Il mestiere di leggere. Blog di Pina Bertoli

Letture, riflessioni sull'arte, sulla musica.

Nero come il mare

INCIPIT

Rowan

Ho odiato mia madre per quasi tutta la vita, ma il volto che vedo mentre sto annegando è il suo.
Il volto che vedo al mio risveglio, invece, è un altro. È ruvido, scabro, segnato dal vento. È l’immagine che sto guardando quando all’improvviso vengo sopraffatta dal dolore, e so che l’assocerò per sempre a questa sofferenza. Ogni volta che lo rivedrò, ricorderò il bruciore lancinante mentre vengo trascinata sugli scogli, la carne viva che si apre, si scortica, la pressione che mi esplode in petto; la sensazione resterà così intensa che mi sembrerà di riviverla ancora. Rivederlo sarà come tornare. Come annegare di nuovo.

Fen

Viene trasportata a riva dalla burrasca, avvolta in un groviglio di rami. La ragazzina la vede tra le foche. Si fa strada tra quei corpi grassi e addormentati e si avvicina al mare in tempesta. Le onde agitate portano il fagotto più vicino, con la marea. Una sagoma color bianco latte, illuminata dalla luna. Una spalla, pensa lei. Con le alghe al posto dei capelli. Una mano che sfiora il legno.
La ragazzina si avventura in quel fragore oscuro. Si tuffa e nuota verso il largo. Allunga la mano verso il viluppo per liberarlo dai rami. Quando i suoi piedi toccano la sabbia, si alza e lo trascina a riva. Le onde le schiaffeggiano le cosce e i fianchi, ma lei sa come muoversi nell’acqua per non essere travolta. Intanto sente che sta per succedere qualcosa di terribile. Che cambierà ogni cosa per sempre. Ma un’ultima onda lancia il fagotto sulla spiaggia e la ragazzina scosta il velo di alghe aggrovigliate e scopre un volto, che non è gonfio, né blu, né rosicchiato dai pesci: respira.

La ragazzina si chiama Fen e ora vive qui, su questo tratto di costa in balia del vento, insieme alle procellarie, alle berte, ai pinguini e alle foche. È da un po’ che non sale sulla collina, verso il faro in cui vive la sua famiglia. Non le piace allontanarsi dal mare. Stanotte, però, prima la tempesta, poi la donna. I lampi all’orizzonte e la pioggia, che sente avvicinarsi in fretta. Riflette un istante e poi, anziché cercare di liberare il corpo, trascina quella zattera di rami alla deriva sulla sabbia nera, il più lontano possibile dalla battigia. Si concede un altro sguardo a quel volto, a quella creatura trasportata da un mare troppo sconfinato per avere un senso. Sarà un regalo per loro, o uno scarto? E poi si mette a correre.

Di tempeste laggiù ce ne sono spesso, ma questa è la peggiore che devono affrontare da quando sono arrivati. Fen se ne rende conto appena arriva in cima alla collina e viene investita dal vento. Scaraventata a terra. In lontananza, scorge le luci del faro. Una sagoma bianca volteggia nell’aria, ruotando su se stessa: un lenzuolo messo ad asciugare. Lo sanno tutti, in casa, che di notte non bisogna stendere; qualcuno finirà nei guai per quel lenzuolo volato via. Dietro a quello, uno dei carrelli degli attrezzi capitombola sull’erba, il vento lo solleva e lo ribalta ancora, lo spalanca, e quegli oggetti preziosi che si rovesciano all’esterno sono una perdita più grave del lenzuolo.
Alla fine Fen trova un aiuto per tornare a casa. Suo padre la stava tenendo d’occhio e appena la vede spuntare sulla collina la raggiunge di corsa. Si incontrano al buio, sul sentiero che porta alla riva. Neanche la sua stazza basta a contrastare il vento, e deve piegarsi quasi in due per riportarla a casa.

Charlotte McConaghy