INCIPIT
1.
Pioveva a dirotto. Me lo ricordo ancora. Quel giorno, quando ricevetti l’invito al matrimonio di Paul, Parigi era praticamente sommersa dall’acqua. Dal mio posto dietro al bancone guardavo i passanti che camminavano in fretta, battagliando con l’ombrello. Quelli che si rifugiavano nel Café des Poètes, il piccolo locale in place du Marché Sainte-Catherine di cui da qualche anno ero il proprietario, lo facevano con uno sbuffo esasperato o un’imprecazione contro “quel tempaccio schifoso” e lasciavano piccole pozze sull’antico pavimento in pietra. Ricordo un cane maculato, con due luccicanti occhioni scuri, che si scrollò ben bene, e l’odore di maglioni umidi, capelli bagnati e pelo grondante che si mescolava all’aroma del caffè appena tostato.
Aprile era arrivato e, come spesso in quel mese, venivano giù acquazzoni durante i quali si aveva l’impressione che il mondo stesse colando a picco, poi spuntava di nuovo un sole scintillante, che splendeva nel cielo azzurro e si rifletteva nelle pozzanghere, e la primavera si insinuava furtiva in tutti i cuori, attirava gli innamorati al Jardin du Luxembourg e strappava un sorriso anche al più scontroso dei misantropi.
Nicolas Barreau

