Oggi vi propongo una parola che mi capita raramente di vedere utilizzata; è più facile trovarla in testi non recenti, in certa letteratura colta, come si diceva una volta. Oggi questo aggettivo sembra del tutto sparito.

Serotino/se·rò·ti·no/: L’aggettivo serotino deriva dal latino serotinus, formato su serus, cioè “tardo”. Il significato originario era infatti “che giunge tardi”, “che avviene verso la fine”. Da questa stessa radice derivano anche termini scientifici come serotinità e serotinia, ancora oggi utilizzati soprattutto in botanica.
Nell’uso comune serotino indica ciò che avviene a tarda sera o nelle ultime ore del giorno.

Non è, però, un semplice sinonimo di serale. Se serale colloca un evento nella fascia della sera, serotino suggerisce una sera ormai inoltrata, quando il tramonto ha lasciato spazio al crepuscolo o alle prime ombre della notte. Può riferirsi a persone, attività o fenomeni naturali.

In botanica serotino ha conservato un significato tecnico: descrive piante, fioriture o frutti che compaiono o maturano più tardi del normale. Dalla stessa famiglia deriva anche serotinia, il fenomeno per cui alcune conifere trattengono i semi all’interno delle pigne per anni, liberandoli soltanto in particolari condizioni ambientali, spesso dopo il passaggio del fuoco. È una strategia evolutiva sorprendente, che permette alla pianta di sfruttare un terreno appena liberato dalla vegetazione.

Non stupisce che serotino sia una parola cara alla poesia. Il suo suono morbido e il suo significato evocativo ricorrono negli scritti di autori come Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli, dove contribuisce a dipingere paesaggi sospesi tra la luce del giorno e il silenzio della notte.

Anche a Dante piaceva:
Noi andavam per lo vespero, attenti 
oltre quanto potean li occhi allungarsi 
contra i raggi seròtini e lucenti.
          
Purgatorio, Canto XV (141)

Dire serale è perfettamente corretto. Dire serotino, però, significa aggiungere una sfumatura: quella della sera che volge al termine, della quiete che precede la notte, del tempo che rallenta. È una parola discreta, forse poco usata, ma capace di raccontare molto più di un semplice momento della giornata. E voi lo usate?