrid, ha sempre cercato di mediare tra le due donne, ma con scarso successo.
Ora i due genitori sono anziani e malati. Lui, colpito da diversi ictus, è ormai in preda alla demenza senile, è ricoverato in una casa di riposo e Anne, sua moglie, cerca di prendersene cura come meglio può, finché non le viene diagnosticato un carcinoma al colon. Colta alla sprovvista dalla notizia, Anne deve ora affrontare anche la sua malattia, deve ripensare alla sua stessa routine di vita, a come affrontare le cure, a come rimanere auto-sufficiente, senza dovere chiedere aiuto ai figli, e a come potere continuare a prendersi cura del marito.
La malattia della madre acuisce le difficoltà relazionali tra Sigrid e Anne. Sigrid vorrebbe che sua madre ammettesse di avere sbagliato con lei, che le chiedesse scusa e che chiedesse aiuto in questo tragico momento della sua vita. Dal canto suo, Anne non si sente in difetto verso la figlia, ritiene di essere stata una buona madre e dunque non crede di dovere fare alcuna ammenda. Né, tantomeno, vuole chiedere aiuto ai figli per sostenerla nella malattia. Il suo carattere forte non ammette debolezze né intrusioni. Dunque nessuna delle due è disposta a fare un passo avanti, a tentare la via della riconciliazione.
Sigrid ha vissuto male l’infanzia e l’adolescenza in paese, ancora adesse che è una donna matura, si porta dietro i malesseri: “quella stessa angoscia che provavo a quindici anni, la sensazione di non essere presa sul serio, di non essere vista per quella che sono“. Ha vissuto male il rapporto con la madre: “sono rimasta segnata dalla mia infanzia e da due genitori assenti, i quali mi hanno lasciato traumi psicologici che nessuno, vedendomi in camice bianco, mi attribuirebbe“. Ma ora, resasi conto che la malattia di sua madre è terminale, riuscirà a riconciliarsi con lei?
Mi sono iscritta a Medicina per via di Jens (lui in effetti è un medico). Per molto tempo ho avuto – e forse ce l’ho ancora adesso – il sospetto che se ne fosse andato perché era stanco di me, che io non fossi all’altezza delle sue aspettative, che la mia vita così insulsa lo annoiasse, anche se era stato lui a suggerirmi di prendermi un anno sabbatico dopo le superiori, e dunque era sempre lui ad avere qualcosa di cui parlare, qualcosa da raccontare, qualcosa da insegnarmi.
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Il tradimento e l’abbandono da parte di Jens l’ha spinta ad impegnarsi per diventare medico, e se ce l’ha fatta, lo deve anche ad Aslak, che l’ha sostenuta, moralmente ed economicamente, e che l’ha aiutata con Mia, che ha considerato da subito come figlia sua. Ora però, a distanza di anni, Jens è tornato nella sua vita: si è trasferito a Oslo e ha allacciato un rapporto con la figlia Mia. Vuole fare parte della sua vita, tardivamente, ma in modo determinato. Questo crea un ulteriore polo di tensione per Sigrid che è arrabbiata sia con Jens che la sta allontanando dalla figlia, sia con Mia stessa che è decisa a costruire un rapporto col padre, a costo di scontrarsi con la madre. Nemmeno Aslak vive serenamente la situazione, sentendosi escluso da Sigrid nella gestione della figlia.
La nuova serenità che Sigrid ha conquistato a fatica è solo apparente: è infatti segretamente gelosa del rapporto che la figlia maggiore sta instaurando con il padre, il suo primo amore forse mai dimenticato, da cui si sente destabilizzata.
In mezzo a tutto ciò, ci sono il progredire della malattia della madre, la difficile convivenza nei giorni della chemio, la repulsione di Sigrid per la fattoria, e il desiderio di Anne, quando ormai è chiaro che è alla fine, di interrompere per qualche giorno le cure: vuole andare da sola tre giorni a Parigi. Per lei la capitale francese ha un significato particolare, segreto, che i suoi figli non conoscono. Dopo varie e accese discussioni, le viene concesso: si reca a Parigi, prima di raggiungere il resto della famiglia a Nizza, per un’ultima vacanza tutti insieme.
Sigrid sente sulle spalle un carico di ricordi e di conflitti difficile da sostenere; una riconciliazione sembra impossibile, anche ora, di fronte alla malattia terminale. Sono due donne orgogliose e cocciute, nessuna è disposta a venirsi incontro. Sarà così anche quando la morte sarà ad un passo dal sopraggiungere? Riusciranno a varcare insieme il confine della separazione?
Ho cercato di scrivere qualcosa a Sigrid, ma mi blocco già sul suo nome. Ancora non so come esprimere rammarico per non essere stata migliore, per non aver saputo fare di meglio; l’ho detto anche a Gustav, seduta accanto al suo letto a cercare di formulare frasi, che però apparivano vuote, prive di contenuto, un semplice modo per scaricare la responsabilità. Mi ricordo che una volta Gustav, dopo una lite, da un lato all’altro del salotto mi ha urlato che ero un’incapace a chiedere scusa, che le mie richieste di perdono erano sempre piene di riserve. «Le scuse non valgono niente, se non comprendono un’incondizionata promessa di migliorarsi», mi ha detto
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Helga Flatland compone il quadro familiare con grande empatia e sensibilità, riuscendo a cogliere i più intimi e reconditi pensieri che definiscono il dramma e la poesia di vite ordinarie, come ce ne sono tante. Emergono desideri repressi e vecchi segreti di famiglia, che come onde impetuose rischiano di travolgere gli affetti e gli equilibri.
Qui potete leggere l’incipit del romanzo.
Helga Flatland è nata nel 1984 nel Telemark, in Norvegia. Il suo esordio risale al 2010 con Bli hvis du kan. Reis hvis du må, vincitore nello stesso anno del Tarjei Vesaas’ debutantpris, dell’Ungdommens kritikerpris e dell’Aschehoug debutantstipend. Nel 2015 ha vinto il Mads Wiel Nygaards legat e l’Amalie Skram-prisen. Oltre a Fino alla fine, nel 2022 Fazi Editore ha pubblicato Una famiglia moderna, premiato dai librai norvegesi come miglior libro dell’anno.

