Capita, la morte lo fa, confonde e a volte aggiusta la memoria di chi resta. Si procede come a un grande condono operato dai sopravvissuti, che in quanto tali forse si sentono un po’ in colpa.
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Tua figlia Anita, di Paolo Massari, Nutrimenti 2023, pp. 176
La morte, come sostiene Pereira, è «decisiva per la comprensione e valutazione della vita». Parlare di un lutto, della perdita di una persona amata, è una scelta impervia e di difficile realizzazione, se non si vuole cadere nell’errore di toccare tasti o troppo dolenti, o troppo scontati. Non voglio dire che la morte sia un fatto scontato, cioè, di fatto lo è, visto che ci riguarda tutti; sto parlando di come se ne parla, del tono e dello stile; non è facile parlare della perdita, del distacco, del cambiamento che esso porta nelle vite di chi la subisce. Di tutto quello che cessa di esistere con la morte di una persona, di quello che perdono le persone che invece restano. La morte è un cambiamento radicale che ciascuno affronta creandosi delle forme inedite di sopravvivenza emotiva. Una di queste è la scrittura.
Molti autori si sono cimentati con la leggerezza insostenibile dell’essere, che svanisce con la sua essenza quando si muore (come insegna Kundera); mi viene in mente il romanzo di Yewande Omotoso Un lutto insolito di cui vi ho recentemente parlato; ma anche I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews. Il primo scritto con un’arma affilata; il secondo, con l’arma dell’ironia.
Quello di Paolo Massari è un lungo memoir, lucido e onesto, un percorso a ritroso nel tempo e nella memoria, un tentativo di trattenere i ricordi, di non lasciare che si facciano evanescenti, fino a sparire. Quantomeno fintanto che ci sarà chi ha testimoniato la vita interrotta, e ne può dar conto.
Chi muore si porta via anche quello che sa, vedi. E Anita era capace di ricordare molto bene, per me la memoria è sempre stata un mistero e una sicurezza.
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La voce narrante è quella di Giacomo Magri, il marito di Anita, colei che è morta; Giacomo si rivolge al padre di Anita con il quale ha avuto un rapporto burrascoso, per raccontargli la vita che Anita ha condiviso con lui, una Anita inedita per il padre, e una Anita da ripensare per Giacomo. Attraverso un flusso di coscienza impetuoso, Giacomo ripercorre la convivenza con Anita, da quando si sono conosciuti per caso in coda, fino agli ultimi momenti della breve vita, interrotta da una malattia fulminea che non le ha lasciato scampo.
Sono sorpreso io per primo di dove mi portano i pensieri, in ere e luoghi di noi dove fino a ieri non mi sarei mai aspettato di tornare. Come un regalo che la morte ti fa senza volerlo, dandoti indietro tutto.
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Giacomo si lascia andare, può parlare di tutto senza filtri, senza reticenze, perché il padre di Anita è morto; rivolgere a lui il racconto è come confidarsi con se stesso, in fin dei conti. Se il padre di Anita fosse vivo, probabilmente Giacomo non sarebbe riuscito a dire nulla di tutto questo. Ma in fondo, il ripercorrere la sua vita con Anita serve a lui, solo a lui. Non certo alle sorelle distratte ed egocentriche, non al cognato, al nipote che non si è più fatto sentire, nemmeno durante la breve malattia, quando Giacomo si era ritrovato ad inventare delle false lettere del nipote per dare ad Anita l’illusione di essere ancora nei pensieri del nipote tanto amato.
Durante il pranzo di famiglia che si svolge dopo il funerale di Anita, quando tutti sembrano più occupati dal cibo e dai pettegolezzi, Giacomo si guarda intorno, non riesce a cogliere nei volti nemmeno la minima parte di quello che prova. Vorrebbe porre fine a quel supplizio che invece si protrae e al quale oppone testardo i suoi ricordi, i tasselli di una vita in due che ora appartiene al passato, ma che Giacomo ha intenzione di portare nel futuro, custodita nel profondo del suo cuore.
La memoria a volte rischia di divenire una trappola, il cimitero dei nostri ricordi, e allora per chi sopravvive alla perdita non rimane che una vita fatta di rimpianto. Il percorso che fa Giacomo, attraverso questo flusso di ricordi, porta invece sulla strada dell’accettazione e dell’attaccamento alla vita. Elaborare la perdita e la memoria per affrontare il futuro, per costruire la propria forza interiore e continuare a vivere.
In questo romanzo d’esordio Paolo Massari compone con attenzione e consapevolezza un percorso emotivo e sentimentale attorno al tema della perdita; un tema che può rischiare la deriva dell’esibizione del dolore, del compiacimento, oppure, all’opposto, del cinismo. Massari invece, attraverso il protagonista Giacomo, sembra volere dire che l’unico modo di accettare una perdita così dolorosa è trattenere tutto quello che una vita insieme ha significato. Ma non attraverso una lente sfumata in rosa, che vuole cancellare i lati in ombra, quanto piuttosto un occhio attento, che sa guardare anche ai momenti brutti, ai litigi, insomma alla realtà, non ad un ricordo edulcorato dal dolore. Con onestà, Giacomo ripercorre tutto e così facendo rende ad Anita quello che la morte le ha tolto: l’essere una persona vera, con una personalità sfaccettata, con gli alti e bassi, con tutta se stessa. E il lettore si accorge della bravura dell’autore perché, capitolo dopo capitolo, inizia a conoscere questa donna, e la percepisce nella sua interezza, nello spessore umano che, assemblando ricordi e particolari, suo marito Giacomo riesce a rendere concreto.
Quando penso a quella piccola casa sui tetti, ricavata da un ex lavatoio, mi immagino sempre che ci vivano dei ventenni come eravamo noi. Un posto così può solo ospitare la giovinezza, le promesse imprecise del tempo a venire.
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Qui potete leggere l’incipit del romanzo.
Paolo Massari è nato nel 1988 e vive a Roma. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Italianistica alla Sapienza di Roma con una tesi sul rapporto tra letteratura e nuovi media (Letteratura e nuovi media. Come la scrittura cambia dimensione, Bulzoni, Roma 2018). Tua figlia Anita è il suo primo romanzo.


Paolo Massari, Votre fille Anita
“Parler du deuil, de la perte d’un être cher, est un choix ardu et difficile à faire, si l’on ne veut pas tomber dans l’erreur d’effleurer des touches trop douloureuses.”
Merci pour ce texte intéressant, chère Pina.
Pour moi, c’est difficile d’écrire, lire ou parler sur le deuil.
J’encontre d’énormes difficultés avec ce thème.
Bon dimanche !
Tout le meilleur !
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Bonjour Olivia. La perte d’un être cher est un thème difficile à aborder dans un roman. Massari réussit cette œuvre grâce à une écriture directe et évocatrice, retraçant sa vie avec sa femme dans sa mémoire. Sans jamais tomber dans la complaisance ou la fausse piété.
Bon dimanche!
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C’est admirable d’aborder un thème aussi difficile dans un roman, chère Pina.
Malheureusement, je n’arrive pas à lire des livres avec des thèmes aussi sombres, ça me fait de la peine.
Pour le moment, je préfère lire des autobiographies et des mémoires, qui sont plus légères et neutres.
Avec amitié de Moscou.
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Merci pour cet échange enrichissant, je comprends ton point de vue, je vais bientot aborder des thèmes plus legers…
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Merci à vous, chère Pina.
Déjà que le temps et gris, ça met de bonne humeur de lire quelque chose de léger et amusant.
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