Nives, di Sacha Naspini, e/o edizioni 2020, pp.144
Aveva sostituito Anteo con una gallinella zoppa.(..) La coglieva uno scoramento che non capiva dove mettere e si diceva: “Ho dato la vita a uno che poteva essere rimpiazzato da un pollo”. E si sentiva sudicia. Ma anche sprecata.
Pag. 20
Sacha Naspini è uno dei più originali e talentuosi autori contemporanei; ha scritto romanzi e sceneggiature, è tradotto in più di cinquanta paesi; si è fatto apprezzare per lo stile immaginifico e la capacità di costruire storie coinvolgenti. Personalmente, è diventato uno dei miei autori preferiti, di cui sto leggendo i vari romanzi e di cui sto scoprendo, in ciascuno di essi, tutto il suo valore letterario.
Dopo Le case del malcontento e Villa del seminario (che trovate recensiti sul blog), ho proseguito con Nives, un romanzo breve, perfetto tra l’altro per una messa in scena teatrale, che si legge velocemente perché sostenuto da un ritmo serrato, quasi interamente sviluppato mediante dialoghi.
Il romanzo ruota attorno ad un perno: una lunga telefonata notturna durante la quale la trama si espande verso il passato, a ripercorrere le vicende e a delineare i volti che hanno dato sostanza alla vita della protagonista, Nives.
Nelle pagine iniziali (vi consiglio di leggere l’incipit) si racconta la morte improvvisa e fulminante di Anteo, il marito di Nives, e i primi giorni in cui, dopo i funerali e dopo che anche la figlia Laura col marito francese e i figli sono ripartiti alla volta della Linguadoca (come Nives chiama la Francia), Nives si ritrova veramente da sola e non riesce più a prendere sonno. Abituata ad un ritmo di vita cadenzato dall’accudire gli animali e la campagna insieme al marito, ai loro scarni scambi che però costituivano – come direbbe Battiato – un “centro di gravità permanente”, all’improvviso la casa vuota le sembra minacciosa, si guarda intorno come se il fantasma di Anteo dovesse sbucare da un angolo. Nonostante l’invito della figlia a trasferirsi da loro, Nives vuole rimanere comunque al suo Poggio Corbello, tra gli animali che cura e nella campagna dove ha sempre vissuto.

Per avere un po’ di compagnia, Nives decide di portare in casa la sua gallina preferita, Giacomina, e di tenerla come sua madre faceva con un grillo, vicino a lei, in una scatola sul comodino (il grillo). Giacomina è la più bruttarella, zoppa a causa di un morso, e con lo sguardo vacuo; Nives la tiene dapprima in una gabbietta e poi libera, come un qualsiasi animale domestico. Le pulisce il piumaggio, le parla, lascia che si accoccoli sul divano al posto del defunto marito.
Una sera Giacomina, appollaiata sul divano, sembra improvvisamente ipnotizzarsi davanti alla televisione e, non riuscendo a svegliarla, Nives decide di chiamare il veterinario, Loriano Bottai, una sua vecchia conoscenza. E non solo.
Inizia così una lunga telefonata tra Nives e Loriano: lei insonne per lo spavento dovuto alla gallina imbambolata, lui per il sonoro russare della moglie.
È però ben chiaro che la conversazione prende presto un’altra direzione, quella dei ricordi.
Così come ne Le case del malcontento, anche qui Naspini è bravo nel raccontare e tenere collegate diverse storie parallele. La narrazione procede utilizzando la narrazione extradiegetica, ma è quasi totalmente sviluppata attraverso il dialogo serrato tra Nives e Loriano, a cui solo nel finale si aggiunge una terza voce, quella della moglie di Loriano, Donatella; questo fa sì che dalla forma espressiva impersonale, si passi ad una molto più diretta.
Costruito come una sceneggiatura cinematografica o teatrale, questo lungo dialogo da un capo all’altro del telefono, ripercorre le vite di Nives, Loriano, e tutti gli altri abitanti che si sono relazionati con loro. Donatella, la moglie di Loriano, Anteo, il marito di Nives, Laura, sua figlia, e poi le amiche, prima fra tutte Rosaltea, il Pagliuchi, gigolò e tomber de femmes; e giù di amori alla luce del sole, amori segreti, bramosie, gelosie, scelte sbagliate, macchinazioni, sospetti e rivelazioni. Uno scambio dialettico come una frana di massi che rotolando travolgono Loriano, mettendolo di fronte a tante rivelazioni inattese che stravolgono la sua vita e la sua percezione dei fatti come era stata fino ad allora. Se all’inizio della conversazione cercava ogni pretesto per interromperla, andando avanti incalza Nives e la sprona a vuotare il sacco.
Non si può né si deve raccontare la trama senza spoilerare i colpi di scena che si susseguono l’uno all’altro, fino al finale imprevedibile, in cui vengono alla luce segreti inconfessati e inconfessabili. Di certo vi posso assicurare che si percorre una strada senza sapere dove porterà, perché Nives/Naspini sono bravi a centellinare e fare uscire le bordate per sorprendere il lettore, attraverso uno scavo psicologico quasi chirurgico che mantiene alta la tensione narrativa, imboccando il lettore al momento giusto e ingolosendolo vieppiù.
“Ha senso parlarne ora?”
Pag. 72
“Ha senso non averne parlato mai?”
Scritto in un italiano impreziosito da espressioni vernacolari, colorite e vibranti, tipiche della toscanità, con echi di Cassola, Bianciardi, Tozzi, animato da un velo di ironia e da espressioni anche sopra le righe, questo romanzo vi farà compagnia divertendovi e sorprendendovi. Anche se mai si dice esattamente dove sia ambientato, non è difficile (se poi si è già letto qualcosa di Naspini, o se ne conosce la provenienza) immaginarsi il territorio attorno a Grosseto, luogo di nascita dell’autore.
Sacha Naspini è un autore italiano. Considerato una delle migliori voci della narrativa italiana, è autore di numerosi racconti e romanzi, tra i quali ricordiamo I sassi (Ass. Culturale Il Foglio, 2007), Cento per cento (Perdisa Pop, 2011), Il gran diavolo (Rizzoli, 2014) e, con E/O, Le Case del malcontento (2018) con cui ha vinto il Premio Città di Lugnano, il Premio Città di Cave, ed è stato finalista al Premio Città di Rieti; Ossigeno (2019 – Premio Pinocchio Sherlock, Città di Collodi), I Cariolanti (2020), Nives (2020), La voce di Robert Wright (2021), Le nostre assenze (2022) e Villa del seminario (2023), libro presentato da Paolo Petroni nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2023. Nel 2024 esce Errore 404 (E/O).

