Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

La malinconia del viaggiatore

INCIPIT

La cassetta delle lettere nel cimitero

A Collioure, nel cimitero, ho visto una cassetta delle lettere. Non un’imitazione, no, era una vera cassetta delle poste francesi, fissata a una lapide, o meglio, incassata per metà nella pietra. Ci si poteva imbucare una lettera, e dalla facilità con cui si apriva lo sportellino si capiva che nel corso degli anni l’avevano fatto in molti.
Doveva essere lì da parecchio tempo: il giallo originario era sbiadito, il metallo ossidato. Era diventata una cassetta delle lettere in lutto, ma il logo delle poste francesi restava ben riconoscibile.
Degli orari di ritiro non c’erano indicazioni. Del resto è comprensibile: al cospetto dell’eternità, la fretta si arresta al cancello del cimitero.
Bisognava abbassarsi parecchio per imbucare una lettera, e inginocchiarsi mi sembrava il modo migliore. Dopo una rapida occhiata intorno ho appoggiato il ginocchio sinistro sulla pietra tombale, ma mi è parso subito irriverente. Mi sono rialzato, accertandomi che nessuno mi avesse notato.
Sono rimasto lì a lungo in attesa, all’ombra di qualche pino domestico e di un cipresso solitario. Che cosa mi aspettavo? Che una vecchia signora venisse a imbucare la lettera su carta celeste che voleva scrivere da tutta la vita? O che un giovanotto con i capelli lunghi e lisci e gli occhialini da topo di biblioteca si inginocchiasse davanti alla tomba e mormorasse qualche parola, come fosse in preghiera? O che arrivasse il postino a consegnare una busta con ben cinque francobolli, tutti di colori diversi, una lettera spedita da Siviglia o da Buenos Aires o da Santiago del Cile?

Jan Brokken