Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Ritorno a Deià

INCIPIT

L’Italiano arrivò in un giorno di tarda estate. Portava la camicia nera e i pantaloni infilati negli stivali. Aveva la barba rossa e il fazzoletto al collo. Fu accolto dai saluti romani e dalle bandiere alle finestre. Anche i bambini alzarono il braccio destro al cielo.
Affissi ai muri i manifesti dicevano: Viva Franco Viva l’esercito Viva il fascismo Viva la fratellanza italo-spagnola Viva la Spagna In alto la Spagna!
L’uomo con la barba rossa tenne un discorso. Ascoltando le sue parole fu chiaro che ci sarebbe stato un prima e un dopo. Che avremmo dovuto scegliere tra salutare quell’avvento o accettarne le conseguenze nella carne. Che ognuno avrebbe seguito un’ispirazione, un istinto, un credo, rispondendo alle proprie speranze e paure.
Gli stranieri che già vivevano sull’isola e che avevano conosciuto l’ultima guerra, quelli di loro che avevano tirato fuori le ossa dalle trincee e visto crepare amici e fratelli, evitavano di incrociare gli sguardi degli isolani. Forse temevano di trasmettere il presentimento che qualcosa di molto simile stesse per ripetersi, come a voler preservare l’ingenua ignoranza di un condannato a morte in contumacia.
Se questa è la storia di chi si trovò in mezzo alla tempesta, allora è anche quella dell’amore impossibile dei poeti, eletti e maledetti dal mondo, che sfidarono il loro destino.
Qualcuno potrebbe chiedersi che senso abbia disseppellire un sentimento tanto remoto, quando ormai gli amanti non calpestano più la terra da molti anni. Ma se ciò che accadde in un momento preciso e irripetibile è anche ciò che accade dalla notte dei tempi, allora la risposta è che un senso ce l’ha, perché questa è la scintilla da cui nascono le leggende e i canti dei poeti.
Non esiste una storia che non valga la pena d’essere raccontata.

Wu Ming 4